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Valbiandino.net : notizie dalla Valsassina e non solo...

Domenica, 28 Febbraio 2021 20:09

TRE INTERVENTI OGGI DEL SOCCORSO ALPINO

VALSASSINA (LC) – Sono tre gli interventi effettuati in poche ore nella giornata di oggi, domenica 28 febbraio 2021, dai tecnici della Stazione Valsassina e Valvarrone, XIX Delegazione. Il primo alle 12:20, quando la centrale dei Vigili del fuoco di Lecco ha richiesto l’ausilio della squadra di Barzio per l’individuazione e il recupero di una escursionista. La donna aveva perso il sentiero ed era in difficoltà nella zona tra il Rifugio Pialleral e la chiesa di San Calimero, nel comune di Pasturo. Quattro tecnici sono partiti e hanno raggiunto la zona; nel frattempo, l’escursionista ha richiamato, informando di essere stata raggiunta da un gruppo di escursionisti di passaggio, che l’hanno poi aiutata a ritornare verso la zona di Cornisella.

Il secondo intervento alle ore 12:30; la centrale SOREU dei Laghi ha attivato il Soccorso alpino per il recupero di un escursionista che si era procurato una sospetta lesione alla caviglia, mentre scendeva da Biandino verso Introbio. L’infortunato, un uomo di circa 40 anni residente a Milano, è stato raggiunto dalla squadra tecnica della Stazione Valsassina e Valvarrone e da un sanitario del Cnsas. L’uomo è stato immobilizzato e stabilizzato; dopo una prima valutazione sulle sue condizioni, è intervenuta l’eliambulanza di Areu (Agenzia regionale emergenza urgenza), decollata dalla base di Villa Guardia di Como. L’intervento si è concluso alle ore 15:30, con il trasporto del ferito all’ospedale di Lecco.

Durante l’intervento precedente è arrivata una terza richiesta di soccorso, poco dopo le 13:00, per uno sci-alpinista di 55 anni che è caduto e si è fatto male a una gamba, mentre sciava con un amico. Si trovavano nei pressi dell’arrivo della seggiovia “Fortino”, ai Piani di Bobbio, nel comune di Barzio. In questo caso è intervenuto direttamente l’elicottero di Areu, decollato da Bergamo. A supporto, una squadra di tecnici si trovava in piazzola, pronta per essere imbarcata in caso di necessità.
In questi ultimi tre giorni, anche per la presenza di moltissime persone che vanno in montagna, sul territorio di competenza della Stazione della Valsassina sono stati effettuati sei interventi di soccorso, con il recupero di ben cinque escursionisti illesi, che avevano perso l’orientamento e poi si sono trovati costretti ad allertare i soccorsi.

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Domenica, 28 Febbraio 2021 17:03

Il Fuoco di Sant`Antonio curato con la Medicina Popolare

in Cultura

Una guaritrice del Fuoco di Sant'Antonio in Brianza, la quale sta utilizzando foglie di rosa.
👉Medicina popolare: saperi terapeutici, magia e religione al servizio della comunità

Noi, oggi, guardiamo alle pratiche della medicina popolare con lo sguardo della medicina ufficiale occidentale che le fa apparire vane o ridicole. Questi interventi, tuttavia, avevano un effetto positivo sul paziente: anche la dimensione comunitaria e la solidarietà umana, infatti, erano rimedi essenziali per affrontare la malattia che colpiva una persona vicina.

È importante notare come le ricerche condotte nella nostra zona sulle pratiche di medicina popolare tradizionale incontrano quasi sempre saperi riservati o segreti che, proprio per questa esclusività, fanno pensare alla ‘magia’. Ciò che si coglie osservando i guaritori o parlando con essi è, però, un riferimento costante a formule e a figure di tipo religioso: da un lato, il dono da cui deriverebbe ciò che le donne sanno fare con la diagnosi e/o con la cura, secondo i loro racconti, deriva da un esponente del clero; dall’altro, le preghiere più comuni della liturgia cattolica, recitate dal paziente, sembrano avere un ruolo fondamentale per rendere efficace ciò che la guaritrice ha fatto con i gesti e con le orazioni inaccessibili.
Si è ipotizzato che queste pratiche segrete, specialmente nei secoli scorsi sospettate di essere magiche o demoniache, abbiano avuto bisogno di tutelarsi da possibili sospetti di stregoneria. Da qui il legame evidenziato con la religione ufficiale, i suoi protagonisti – preti o santi – e i suoi riti.

Elisa Colombo, ricercatrice del Museo Etnografico dell'Alta Brianza

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Domenica, 28 Febbraio 2021 12:22

IL TURISMO IN VALSASSINA

Puntuali e circostanziati come sempre, gli interventi di Riccardo Benedetti ed Enrico Baroncelli sul turismo in valle hanno ben collocato il dito della critica sulla piaga del “non fatto” e del “troppo detto”. Consuetudine, questa, tipica di una onnidiffusa classe politica, non solo locale, impegnata a gestire la cosa pubblica con supponente arroganza e sostanziale assenza di idee.

Certo, ormai da decenni Milano è andata ben oltre l’ambito della città metropolitana per assumere estensione e contorni della Città Regionale di cui scrive Baroncelli. Altrettanto certamente le strutture di accoglienza valsassinesi non sono in grado di accogliere i flussi turistici neppure in circostanze normali. Men che meno oggi che l’ondata epidemica spinge verso l’aria pulita dei nostri monti migliaia di cittadini.

La foto di apertura scattata ieri mattina alle 9.40 ai piedi della Grigna settentrionale racconta di una situazione insostenibile: a quell’ora erano circa 200 i camminatori in marcia verso la vetta o una meta intermedia. Si tratta ovviamente di un anticipo credibile di quanto prevedibilmente accadrà anche oggi non solo sul versante est del Grignone ma lungo gli itinerari escursionistici dell’intera valle. E almeno metà degli escursionisti si saranno certamente fermati per rifocillarsi negli unici due rifugi presenti lungo il percorso.

Domenica scorsa in val Varrone abbiamo contato 84 persone procedere verso il rifugio Casera Vecchia. Chi ritiene che le cose siano andate diversamente in val Biandino o ai piani di Bobbio, alzi la mano. E oggi si replica. Con buona pace delle sacrosante misure anti covid adottate da governo e regioni. Le gride inascoltate di manzoniana memoria oggi si riassumono in un acronimo: D.P.C.M.

Ma chiedere a gran voce interventi e progetti in grado di sostenere lo sviluppo della vocazione turistica della valle ha un senso “forte” se ci si chiede anche di quale turismo stiamo parlando e se si ammette che ormai da decenni i soggiorni in valle sono confinati in una sorta di mordi e fuggi, dovuto, anche se non soprattutto, alla vicinanza delle grandi strutture urbane. Se si escludono le eccezioni legate al periodo agostano, natalizio e pasquale, il flusso turistico valsassinese si concentra soprattutto nei fine settimana. E in caso di assenza di neve, neppure quello.

Non possiamo guardare a Cortina o al Sestriere per disegnare un modello di accoglienza che non potrà mai rispondere alle possibilità reali della valle. Il più grande albergo ancora in funzione, l’hotel Ballestrin di Barzio, resta chiuso per gran parte dell’anno e dispone di appena 50 camere. Quanti sono i “condomini fantasma” costruiti negli Anni 60 che oggi versano in stato di animazione sospesa lungo tutto l’altopiano? Non c’è dubbio che sarebbe auspicabile una più capillare diffusione dei B&B per rispondere con modalità più flessibili alle necessità di un turismo non più “stanziale”. Il fatto è che il turismo, questo turismo, è sempre più condizionato dai mutamenti climatici, per definizione non orientabili, e da esigenze sempre più spesso contingenti legate a circostanze quasi mai prevedibili. Come la pandemia, appunto. La pur necessaria programmazione, come tutte le programmazioni, conosce limiti inevitabili.

È vero: la “eccessiva frammentazione amministrativa” ha le sue responsabilità come ne ha la “mancata programmazione generale degli interventi”. Ma occorre preliminarmente individuare il target verso il quale indirizzare la necessaria progettualità. Ben venga il “potenziamento delle biblioteche e dei pochi musei esistenti”. Più difficile, a mio avviso, il contingentamento del traffico privato verso la valle. Come praticare nei fatti il “numero chiuso” per le automobili dei non residenti? Lo sviluppo del trasporto pubblico locale non può essere sufficiente se non in un’ottica, appunto, di “Città Regionale”. Ma allora il coinvolgimento della struttura politico amministrativa con sede a Palazzo Lombardia e del Comune di Lecco diventa inevitabile.

Un’ultima osservazione. Ricordate il progetto ventilato qualche anno fa, di una mega struttura commerciale e di terziario da realizzare sui piani di Pasturo e collegata a una nuova funivia per i Piani di Bobbio? Anche in quel caso si invocava a gran voce la necessità di supportare con interventi adeguati lo sviluppo del turismo in valle. Tutto è (fortunatamente) tornato nel silenzio. Mentre nei prati, lungo i sentieri prealpini e ai bordi della pista ciclabile spuntano come funghi lattine di birra, bottiglie di plastica, mascherine chirurgiche e altre piacevolezze residuali dei nostri pandemici e sfortunati week-end.

Elio Spada

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Domenica, 28 Febbraio 2021 08:11

Quattro giovani perdono l`orientamento a Bobbio

BARZIO (LC) - Intervento Sabato sera per la Stazione di Valsassina - Valvarrone della XIX Lariana del Cnsas (Corpo nazionale Soccorso alpino e speleologico). Alle 18:50 è arrivato l’allertamento per un gruppo di quattro giovani di Vimercate (MB). Stavano rientrando e si trovavano più o meno a metà strada tra Barzio e i Piani di Bobbio. Avevano perso l’orientamento e il sentiero; sentendosi in difficoltà, hanno pensato di chiedere aiuto. Sono subito partite le squadre di tecnici Cnsas e i Vigili del fuoco, che li hanno rintracciati poco dopo, illesi. Infine, li hanno accompagnati a valle. L’intervento si è concluso in un paio d’ore.

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Domenica, 28 Febbraio 2021 08:05

UNO STRISCIONE PER ZAKY

Sul muro della casa sul pozzo, da questa mattina, c’è una gigantografia che ricorda e chiede libertà per Zaky. Un anno fa la comunità di via gaggio aveva posto sulla sede del Comune di Lecco due strisce gialle con la scritta verità per Giulio Regeni e libertà per Zaky. Ora rilanciamo questa dichiarazione perché doppiamente feriti, dall’uccisione di Giulio e dalla carcerazione di Zaky. Uno di noi perché le loro storie sono il racconto che altre migliaia di giovani stanno subendo in molte parti del mondo. Noi ci sentiamo solidali.

La comunità di via gaggio

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Domenica, 28 Febbraio 2021 07:56

Condanna per le minacce al Sindaco Gattinoni

Cgil, Cisl e Uil esprimono solidarietà al sindaco di Lecco Mauro Gattinoni e condannano fermamente le frasi ingiuriose comparse questa mattina su alcuni muri della città. E, al contempo, invitano tutte le persone a firmare la proposta di legge di iniziativa popolare contro la propaganda fascista e nazista.

Quanto avvenuto oggi a Lecco, così come successo un mese fa fuori dalla sede dell’Anpi provinciale, non deve essere banalizzato. Se qualcuno pensa di poter utilizzare le sofferenze e le paure delle persone in un periodo così difficile, per creare condizioni di divisione del Paese, troverà l’opposizione delle organizzazioni sindacali unite.

Dobbiamo continuare a diffondere la cultura del rispetto dell’altro, intervenendo contro ogni ingiustizia, piccola o grande che sia. Questo per difendere la democrazia, come partecipazione attiva in libertà. È per questi valori che non dobbiamo farci influenzare da niente e nessuno.

Dobbiamo stare in campo con tutte le necessarie energie che abbiamo a disposizione, per evitare che tempi passati possano ritornare.

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Domenica, 28 Febbraio 2021 07:49

QUANDO CADRÀ LA PIOGGIA TORNERÒ di Takuji Ichikawa

in Cultura

La pioggia continuava.
Era una pioggia perenne
una pioggia dura e fumante,
una pioggia ch'era un sudore;
Ray Bradbury, “Pioggia senza fine”

 

Una prova d’amore che supera ogni confine, nello spazio e nel tempo.
Due elementi, soprattutto, mi pare debbano essere sottolineati nel romanzo di Ichikawa. Il primo, decisamente inatteso, riguarda il contesto nel quale si muovono i protagonisti: un Giappone “inesistente”, totalmente privo delle caratteristiche tipiche della cultura, degli usi e costumi del Sol levante. Il secondo attiene la natura stessa della narrazione, la sua forma, in senso aristotelico, che coincide sic et simpliciter, con la sostanza del processo narrativo. Partiamo dal secondo oggetto della nostra attenzione. Ci troviamo di fronte, senza dubbio, ad un romanzo di fantascienza. O, meglio, si tratta “anche “, forse soprattutto, di un romanzo di fantascienza. L’elemento decisivo, a questo proposito, risulta essere il “viaggio nel tempo” di Mio. Un viaggio fisico, non psicologico né soltanto ipotizzato o fantastico, che determina interamente forma e sostanza del narrare e del narrato.

Con la storia dolce, intensa, drammatica di Mio, Takumi e Yuji, del loro indistruttibile amore, del loro dolce-amaro destino, il lettore viene introdotto infatti in una dimensione indecifrabile. Le vicende umane di cui si delineano i percorsi sfiorano fino a toccarla e a farne parte integrante, l’impossibile coincidenza di due realtà adiacenti ma reciprocamente “altre”. Per un lungo istante (di tempo? di spazio? d’amore?) due universi (stavo per dire paralleli) convergono spezzando la rigorosa natura euclidea del reale. Il nuovo nasce così, nella realizzazione di un impossibile ritorno, di un sogno talmente realistico da risultare vero. In perfetta aderenza con la concezione asimoviana della S. F. la quale “…sogna, sì, ma sogna il possibile o, piuttosto, il non-impossibile” (Isaac Asimov, “Dodici volte domani” pag. 26; SFBC, 1964.)

Di quest’ultima specie fanno senz’altro parte i cosiddetti viaggi nello spazio-tempo. Forse il ritorno di Mio appartiene all’universo dei sogni, alla loro natura, al loro significato. Nonpertanto risulta concretamente meno “fisico”. E reale come il gioco intenso ed inesauribile di sentimenti che diventano passione per trascorrere spesso in suggestioni malinconiche. Inevitabile che il ritorno di Mio costituisca la conditio sine qua non e, insieme, cifra ed enigma della storia che si dipana in un Giappone (approdiamo qui al secondo elemento costitutivo del romanzo) quasi invisibile, dai contorni nettamente occidentali, addirittura spesso mediterranei. Takumi mangia italianissimi spaghetti al ragù, non sushi.

I suoi riferimenti culturali non attingono ai fondamenti della tradizione nipponica ma alle origini del pensiero occidentale. Cita, Takumi dalla psiche fragile ma capace di esprimere come causa finale un amore letteralmente immortale, Platone e Aristotele. Si esprime, qui, l’assenza totale del mondo rigoroso fino alla rigidità dei samurai; la visione fondamentalista dell’onore e della forma di una società arcaica ormai scomparsa e, comunque, solo oleografica. Il Giappone di Ichikawa si riduce al futon e alle scarpe lasciate davanti alla porta, Nulla emerge, lungo il percorso narrativo, di contiguo alla tradizione spietata della società del seppuku e dei kamikaze senza macchia il cui rigore sacrificale Mishima ha più volte descritto indicando la soluzione radicale dell’umano nell’abolizione dell’uomo, nel respingimento della vita in nome della morte. Mio, invece, respinge la morte in nome della vita. Fin dove le è concesso.

Si realizza, con inatteso ritorno, il senso apotropaico di un profondo misteryum fidei nel quale la fede non riguarda il divino ma il sogno umanissimo d’amore che trascorre impetuoso ad animare una minuscola ma possente trinità.
Takumy lo sa bene (anche se, come dice Yuji, lo scopre “poco a poco”) che sta provando “attrazione per uno spirito.” È un dolcissimo fantasma che si materializza sotto una fitta pioggia: minuscole lacrime lustrali e fecondatrici in grado di dissolvere la morte. Mio, però, non risorge ma rinasce; per questo non ha più memoria e deve imparare quasi tutto daccapo l’alfabeto degli affetti e dei sentimenti. Non compie, Mio, una misteriosa e divina reincarnazione. Semplicemente torna a prendersi cura dei suoi. Ad amare. Il pianeta Archivio può attendere.

Non si assiste all’inizio di una fiaba bensì al principio di una storia, vera (anche se sprovvisto di realtà) come lo è ogni storia umana per la quale il sogno, privo di cronicità, è condizione essenziale di sopravvivenza. Fantascienza pura nella quale non agiscono miracoli ma solo eventi imprevedibili o molto improbabili; sempre teoricamente possibili. Perché, come spiega Sergio Solmi in un eccellente saggio del 1959 “La science fiction non è profezia ma una proiezione appassionata dell’oggi su un avvenire mitico: e per questo aspetto partecipa della letteratura e della poesia”. (“Le meraviglie del possibile. Antologia della fantascienza”, XX; Einaudi). Avvenire mitico ma anche passato prossimamente atteso. Mio è il passato che si fa futuro mitologema copernicano dell’amore. Con accenti futuristi presenti dell’ansito della vecchia distilleria abbandonata che lancia messaggi incomprensibili, arcane litanie.

A ben vedere c’è molto più Oriente in quel pezzo di muro superstite di un altro antico opificio che sorregge e incornicia un porta chiusa sul nulla di un passato ormai privo di senso apparente. Come quel numero 5. Come quella cassetta postale in vuota attesa di un messaggio. Non facciamoci ingannare. Quel muro, quella porta, quel numero, quella cassetta abbandonata costituiscono un poderoso simbolo dell’attesa e dell’oggi. Lì, davanti all’inutilità presunta del passato, nasce l’impossibile realtà di un presente partorito dal futuro che ne costituisce insieme causa finale ed efficiente.
Anche se il punto di librazione che indica la perfetta equidistanza (eraclitea coincidenza) fra vita e morte, non può manifestarsi in eterno. Se non ci fosse una lettera a certificare l’evento, si tratterebbe di puro marasma onirico. Ma quelle righe manoscritte ci sono e generano la risposta. Ecco perché la cassetta postale, che annuncia un avvento e un ritorno. Muro e porta rappresentano il diaframma che separa/unisce questo mondo e quell’altro; il pianeta Terra e il pianeta Archivio, l’improbabile e il possibile. In fondo l’enigma della vita è identico al mistero della morte. E dell’amore. Leggete questo romanzo. Poi procuratevi “Primavera, estate, autunno, inverno e ancora primavera” del cineasta sudcoreano Kim Ki-Duk, scomparso qualche mese fa a 59 anni. Guardatelo con attenzione e capirete forse perché la pioggia cade su ogni pagina del bel romanza di Ichikawa.

 

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Domenica, 28 Febbraio 2021 06:51

VALSASSINA: UN NUOVO TURISMO DOPO LA PANDEMIA

Ha assolutamente ragione Riccardo Benedetti, nel suo articolo dedicato al "Parco Giochi" che e` diventato la Valsassina, quando scrive:" Per quanto tempo ci siamo detti che dovevamo sfruttare la vicinanza con i cinque milioni di persone che vivono a sud, oltre la frontiera di Balisio? Quanti incontri, convegni, riunioni, articoli?".

Ecco, io sono venuto in Valsassina nel 1978, e da allora a parecchi di quei convegno-incontri- riunioni ho partecipato, soprattutto a quelli organizzati dall`ancor giovane Provincia di Lecco. Fiumi di parole (spesso inutili), pubblicazioni finite nei cassetti, Associazioni turistiche costruite ad hoc (ma in genere con scarso successo).

Da allora al contrario il numero degli alberghi, anche importanti, e` diminuito, non aumentato: dall`albergo Introbio al Capriolo di Introbio, al Tartavalle di Taceno che era un albergo storico che esisteva gia` a meta` dell`Ottocento e oggi in completa rovina, ad altri alberghi nell`Altopiano.

Il Covid in realta` ci ha messo, da un anno a questa parte, di fronte a una situazione che non avremmo mai immaginato: complice senz`altro il fatto che i Lombardi non possono andare nelle regioni vicine, tanto meno all`estero, nel loro mirino siamo entrati noi, la vicina Valtellina e presumibilmente le valli bergamasche. Con i risultati, anche terribili, che da tre week end in particolare osserviamo con angoscia.

I quattro milioni (e anche piu`, visto che in Lombardia siamo quasi 10 milioni) di Lombardi si sono definitivamente accorti della Valsassina, ma il punto e` un altro, quello solito: siamo noi pronti ad accoglierli ? Sicuramente ed evidentemente no !

La Valsassina sconta oggi la sua pressoche` totale impreparazione sul campo del Turismo, dell`accoglienza, delle deboli e fragili infrastrutture (non solo stradali) che ormai regolarmente vanno in tilt sotto gli occhi di tutti.

Mi si lasci accennare a un concetto che negli anni Settanta aveva lanciato il mio professore di Geografia all`Universita` di Milano, Giacomo Corna Pellegrini. Il concetto, geniale e anticipatore per l`epoca, era quello di "Citta` Regionale": secondo Corna Pellegrini Milano non era piu` una semplice "Metropoli", che allargava i suoi gangli nelle citta` vicine da cui non era divisa da alcuna soluzione di continuita` a livello abitativo, e cioe` Monza, Lodi, Limbiate ecc., ma era ormai il centro di una "Citta` Regionale" che si allargava a tutta la Lombardia.

Superando quindi la secolare differenza tra "Citta`" e "Contado", in questa ottica ad esempio la Valsassina era da concepire come un qualsiasi parco urbano milanese, esattamente come il parco di Lambrate o quello centrale di Corso Venezia.
Un "polmone verde", facilmente raggiungibile (almeno quando non c`e` traffico) dove il cittadino poteva camminare e compiere le sue passeggiate/escursioni.

Ecco, e` allora in quest`ottica che dobbiamo ragionare se vogliamo capire la situazione. La Valsassina certamente non e` pronta per diventare un "parco regionale", ne` ha sviluppato quella "mentalita` turistica" che necessiterebbe in questi casi.

Per problemi endemici e per colpe sue proprie: la eccessiva frammentazione amministrativa - troppi paeselli che pensano solo a se` stessi, senza avere una visione d`insieme della Valle - che si traduce in una mancata programmazione generale degli interventi, del sostegno alle attivita` turistiche e commerciali, lasciate quasi sempre in balia dei privati, della pulizia dei sentieri e della loro sistemazione in montagna, anche questa lasciata all`opera benedetta dei volontari del CAI o di altre associazioni.

Cosi` come mancano interventi seri sulla Cultura, da sempre volano del Turismo, per esempio sul potenziamento delle Biblioteche e dei pochi Musei esistenti, delle attivita` culturali estive, non programmate tra di loro nei diversi paesi, dell`intrattenimento (mancano Cinema, Teatri), e della ricezione turistica.
A parte i ricordati alberghi chiusi c`e` stato una qualche potenziamento delle attivita` di B&B, Bed and Breakfast, grazie anche all`opera di un ex assessore provinciale intelligente come Fabio Dadati, e forse anche qualcosa su AirBnb, ma sicuramente non basta.

I pochi alberghi e ristoranti che resistono alla terribile congiuntura attuale, che per molti mesi nell`ultimo anno li ha visti chiusi, e` importante che sopravvivano per il prossimo futuro.
Valorizzare i Parchi gia` esistenti, come quello delle Grigne: il territorio insomma va salvaguardato in ogni suo aspetto, maltrattarlo e cementificarlo e` la cosa piu` dannosa che si possa fare alla Valsassina. Salvaguardare i reperti storici (ad esempio gli antichi forni fusori sul fiume Varrone), utilizzarli per creare un Museo ma anche dei percorsi e degli itinerari storico/turistici (troppi cimeli del passato sono stati purtroppo abbattuti !).
Cosi` come manca un adeguato servizio di trasporti pubblici, che dovrebbe sostituire almeno in parte una mobilita` privata diventata ormai troppo invadente ed inquinante, soprattutto nei week end e nei festivi, quando invece gli autobus latitano.
Sarebbe una buona idea limitare l`accesso alle auto e favorire invece il MotoTurismo.

Non siamo all`anno zero, qualcosina la Comunita` Montana ha anche fatto, penso al Museo della Fornace, che pero` va potenziato, e al sostegno al Parco delle Grigne, in cui farebbero bene ad entrare altri Comuni valsassinesi.

In conclusione, se vogliamo usare questa situazione a nostro vantaggio e non solo come un cataclisma che ci e` improvvisamente piombato addosso dobbiamo imparare a ragionare ed operare in termini sempre piu` ampi e onnicomprensivi: ci vorranno altri convegni, forse molte altre riunioni, ma una via d`uscita funzionale e soddisfacente per tutti bisogna trovarla, anche mentre continueremo a produrre flange, coltelli, e qualche motocicletta !

 

 

 

 

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Sabato, 27 Febbraio 2021 11:44

COME VOLEVASI DIMOSTRARE

Da lunedì si torna in arancione, un provvedimento ampiamente previsto e prevedibile che solo un marziano non si saprebbe spiegare.

Mentre sui social imperversa la guerra tra chi raccomanda prudenza e chi dice che non ne può più e quindi fa quel che vuole e manda a quel paese tutti e tutto, là fuori nuove versioni del maledetto virus soffiano ai quattro venti, entrano in case, scuole e fabbriche; e colpiscono molto più di prima i giovani, tanto che l'età media dei contagiati è scesa a 44 anni.

Inutile sottolineare che quel che avevamo scritto tre settimane fa si è avverato. Anche perchè si rischia di prendersi le contumelie di chi magari è capace di addossare colpe a questo o a quello (facile, no?), mentre la "colpa" è di tutti noi, pochissimi esclusi, che pensano che sia sempre l'altro a dover rispettare le regole perchè tanto se non le rispetto solo io non è che facciamo fuori il Covid.

E' l'apoteosi dell'egoismo, di chi scrive che lui ha il diritto di poter andare in montagna e poco importa se le strade sono zeppe di auto parcheggiate pericolosamente e non c'è proprio più posto. Vorrei vedere se parcheggiassimo nel suo paese duemila vetture cosa direbbe.

E' il trionfo dell'egoismo e del chissenefrega. E dell'ipocrisia di quando guardiamo agli altri e non a noi stessi. 

Per questo ci meritiamo, come minimo, l'arancione, e mi spiace per tanti che dovranno richiudere.

Francamente in queste tre settimane tutti ne hanno approfittato muovendosi in massa, affollando vie e piazze, ristoranti, bar, supermercati. Certo, dirà qualcuno, il problema sono i trasporti.  Ma se qualcuno ci facesse una domanda del tipo "cosa fareste voi?" cosa risponderemmo? 

E la stessa cosa vale per le scelte di chiudere o aprire. I contagi salgono, i morti aumentano, la responsabilità collettiva verificata alla prova dei fatti è pari o vicina allo zero. Bene, cosa faremmo noi?

Ho guardato poco fa la situazione strade. Da Monza a Lecco ci vuole un'ora e dieci per fare 40 chilometri, per cui vi lascio immaginare cosa sta succedendo. Sono 40 chilometri di auto con dentro gente che vuole evadere per l'ultima volta prima del semi lockdown, gente che, oltretutto, parte dalle zone dove i numeri dei contagi sono maggiori, persone che non vogliono capire il messaggio e ha deciso che o la va o la spacca, tanto poi (come dicono in molti) il covid ce lo facciamo tutti.

Anche gli "eroi" della primavera scorsa sono diventati dei disturbatori sociali. Che facciano il loro lavoro e non rompano più le balle, in fondo sono pagati per quello. O no?

Sono loro che vedono la gente morire mentre noi giriamo la testa dall'altra parte. Ma questo, nell'era dell'egoismo covidiano è un di cui che a noi non può capitare. Poi un giorno succede che un amico, un conoscente, un parente si ammali davvero e allora giù lacrime e magari tante, alla maniera dei coccodrilli.

Buona fortuna a tutti per questo fine settimana. E come direbbe una simpatica suora della televisione "che Dio ci aiuti".

(E che facciano presto a vaccinarci).

Riccardo Benedetti

 

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Sabato, 27 Febbraio 2021 11:11

DA LUNEDI LA LOMBARDIA IN ZONA ARANCIONE

Le nuove misure che partiranno da lunedì prossimo

Da lunedì, 1 marzo, la Lombardia torna in zona arancione. Ecco, in sintesi, cosa si può fare:

SPOSTAMENTI

Ci si può muovere liberamente, senza autocertificazione, soltanto all’interno del proprio Comune dalle 5 alle 22. Dalle 22 alle 5 si può uscire di casa solo per comprovate esigenze, compilando l’autocertificazione. E’ vietato uscire dal proprio Comune e dalla propria Regione, salvo per ragioni di lavoro, istruzione, salute o per necessità. E’ permesso andare, una sola volta al giorno, verso un’altra abitazione privata nello stesso Comune a un massimo di due persone, oltre a quelle già conviventi nell’abitazione di destinazione. La persona o le due persone che si spostano potranno comunque portare con sé i figli minori di 14 anni o persone disabili o non autosufficienti che convivono con loro.

NEGOZI E CENTRI COMMERCIALI

Aperti tutti i negozi e i servizi alla persona senza limitazioni.
Chiusi, durante le giornate festive e prefestive, i negozi che si trovano nei centri commerciali, ad eccezione delle farmacie e parafarmacie, dei presidi sanitari, dei punti vendita di generi alimentari, dei tabacchi e delle edicole.

BAR E RISTORANTI

Bar, ristoranti, pub, gelaterie e pasticcerie sono chiusi.
I ristoranti possono fare asporto fino alle 22 e consegna a domicilio senza limiti d’orario. I bar, pub, etc., possono fare asporto fino alle 18 e la consegna a domicilio senza limiti d’orario.

SCUOLE

Didattica in presenza al 100% per le scuole dell’infanzia, le elementari e le medie. Alle superiori didattica in presenza alternata per minimo il 50% e fino al 75% degli alunni. Università aperte o chiuse su autonoma decisione dei rettori, in base all’andamento dell’epidemia.

SPORT

Restano chiusi palestre, piscine, centri benessere e centri termali. Vietato lo sport di contatto, ma è consentito svolgere all’aperto e a livello individuale gli allenamenti. Resta vietato usare gli spogliatoi.

CULTURA

I musei, le mostre, i cinema, i teatri restano ancora chiusi.

 

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