Un giorno stavo cercando di provare a dire ai bambini quanto ci ama Dio, cercavo frasi capaci di destare stupore, parole adeguate, immagini, esempi e allegorie. Probabilmente hanno colto la mia insoddisfazione, il dispiacere di non riuscire a trovare le parole giuste. Allora interviene una bambina e con bel sorriso disse ad alta voce: Dio ci ama da Dio! Lui ci ama sempre, anche se sbagliamo tanto!
Si è imposto subito questo ricordo mentre rileggevo il Vangelo di questa domenica. È l’ultima di tre parabole raccolte nel capitolo 15 del Vangelo di Luca. Gesù voleva spiegare ai “soliti” scribi e farisei il perché della sua scelta così tanto contestata di accogliere i peccatori, di sedersi a tavola con loro.
In questa parabola Gesù motiva questa scelta lasciando intendere che non poteva fare altrimenti e che tutti avrebbero dovuto comportarsi come lui perché Dio Padre ha un cuore come quello del Padre della Parabola e lui non può fare altro che imitarlo perché davvero suo figlio. Lascia anche intendere che così dovrebbero comportarsi tutti se davvero figli di Dio.
Il Padre della parabola vive nei confronti dei figli un amore da Dio! Enorme, immenso, infinito, un amore di perdono e di misericordia, un amore che non si scoraggia ma è immerso in una speranza incrollabile riposta nella forza trasformante e vivificante del perdono.
Perdona il figlio minore, non lo punisce, lo abbraccia, lo accoglie ancora restituendogli insieme alla dignità di figlio amato la possibilità di condividere ancora tutte le benedizioni che, prima che se ne andasse da casa, non gli aveva mai fatto mancare. Fa festa per lui. Il fare festa per il suo ritorno mi pare che dica bene che il perdono che gli ha offerto è proprio un perdono “da Dio” così unico e speciale, “diverso” da quello che anche molto molto raramente offriamo noi. La festa è esplosione di vita. Meglio, è il passaggio dalla morte alla vita, stupore e celebrazione di una bellissima risurrezione.
Perdona il figlio maggiore che non lo capisce e non lo vuole capire. Non si rassegna alla sua assenza alla festa per la risurrezione di suo fratello. Prova a spiegarsi, prova a coinvolgere, accetta il rifiuto e inizia a sperare che un giorno capirà e si unirà al suo amore e al suo perdono. Continua ad amarlo da Dio.
Il bello di questo amore “da Dio” è che racconta anche che nel cuore di Dio abita un desiderio ardente: che ciascuno dei suoi figli proprio in questo gli assomigli. Gesù è questo desiderio realizzato. Possiamo esserlo anche noi.
Don Stefano Colombo
Casa Paolo VI – Concenedo