Don Stefano commenta il Vangelo della terza domenica di Avvento

30/11/2025

“Beato è colui che non trova in me motivo di scandalo”. Giovanni lo ha trovato? Pare di si. Perché aspettava un messia diverso, potente e non così mite e umile, perché si sente in difficoltà di fronte alla scelta di Gesù di “stare dalla parte dei peccatori”, perché Gesù non grida, perché parla di un amore senza condizioni offerto ad ogni uomo. Giovanni non vede e non sente raccontare che con Gesù è arrivata l’ora del giudizio, della separazione, della condanna. E neppure l’ora della liberazione. Lui, Giovanni Battista, come altri condannati ingiustamente, rimane in carcere.

Gesù accoglie la domanda dei discepoli, non li rimprovera. Risponde con fatti che rivelano l’irruzione dell’amore di Dio nei confronti dell’uomo, la sua misericordia, la sua cura nei confronti dei più poveri, dei più piccoli, dei più bisognosi e in questo modo sconfessa che il dolore, le disgrazie, la povertà sono espressione di una maledizione e una condanna di Dio verso l’uomo peccatore.

Gesù compie miracoli di guarigione, cambia la vita, lacerata da sofferenze, di molte persone, permette a molti di iniziare a vivere. Gesù dona a chi è vissuto nell’emarginazione la possibilità di essere come gli altri, annuncia una buona notizia per chi non ne ha mai ricevute. Annuncia soprattutto che Dio c’è, è qui tra noi, all’opera, una presenza viva, reale, concreta.

Erano segni della presenza di Dio tra noi, della presenza del Suo Regno. Giovanni doveva rialzarsi dopo aver inciampato in qualcosa di diverso da ciò che attendeva e predicava e accogliere e fidarsi di Gesù.

Leggiamo oggi questo Vangelo e magari ci riconosciamo un po’ nella fatica di Giovanni Battista perché ci guardiamo intorno e fatichiamo a percepire che il Regno di Dio è in mezzo a noi e cresce. Non lo vediamo o non ci basta quello che vediamo nei gesti e nelle scelte di tantissimi discepoli di Gesù che amano senza pretendere nulla, che servono, che curano ogni tipo di sofferenza, che si impegnano a regalare attimi preziosissimi di gioia, di consolazione, che annunciano la Paternità di Dio, la sua tenerezza e la sua misericordia. Onestamente ci viene da chiederci: dopo duemila anni di storia dobbiamo continuare a dare fiducia a Gesù, alle sue scelte e alle sue proposte o dobbiamo attendere altro?

Noi cosa non riusciamo a capire di Gesù, che cosa di lui ci scandalizza? Cosa ci impedisce di essere veramente contenti di lui, di ciò che è e di ciò che ci propone di diventare? In che cosa inciampiamo?

Perché fatichiamo ad essere i “piccoli discepoli del regno” che vedono ciò che regala Gesù? Perché invece ci ritroviamo ad essere attratti dall’attesa di qualcuno che giudichi, condanni, separi, castighi?

Don Stefano Colombo

Ti consigliamo questi articoli

Tita Lizzoli in Trentino con i suoi “Pochi secondi”

Continua ad emozionare “Pochi secondi”, il libro nel quale il

Continua il periodo negativo per il Cortenova che cede a Lomagna

La “crisi” del Cortenova in campionato è continuata anche a

Ballabio: nuovo (e opportuno) attraversamento pedonale luminoso sulla Provinciale

In prossimità del Bar 2000, della farmacia e del supermercato