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Domenica, 18 Aprile 2021 17:45

VACCINARE NECESSE EST

È difficile contestare anche un solo punto dell’intervento di Riccardo Benedetti. Impossibile non sottoscriverne il senso complessivo. L’uscita dall’emergenza covid, nella quale agiscono molti e molto diversi attori, dipende in gran parte da noi. Proprio da ciascuno di noi. Certo il ruolo delle istituzioni è importantissimo per la maggiore o minore incisività dei provvedimenti che vengono assunti in vista della riduzione del rischio epidemico e della somministrazione sempre più estesa e massiccia dei vaccini. Oggi tutti sappiamo che significano Rt, carica virale, percentuale di efficacia del vaccino e così via. Ma sappiamo anche che la vaccinazione “di massa” è un traguardo fondamentale pur se non vicinissimo.

La soluzione del problema pandemia non risiede, se non in parte, nelle riaperture totali o a scartamento ridotto di teatri, palestre, stadi, scuole ed esercizi pubblici, calibrate sulla base dei vari indici epidemiologici di riferimento. Anche perché, come spiega Riccardo, ci muoviamo da sempre costretti e ristretti fra “logiche di mercato che trascendono le volontà, le buone intenzioni e la solidarietà”. Non è facile scegliere fra le esigenze della salute e le necessità del lavoro. Taranto e ArcelorMittal insegnano. La realtà è complessa e si manifesta in forme diverse, come forme diverse assumono le proteste fra bauli neri in piazza a Roma e la catena umana degli slip a Chiaia (Napoli) contro la zona rossa; fra sit-in e scontri tra dimostranti e polizia con il sostegno di un manipolo di professionisti dello scontro fisico.

Le espressioni del problema più urgente, oggi, quello delle vaccinazioni, serpeggiano spesso scompostamente fra tendenze “no vax”, speranze “sì vax” e mugugni “forse vax ma non sono sicuro”. Certo i vaccini, come del resto ogni farmaco dotato di qualche efficacia, comportano tassi di rischio più o meno rilevanti, controindicazioni anche significative, effetti collaterali a volte gravi. Ma si tratta di probabilità infinitesimali dell’ordine di 1 a 1 milione. Più o meno.

Sì, ci sono stati casi, qualcuno anche mortale, di trombosi cerebrale correlati alla somministrazione di alcuni vaccini: Ma correlazione non significa rapporto di causa ed effetto. Significa solo concomitanza cronologica. Una Tac, una Risonanza magnetica nucleare, un’angiografia sono imparagonabilmente più rischiose di una dose di AstraZeneca o Pfizer o Johnson&Johnson E il virus che provoca la patologia chiamata Covid 19 è immensamente più pericoloso del vaccino. Ma la vulgata no vax è potente perché “l’infodemia” si diffonde in rete in un caos primigenio di informazioni incontrollate e difficilmente controllabili, raramente sottoponibili a un’adeguata lettura critica.

Ma perché rischiare la vita viaggiando per diporto o turismo su un'autovettura con rischio altissimo (rispetto ai vaccini) di gravi effetti collaterali e spesso mortali; un veicolo certamente prodotto in un quadro globalizzato di diffuse pressioni politiche ed evidentissimi interessi economici? Ma Big pharma non dorme mai, è sempre in agguato? Sostituite al termine "autovettura", a piacere, "nave", “bicicletta”, motocicletta", "aeroplano", "treno", "monopattino", "attraversare la strada", "scendere o salire le scale"… Attività certamente molto pericolose che tuttavia esercitiamo spensieratamente e quotidianamente nel corso della nostra esistenza.

Tutto si mescola nel calderone maleodorante del complottismo acefalo, del pressapochismo da bar sport. Il vaccino ha una funzione fondamentale: salvare la nostra vita e quella degli altri. La vaccinazione comporta un tasso di rischio infinitamente meno elevato di tre ore di autostrada o di una passeggiata lungo un sentiero di montagna. Con buona pace di no covid e no vax. Vaccinare necesse est.

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Domenica, 18 Aprile 2021 11:04

Troppo lavoro !

Un bravo alunno del corso Serale, che ultimamente ha fatto molte assenze, lavora in un`Agenzia di pompe funebri della Brianza e ci ha comunicato che al momento si ritira dalla nostra scuola perche` ha troppo lavoro.
"Ci riprovero` l`anno prossimo, prof, sperando di lavorare di meno".
"Va bene ragazzo, anch`io spero di vederti l`anno prossimo, e spero soprattutto che lavorerai molto di meno !"

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Domenica, 18 Aprile 2021 09:31

UNO SPIRAGLIO DI LUCE

Anno 1 e 2 mesi dell'Era Covid 19.

Sembra ieri, ma così non è, e in molti hanno dovuto pagarne le conseguenze e le stanno ancora pagando.

L'illusione della primavera scorsa è svanita a settembre e il secondo giro è stato ancor più violento del primo.

Pensavamo di averla scampata, di esserne fuori, di aver vinto una guerra, di aver visto la parola "fine" dopo un film di serie b. 

Ma, come abbiamo sperimentato sulla nostra pelle, si trattava solo di una breve tregua, niente di più, niente di meno. E, soprattutto, nessun film ma la realtà più dura.

Sembra ieri, ma oggi lo spiraglio di luce che si intravvede tra i rami di questo aprile gemello di febbraio potrebbe essere davvero quello giusto. Ad alcune condizioni.

La prima è vaccinarsi. Prima ancora, ovviamente, avere la disponibilità dei vaccini ed un'organizzazione decente e funzionante (e siamo sicuri che quella che partirà il 26 aprile alla Fornace sarà così).

La prima condizione dipende da noi. La seconda dalle istituzioni ma, nostro malgrado, anche da logiche di mercato che trascendono le volontà, le buone intenzioni e la solidarietà.

Attorno al Covid19 corrono miliardi, e i miliardi, si sa, fanno gola a molti.

La seconda condizione e che, una volta vaccinati, non ci dimentichiamo la lezione: significa non approfittare della prossima libertà che ci verrà concessa per scatenare il Neanderthal che è in noi ed imbarcarci in esodi e raduni di massa. Ci stanno offrendo uno spiraglio, non tutto il sole.

Domenica 25 aprile, dunque, stando alle ultime dichiarazioni, sarà giornata di liberazione, visto che il giorno dopo le regioni più virtuose potranno tornare in giallo, alcune attività riapriranno, altre dovranno ancora attendere ma, almeno, una strada sembra tracciata e potremo vivere l'estate approfittando di una certa libertà e fiducia.

Noi dobbiamo e dovremo fare di tutto per meritarci questa libertà. 

Ai nostri governanti il compito (non facile) di  farci ricordare in futuro il 25 aprile (anche) come il giorno prima della rinascita dall'Era Covid19.

Riccardo Benedetti

 

 

 

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Domenica, 18 Aprile 2021 06:53

WWF: Assemblea dei Soci e nuovo Direttivo

Si è svolta, su piattaforma Google Meet, l’Assemblea Ordinaria dei Soci dell’Associazione WWF Lecco, la prima dopo il rinnovo dello Statuto, registrato all’Agenzia delle Entrate di Lecco lo scorso luglio, per il necessario adeguamento alla nuova normativa prevista dalla Riforma del Terzo Settore.

Un passaggio burocratico pesante, con tempistiche e modalità sconvolte dall'emergenza covid-19, portato avanti grazie al costante e prezioso contributo della Dott.sa Clara Corti, Dottore Commercialista e Revisore dei Conti, che ha supportato "pro-bono" l’Associazione nel lungo percorso di adeguamento dello Statuto e nei passaggi successivi all'Agenzia delle Entrate, sui Registri Regionali e Provinciali del Volontariato.

La relazione sulle attività 2020
Al primo punto all’ordine del giorno dell’Assemblea dei Soci la relazione sulle attività associative 2020 (disponibile nell'area Documenti).

In un anno segnato dalla situazione sanitaria, difficile anche per l’associazionismo, WWF Lecco è riuscito comunque a concretizzare alcune attività divulgative di educazione ambientale, tra le quali spiccano l’organizzazione di un concorso di disegno online per i ragazzi delle scuole elementari e medie del territorio, le escursioni naturalistiche all’Orrido di Inverigo e sul Lago di Olginate (ovviamente limitate nel numero di partecipanti), la pubblicazione del libro “Gismund e gli altri”, iniziativa editoriale rivolta ai bambini, alla scoperta dei vari aspetti naturalistici del Parco.

educazione ambientale
attività di educazione ambientale

Di fondamentale importanza l’attività di “vigilanza” sul territorio, con osservazioni ai PGT dei Comuni, segnalazioni, opposizioni e denunce su ogni tentativo di sfruttamento del patrimonio ambientale: tra i momenti più significativi il flashmob sul torrente Varrone nell’ambito dell’iniziativa nazionale “La protesta dei pesci di fiume”, vicenda che si è poi conclusa lo scorso novembre con il diniego formulato dalla Provincia di Lecco per la realizzazione dell’idroelettrico sul torrente Fraina (Premana), e l’impegno, con raccolta di oltre 1.700 firme, per contrastare l’abbattimento, purtroppo poi comunque realizzato, dei pini sul lungolago di Malgrate, vicenda che ha poi portato l’Associazione a presentare un esposto alla Corte dei Conti lombarda, corredata di dettagliata perizia agronomica, al fine di sollecitare un controllo sulla correttezza delle procedure seguite.

Riconfermato l’impegno scientifico e di ricerca, in particolare con il progetto BarroBugBox, per la tutela degli impollinatori selvatici, in corso con il patrocinio di Regione Lombardia, Provincia di Lecco, CCIAA ed ERSAF. L’Associazione sta lavorando in questo inizio anno per coinvolgere nei progetti di ricerca anche alcune Università italiane.
Intensificata infine la collaborazione con le altre realtà ambientaliste del territorio, Legambiente, CAI Lecco, Greenpeace, Coordinamento Lecchese Rifiuti Zero… con la partecipazione anche a iniziative e manifestazioni congiunte: dalla “Econuotata per il lago e l’ambiente”, al “mese per la Custodia del Creato”, da “Puliamo il mondo” a “Urban Nature”

Per il 2021, oltre alla normale amministrazione e ai “tradizionali” impegni nei confronti anche delle iniziative promosse dal WWF Italia, sono già identificati alcuni progetti in fase realizzativa. La gran parte delle attività “sul campo” restano purtroppo subordinate alle possibilità derivanti dalla regolamentazione delle normative di contenimento della pandemia covid-19: proprio in questi giorni, ad esempio, parte l’annuale campagna per la tutela delle migrazioni dei rospi del Moregallo, che quest’anno ha dovuto sottostare a una specifica approvazione della Prefettura di Lecco per quanto riguarda le modalità autorizzative di accesso dei Volontari ai siti migratori.

I bilanci

Sono stati presentati il bilancio consuntivo 2020 e quello previsionale 2021. Seppure limitata dalla forzata riduzione delle attività “sul campo”, l’Associazione, oltre ad autofinanziare le proprie attività, è riuscita a mantenere l’impegno di sostenere economicamente un progetto del WWF internazionale, con la donazione di 2.000,00€ al WWF Australia nell’ambito del “Bushfires Appeal”, una risposta all’emergenza incendi per salvare la fauna selvatica, ripristinare ciò che è andato perduto e proteggere la biodiversità del continente australiano, a conferma della mission che caratterizza il WWF lecchese, per un duplice impegno, sia sul territorio di competenza che nell’ambito del Fondo Mondiale per la Natura, per i fini istituzionali e la mission del WWF internazionale.

Anche nel bilancio preventivo 2021 è previsto un sostanzioso contributo per le attività istituzionali del WWF Italia e internazionale, in un’ottica di ambientalismo che sappia andare oltre i confini territoriali della provincia.
Di fondamentale importanza per il sostentamento dell’Associazione il contributo degli “Amici del WWF Lecco”, realtà vicine allo spirito del WWF, che ne sostengono le iniziative e i progetti.

Il nuovo Consiglio Direttivo

L’Assemblea dei Soci ha infine provveduto al rinnovo del Consiglio Direttivo per il triennio 2021/2023.
La votazione si è svolta con il sistema di elezione della piattaforma "Election Buddy" in via anonima e segreta, e ha visto eletti membri del Consiglio Direttivo i Soci Benedetta Barzaghi, Lello Bonelli, Giovanna Corti, Raoul Manenti e Raffaella Mastalli.
Al termine dell’Assemblea dei Soci si è immediatamente riunito il nuovo del Consiglio Direttivo per la nomina del Presidente e del Vicepresidente.

Alla guida del WWF Lecco è stato confermato Lello Bonelli, in carica dal 2011: “Ringrazio l’Assemblea e il Direttivo per la rinnovata fiducia. Ringrazio il Consiglio uscente nelle persone dei Soci Jessica Bellingardi, Stefania Berna e Antonio Rigamonti, per il grande lavoro di questi ultimi due anni e per l’impegno e la presenza che sono certo continueranno ad assicurare al WWF. Il nuovo Consiglio raccoglie un’eredità pesante, ma è una sfida che affrontiamo con rinnovato entusiasmo e il supporto fondamentale di tutti i nostri volontari”.
Vicepresidente dell’Associazione è stata nominata la giovane avvocatessa lecchese Giovanna Corti.

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Domenica, 18 Aprile 2021 06:42

WWF: BASTA CRIMINALIZZARE I CINGHIALI !

Rileviamo sulla stampa locale la dichiarazione del Presidente interprovinciale di Como e Lecco di Coldiretti, Fortunato Trezzi, circa le sue preoccupazioni per la presenza di cinghiali sui territori provinciali.

Riteniamo certo veritiero affermare che questa specie selvatica abbia esteso l'areale della sua distribuzione anche nel nostro territorio, ciò è innegabile. Ma contestiamo radicalmente l'approccio che la sua Associazione propone come soluzione del problema. Il cinghiale è ormai specie radicata ed è entrato a far parte della nostra fauna anche grazie ad una politica di gestione delle popolazioni di tipo utilitaristico, che comparti quali quelli del mondo venatorio hanno attuato e stanno portando avanti da oltre un decennio, affiancati da decisioni politiche assai discutibili.

Quello che oggi viene definito uno squilibro ambientale è in realtà il risultato di ben precise scelte gestionali che hanno trasformato il cinghiale in una specie selvatica su cui assicurare ed impostare quella continuità di prelievo venatorio necessaria a ridare vigore a un comparto, quello appunto della caccia, che ha mostrato un drastico calo nel numero dei praticanti sin dai primi anni 2000. Gli stessi piani di prelievo approvati dagli uffici deputati alla gestione faunistica non hanno mai avuto come fine quello di portare alla estinzione locale del cinghiale ma, anzi, quello di rendere la sua presenza quanto più redditizia in termini di numero e di tipologia di capi prelevabili. In pratica è stata data una precisa risposta ad una domanda di mercato.

Ne sono prova i dati statistici relativi alle classi di età degli esemplari, che ancora oggi vengono preferite dai cacciatori nella scelta del capo da abbattere. Se a questa esplicita strategia aggiungiamo le caratteristiche biologiche della specie in termini di frugalità e di strategia riproduttiva dell'animale, il risultato è quello che possiamo osservare oggi sotto i nostri occhi.

A riprova di questa distorsione nella gestione del cinghiale, in cui si predilige il mantenimento dello stock piuttosto che la sua eliminazione, va letta anche la notizia che una amministrazione comunale locale è dovuta arrivare ad elargire un incentivo economico ai cacciatori pur di condizionarli nelle loro scelte di abbattimento di cinghiali verso capi giovani e piccoli invece che adulti, per ottenere, alla fine, una riduzione più efficace della popolazione presente sul suo territorio.

Il prelievo ormai è diffusamente guidato più dalla ricerca del miglior trofeo o del capo più grosso, piuttosto che verso giovani riproduttori, con il risultato che la popolazione non decresce ma, anzi, si espande.

Sarebbe auspicabile che si cambiasse una volta per tutte la rotta nella gestione di questa specie attraverso serie campagne di contenimento, basate su dati scientifici certi, là dove la presenza è veramente problematica, finendola di nascondersi dietro inefficaci azioni dettate solo da opportunismo. Ancora più significativo per dimostrare un cambiamento di mentalità e il conseguimento di maturità, sarebbe poter vedere riconosciuto da categorie, come quelle degli agricoltori ed allevatori, il ruolo che il lupo, animale in grado di dominare anche in ambiti territoriali promiscui, possono avere per regolare la presenza del cinghiale in Italia, piuttosto che lanciare falsi allarmismi.

Riguardo infine al rischio sanitario che il cinghiale rappresenta quale vettore per la diffusione dei malattie infettive, ci preme ricordare che in Italia sono allevati in modo intensivo circa 9.500.000 maiali all'interno di allevamenti in cui il controllo sanitario è assicurato soltanto grazie ad un impiego, altrettanto intensivo, di antibiotici e farmaci ad uso veterinario. Lo abbiamo visto e compreso recentemente che sono proprio le condizioni di allevamento degli animali a costituire il vero problema su cui si incardina il rischio sanitario, e a seguire economico, per le relative categorie produttive.

Con gli attuali sistemi di allevamento sono a rischio la salute degli animali e dell'uomo, la resistenza degli ecosistemi, la capacità di recupero in caso di danni ambientali e, di conseguenza, derivano sempre maggiori ripercussione economiche in caso di epidemie.

Per ridimensionare efficacemente questo rischio, basterebbe ridurre il consumo di carne e tutti, sul nostro pianeta, saremmo molto più in salute.

 

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