“Sempre un passo avanti”: Adriano Selva e Pietro Buzzoni ricordano Andrea Spandri

22/03/2026
Andrea Spandri. Sullo sfondo la "sua" Grigna

Anni “leggeri” quelli delle nostre prime esperienze e avventure, irresponsabili e avventate, nate dalla passione e per la passione che ci accumunava e ci legava.

Eravamo un allargato gruppo di ragazzi che nei primi anni 90 aveva eletto il loro ritrovo alla base del “Sasso di Introbio” (storica parete di arrampicata). I progetti di scalate erano all’ora idealizzati sull’onda dell’entusiasmo e si organizzavano dovunque, sia nelle Grigne che nelle Alpi, alla ricerca dei leggendari percorsi dei pionieri dell’alpinismo, e tanto irresponsabili da coinvolgere nelle nostre uscite chiunque (anche alpinisti avventizi e neofiti assoluti). Scoprimmo poi il Masino e le sue pareti inseguendo le tracce di un altro sognatore, Tarcisio Fazzini. Lo stile di Fazzini fu per noi, ma soprattutto per Andrea, decisivo per il suo percorso. Abbiamo sempre pensato che Andrea avesse le indubbie qualità di raccogliere il testimone lasciato da Tarcisio. E infatti Casimiro Ferrari ci vide bene quando nel 1994 lo volle nella sua spedizione in Patagonia per affrontare la parete più impressionante di quella regione, il Cerro Piergiorgio.

Con l’accrescere della sua attività ad Andrea le ripetizioni delle vie di altri alpinisti non gli bastavano più e quindi sentì la necessità di esprimersi con un suo stile. Cominciammo così a esplorare le pareti a noi vicine e a tracciare delle vie solo nostre. Arrivammo a creare numerose vie nelle Grigne, nelle Orobie e nei Campelli. Anche l’arrampicata sportiva non ci lasciò indifferente, tanto da portarci a tracciare vie di alta difficoltà, che allora solo Andrea riusciva a risolvere (itinerari saliti e apprezzati anche oggi da arrampicatori di fama internazionale). Senza mai voler dimostrare nulla ad altri, ma solo a sé stesso, raggiunse livelli altissimi anche in arrampicata sportiva in parete e nelle falesie.

Non volle essere mai codificato o riconosciuto pubblicamente per ciò che aveva fatto ma era decisamente felice di condividere i suoi successi solo con chi quel giorno si legava con lui. Coinvolto spesso da autori di articoli alpinistici preferiva però declinare l’interesse personale raccontando delle salite e mai delle sue prestazioni.

Arrivò poi l’esperienza con il Soccorso Alpino, che fu per noi assolutamente formativa e fondamentale per la nostra crescita. Infatti le tecniche di Soccorso apprese evidenziarono l’approssimazione alpinistica avventata degli esordi e contribuirono a meglio definire il nostro percorso futuro. Percorso che Andrea lo indirizzò verso la professione di Soccorritore Specializzato e di Guida Alpina, con la sua consueta determinazione, qualità e impegno.

Ma Andrea la montagna la voleva vivere intensamente con la sua logica di spirito libero, e quindi la sua scelta, se pur un poco sofferta, è stata quella di lasciare tutto e di occuparsi dell’attività di famiglia, e quando possibile dedicarsi in toto alla “sua montagna” da vero spirito libero. Negli ultimi anni la sua attività era tornata lo sci alpinismo, e anch’esso, manco a dirlo, praticato ad altissimo livello, ma sempre senza mai dare sfoggio delle sue imprese. Rari sono nelle Alpi centrali e occidentali i pendii e canali che non siano stati segnati dalle lamine dei suoi sci.

Noi riteniamo al di là di tutti i discorsi e citazioni che giustamente si susseguiranno, siano le brevi parole di un grande alpinista, Casimiro Ferrari, a meglio identificare le qualità (e non solo alpinistiche) di Andrea: “Andrea, come Giorgio (Anghileri), è un cavallo di razza a cui sarà difficile mettere la briglia, perché è sempre un passo avanti ”.

E così è stato.

Adriano Selva e Pietro Buzzoni

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