Una trasferta all’insegna della memoria quella di una spedizione di cortenovesi che nel fine settimana hanno preso l’autostrada che porta a Est per raggiungere Avilla di Buia, cuore di quel Friuli che in queste settimane sta ricordando la tragedia consumatasi il 6 maggio del 1976 quando, alle 21, un terremoto di magnitudo 6,5 diede il via ad una serie di scosse protrattesi per mesi, distruggendo 18.000 case, danneggiandone 75.000, radendo praticamente al suolo 45 comuni ed uccidendo un migliaio di persone.

Sono trascorsi 50 anni e le popolazioni di quei luoghi non hanno mai dimenticato chi è corso in loro aiuto partecipando a quello che fu il primo embrione di un’operazione coordinata di Protezione Civile, servizio che poi vide definitivamente la luce nelle fasi post terremoto in Irpinia grazie al ministro Giuseppe Zamberletti.
Ed anche da Cortenova (e dalla Valsassina) furono in molti a partire, opportunamente “armati” di mezzi, attrezzature e tanta buona volontà, verso il Friuli, dove vennero destinati a Buia.

La storia poi racconta della chiesa di San Pietro della frazione di Avilla, di cui restò in piedi il solo campanile, del desiderio espresso dal parroco Don Saverio Beinat al suo omologo Don Carlo Antonini, del progetto donato dall’arch. Delino Manzoni (che seguì anche i lavori) che si concretizzò il giorno dell’inaugurazione della nuova chiesa, gemella a quella di S. Maria Maddalena di Prato San Pietro.

E quella chiesa, quel progetto, quell’impegno, quei ricordi, cementarono un legame divenuto inscindibile tra le due comunità, ed ecco così spiegato l’invito a partecipare alle cerimonie svoltesi tra sabato e domenica scorsa onorato da Cortenova con la presenza, tra altri, di Federica Melesi, figlia dell’ex sindaco Tonino, Valerio Benedetti (ex primo cittadino cortenovese), Mario Grigi (ex vice sindaco) e Titi Acquistapace in rappresentanza del Gruppo Alpini.

Sabato grande partecipazione alla S. Messa officiata nella “chiesa gemella” da Mons. Enrico Trevisi, Vescovo di Trieste, e concelebrata con altri parroci della zona tra cui Mons. Edoardo Scubla, prevosto della Comunità Pastorale di Buia, alla presenza anche delle altre delegazioni “amiche” provenienti da Como e Onigo di Pederobba.

Negli occhi di tutti i presenti si leggeva grande emozione nel riascoltare il ricordo di quei drammatici giorni, ricordo continuato poi nel corso di un rinfresco dove hanno preso la parola anche il sindaco di Buia, Silvia Maria Pezzetta, quello di Onigo di Pederobba, Marco Turato, e Mario Grigi che ha letto un messaggio del sindaco di Cortenova, Sergio Galperti.

“Il ricordo del 1976 – scrive il sindaco – non appartiene solo alla storia, è una memoria viva che continua a parlare alle coscienze e ad interrogarci sul valore della solidarietà e del senso di comunità”.
“Molti nostri concittadini partirono per raggiungere queste terre. Non si trattò soltanto di portare aiuti materiali ma di condividere fatiche, paure e speranze. Quel legame si è così trasformato in una relazione duratura fatta di rispetto reciproco e memoria condivisa”.
“A distanza di 50 anni – continua il messaggio – siamo consapevoli che ciò che è stato costruito allora non è fatto solo di pietre ma di valori: solidarietà, impegno, collaborazione. La memoria di quei giorni ci richiama ad una responsabilità precisa: quella di trasmettere alle nuove generazioni il significato profondo di quanto è accaduto”.
“Che questo anniversario – conclude il sindaco Galperti – sia non solo un momento di ricordo ma anche occasione per rinnovare i valori che ci hanno unito allora e che possono continuare a guidarci nel futuro”.
Mario Grigi – Riccardo Benedetti