Don Stefano commenta il Vangelo della 5^ domenica dopo il martirio del Battista

27/09/2026

613 precetti, di cui 365 proibizioni (tante quante i giorni in un anno) e 248 prescrizioni (tante quante le parti di un corpo umano) erano ciò che vivevano i farisei. Niente, né il tempo, né la vita sfuggiva al Santo volere di Dio. Ai tempi di Gesù si discuteva, nelle diverse scuole rabbiniche, sia sui precetti da considerare leggeri o gravi, sia sulla possibilità di riassumere il contenuto della santa Torah in un’unica regola doro. Gesù risponde alla domanda dei farisei anche se posta, come sempre, per metterlo alla prova. Cita lo Shemà Israel, che troviamo nella prima lettura della messa, che riguarda l’amore verso Dio, ricordato nel libro del Deuteronomio, e il comandamento che riguarda l’amore verso il prossimo, ricordato nel libro del Levitico. Gesù dice che il secondo è simile al primo, è cioè ritenuto dello stesso rango, altrettanto importante.

Mi ha colpito il fatto che il verbo amare è coniugato al futuro. L’amore, quello vero, è e deve essere sempre nuovo, può e deve trovare sempre nuove strade, nuove espressioni, deve accogliere nuove sfide, nuove provocazioni. L’amore chiede che si allarghi il cuore sempre più perché l’altro, che sia Dio o un nostro simile, è sempre molto di più di quanto si è già compreso e già accolto.  “il bello deve ancora venire” è sempre così in un rapporto di amore vero.

Poi Gesù, ecco la novità, non giustappone i due comandamenti, ma li stringe insieme, in un nodo indissolubile, inestricabili, l’uno con l’altro e mai uno senza l’altro.

Come è possibile, anche a noi stessi, verificare la bontà del nostro modo di vivere il comandamento dell’amore verso Dio? Lo possiamo fare considerando il nostro modo di amare gli altri nella concretezza della nostra vita. E’ come se Gesù ci invitasse a dare verità all’obbedienza al primo comandamento mettendo in pratica il secondo.

Come è possibile amare il prossimo come amiamo noi stessi se di fatto, per diversissimi motivi non riusciamo neppure ad amare noi stessi? Quanto male ci facciamo con le nostre paure, con le nostre ansie, con l’investire tantissimo nella nostra vita in scelte che di fatto non la rendono bella, felice, serena, in pace?

L’altro più difficile d’amare tante volte siamo noi stessi.

Amare Dio con tutto il cuore, la mente, le forze significa accoglierlo davvero come amore che ci salva, come possibilità di condividere il suo sguardo su di noi. Amare Dio significa amare il suo amore verso di noi e vederci finalmente con i suoi occhi e condividere la sua convinzione che noi possiamo essere figli e fratelli tra di noi, persone veramente capaci di amare.

E’ una bellissima benedizione, è davvero possibilità di salvezza allora il comandamento nuovo che Gesù ci ha donato: amatevi l’un l’altro come io ho amato voi. Amo Dio se mi lascio amare da lui così come ci ha rivelato Gesù. Amo veramente Dio con tutta la mia mente, con tutta la mia anima e con tutte le mie forse se vivo il mio amore per lui come “risposta” al suo amore per me. Posso amarmi perché mi ama Dio perché ai suoi occhi sono come un prodigio. Sono amato, è per questo che posso amare, sono perdonato, è per questo che posso perdonare. Grazie a Gesù davvero possiamo amare.

Don Stefano Colombo
Casa Paolo VI – Concenedo

Ti consigliamo questi articoli

A Introbio

Introbio, Viale della Vittoria. Quello che vedete è un marciapiede.

Casargo: chiuso con ordinanza il sentiero dell’Anello del Muggio

La presenza di ghiaccio prima e le successive nevicate hanno

“Dote Comune”: in Regione si cercano 41 tirocinanti. Uno per la Comunità Montana Valsassina

La Comunità Montana ha aderito all’avviso n. 9/2025 di DoteComune per la selezione