Azione Lecco interviene sull’accoglienza dei migranti

13/12/2025

Per noi di Azione l’accoglienza dei migranti non può più essere affrontata con interventi emergenziali e frammentati. Serve una riforma seria e complessiva che deve garantire inclusione reale e responsabilità condivise tra istituzioni e territori. L’attuale modello, fragile e disorganico, non risponde né alle esigenze delle persone né a quelle delle comunità locali. Per questo rilanciamo l’ipotesi di un commissario straordinario all’immigrazione e di un’accoglienza che sia finalmente efficace e inclusiva.

Marco Belladitta, coordinatore di progetti di accoglienza e collaboratore di diverse realtà fuori provincia, sottolinea: «Le criticità del sistema sono note, ma le risposte restano inefficaci. Serve un cambio di paradigma: l’accoglienza non deve limitarsi alla gestione dei bandi o a pratiche burocratiche/documentali, ma diventare uno strumento di vera inclusione. Valorizzare chi vuole integrarsi e isolare chi non vuole».

Per questo motivo rilanciamo l’intervento della Prefettura di Lecco, a cui va il merito di sollevare finalmente alcune criticità. La notizia sui titolari di protezione internazionale rimasti senza collocazione non sorprende. Da tempo denunciamo un sistema fragile e frammentato, incapace di garantire percorsi di integrazione dignitosi e che scarica sui Comuni emergenze sempre più frequenti.

Lo scorso giugno l’assessore al welfare cittadino aveva parlato di un sistema in ottima salute, ridimensionando le difficoltà e rivendicando una gestione efficace. Oggi è legittimo chiedersi se quella lettura fosse davvero aderente alla realtà o frutto di un eccesso di ottimismo.

Un ulteriore elemento critico riguarda il ruolo degli enti gestori. Troppo spesso improntati al “buonismo” e all’assistenza, più attenti a nascondere i problemi che a valorizzare le risorse. Molti hanno smarrito la capacità di azione trasformativa, riducendosi a meri gestori di servizi di welfare. Nel settore dell’accoglienza questo atteggiamento perpetua le criticità, senza offrire soluzioni strutturali. «Non servono slogan, ma un approccio serio, oggettivo e lungimirante, fondato su responsabilità condivise e regole certe, e un sistema che attiri operatori competenti e sviluppi nuove progettualità», ribadisce Belladitta di Azione.

È evidente la necessità di una riforma organica del modello italiano di accoglienza e integrazione: servono investimenti mirati, strumenti efficaci e soprattutto una visione di lungo periodo. Continuare a intervenire solo in emergenza significa riprodurre gli stessi problemi.

Nel frattempo, i Comuni non possono restare fermi. Devono monitorare i progetti. Pretendere trasparenza ed efficienza. Orientare le risorse verso soluzioni strutturali. Non restare passivi. Perché rischiano di essere lasciati soli a gestire emergenze con strumenti zoppi e partner inefficaci.

La situazione attuale è il frutto di anni di ritardi e scarsa programmazione. È tempo di affrontare il tema con responsabilità e realismo, per dare un nuovo orizzonte alle politiche di accoglienza e costruire finalmente un sistema che funzioni davvero.

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