In questi giorni (con colpevolissimo e ignorante ritardo) stanno incendiandosi le polemiche sui mancati tedofori della torcia olimpica.
Qualche settimana fa Kristian Ghedina alzò la voce e fu recuperato quasi in extremis; ieri è stata la volta di Silvio Fauner, protagonista a Lillehammer della storica vittoria della staffetta azzurra di fondo contro i norvegesi, un successo che per gli amanti dello Sport dovrebbe valere almeno quanto un campionato del mondo di calcio.
Sembra impossibile che gli organizzatori abbiano “dimenticato” (!!!) quegli eroi (e non solo loro), per far posto a tanti gioppini, nani e ballerine che con lo Sport c’entrano come la polenta taragna alle Maldive, ma, mi dicono, certe scelte sono riservate agli sponsor per cui la Coca-Cola potrebbe anche far mettere il cappello d’alpino ad un barcaiolo della Thailandia. In fondo basta pagare, no?
Comunque, il mio (inutile) parere, da presidente di una associazione sportiva e spettatore di questo indecoroso (e per certi versi umiliante) spettacolo, è che invece di campioni, presunti campioni, amici degli amici e soprattutto personaggi di dubbio gusto, la torcia olimpica dovesse essere portata per le vie d’Italia dai rappresentanti di quella schiera di migliaia e migliaia di ragazzine e ragazzini che ogni giorno, in piccole e grandi società sportive, si allenano, fanno sacrifici (insieme ai loro genitori), coltivando sogni per il futuro magari correndo per non arrivare ultimi sotto la neve in una fredda mattina d’inverno.
Così, invece di far bello un albero già cresciuto, avremmo annaffiato le radici di nuove speranze.
Riccardo Benedetti