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Martedì, 27 Aprile 2021 17:19

"CHIUDI I TUOI OCCHI": RIFLESSIONI E MEDITAZIONI DI MARGHERITA RUSCONI

in Cultura

Margherita Rusconi, da Casargo, da anni si occupa di percorsi di consapevolezza, sia individuali che di gruppo.

In particolare, la sua ricerca è legata all’energia femminile, all'essere Madre e Donna, alla sessualità consapevole e all’armonizzazione interiore.

È assistente sociale, counselor olistico, facilitatrice di Mindfulness e Meditazione, operatrice Reiki, Theta Healer Advanced, Moon Mother, facilitatrice di diverse tecniche legate al sacro femminile ed iniziata alla lettura dei Registri Akashici. La sua missione è accompagnare le persone che incontra a ripartire da se stesse, a rileggere le difficoltà del momento, come occasione di migliorarsi, per scegliere, consapevolmente e liberamente, la strada migliore per sé.

L'ultimo suo lavoro ha per titolo "Chiudi i tuoi occhi",  "un gesto apparentemente semplice - scrive - che però può condurti all’interno del tuo centro vitale, dove puoi riconciliarti con ia parte più profonda e vera di te stessa".

Con infinita dolcezza e con uno stile diretto e coinvolgente, l'autrice propone, in questo libro, una serie di riflessioni e meditazioni guidate, che possono essere facilmente sperimentate da ogni donna che desidera intraprendere il suo personalissimo viaggio verso il proprio cuore.

Quello spazio sacro dove puoi comprendere quanto possa essere unico e meraviglioso ogni istante della tua esistenza, al di là di qualsiasi definizione e giudizio. Perché quando sei centrata e radicata in te stessa, e connessa al cielo come alla terra, ritorni semplicemente a benedire la Vita con tutto il tuo splendore.

"È come se stessi giocando ad una specie di caccia al tesoro. Ma non è lì fuori che troverai il tesoro che stai cercando. Perché il tesoro è già qui, dentro di te. Il tesoro sei tu".

Margherita Rusconi (ilgiardinodeilibri.it)

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Martedì, 27 Aprile 2021 12:06

LA PROVINCIA DI LECCO RICORDA I SUOI 25 ANNI (E FESTEGGIA GLI 80 DEL SUO PRIMO PRESIDENTE)

In apertura del Consiglio provinciale di lunedì 26 aprile, si è svolta una breve cerimonia introdotta dal Presidente della Provincia di Lecco Claudio Usuelli: “Nel 2020 ricorrevano i 25 anni di attività della Provincia di Lecco, istituita con decreto del Presidente della Repubblica del 6 marzo 1992 e operativa con le prime elezioni nell’aprile e maggio 1995,  ma per le restrizioni dovute all’emergenza sanitaria Covid-19 non abbiamo potuto organizzare alcun evento. Visto che mercoledì 28 aprile il primo presidente Mario Anghileri compie 80 anni, abbiamo pensato di celebrare insieme queste due ricorrenze”.

Alla cerimonia sono intervenuti tutti gli ex Presidenti della Provincia di Lecco, che hanno preso la parola per un breve saluto:

  • Mario Anghileri (1995-1999 e 1999-2004)
  • Virginio Brivio (2004-2009)
  • Daniele Nava (2009-2014)
  • Stefano Simonetti (Presidente facente funzioni giugno 2014-ottobre 2014)
  • Flavio Polano (2014-2018)
  • Claudio Usuelli (2018-2021)

Mario Anghileri nel suo intervento ha ripercorso le tappe che hanno portato alla costituzione della Provincia di Lecco e i primi anni di attività; il Presidente Usuelli e gli ex Presidenti hanno omaggiato Anghileri con un’edizione pregiata e limitata de I Promessi Sposi e una Lucia, la tipica imbarcazione lago di Como, accompagnati da una pergamena con la seguente dedica: A Mario Anghileri, primo Presidente della Provincia di Lecco, per aver costruito il nuovo ente su solide fondamenta, affermando e valorizzando l’identità del territorio lecchese. Con grande stima e riconoscenza, la ‘sua’ Provincia di Lecco.

Presenti in sala anche il Prefetto di Lecco Castrese De Rosa, l’Onorevole Gianmario Fragomeli, i Consiglieri regionali Mauro Piazza e Raffaele Straniero, il Sindaco del Comune capoluogo Mauro Gattinoni.

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Martedì, 27 Aprile 2021 10:13

SERVIZIO CIVILE: INIZIATA L'ESPERIENZA PER I GIOVANI ANCHE A BARZIO, MOGGIO, PASTURO, INTROBIO E PRIMALUNA

Giovedì 15 aprile 13 giovani del territorio lecchese e 40 giovani del Sistema Parchi di Lombardia hanno iniziato la loro prima esperienza di cittadinanza attiva, nell’ambito del programma di intervento di Servizio civile Take care: responsabili del nostro futuro, area patrimonio ambientale e riqualificazione urbana.

La Provincia di Lecco, in partnership con il Parco Nord Milano e in linea con le indicazioni del Dipartimento per le Politiche giovanili e il Servizio civile universale, quest’anno affronterà la sfida della formazione in modalità a distanza, causa emergenza epidemiologica,

Al primo incontro, che si è svolto lo scorso 25 marzo, erano collegati oltre 50 ragazzi e sono intervenuti per il Parco Nord Milano il Presidente Marzio Marzorati e il responsabile Servizio Comunicazione e Vita del Parco e Area Parchi Tomaso Colombo, per il Parco Monte Barro il responsabile del progetto “Parco Nord: la resilienza nel verde” Diego Negri, per la Provincia di Lecco l’addetto stampa e comunicazione Samuele Biffi, il responsabile del progetto “Dai giovani segnali per il futuro e per una comunità resiliente: sicurezza, territorio, ambiente, protezione civile” Fabio Valsecchi, la coordinatrice del Servizio civile Antonella Cazzaniga, la coordinatrice responsabile gestione dei volontari Nicoletta Orlandi.

Il Presidente della Provincia di Lecco Claudio Usuelli ha voluto inviare un messaggio per l’occasione: “Nell’ultimo anno, nonostante il lock-down, enti e volontari hanno dimostrato di saper adottare e attuare misure ispirate al principio di flessibilità e massima sicurezza, rimodulando e convertendo le attività dei progetti in interventi di utilità pratica, in funzione dello scenario emergenziale. Ringrazio gli amministratori e gli operatori che hanno scelto nuovamente di accettare la sfida del sistema, impegnandosi per raggiungere risultati positivi e dimostrando una elevata capacità di resilienza. Dal 2008 a oggi per la Provincia di Lecco il Servizio civile rappresenta il miglior investimento sui giovani, che hanno l’opportunità di mettere a frutto un anno della loro vita all’interno della pubblica amministrazione e acquisire competenze professionali e relazionali di rilievo, insieme a un’esperienza formativa sui temi della cittadinanza attiva e dell’educazione civica, di grande utilità per il loro futuro di cittadini”.

Il Presidente di Parco Nord Milano Marzio Marzorati ha commentato: “Il Servizio civile universale è una grande opportunità per esprimere la disponibilità alla tutela del bene comune e di responsabilità dei giovani che rappresentano una preziosa risorsaSono molto felice di vedere la grande risposta, ogni anno maggiore, che arriva dai giovani che vogliono partecipare portando le proprie competenze e personalità nelle azioni concrete con le aree protette. In Italia il Servizio civile universale quest’anno vede il coinvolgimento di circa 47 mila persone, un grande risultato che testimonia la passione e la volontà dei giovani di mettersi alla prova con progetti di comunità pensando anche al loro futuro professionale e alla cura del bene comune. Auguro buon lavoro agli operatori del Parco in questa nuova esperienza e ai giovani. Sono davvero grato della loro presenza perché portano gioventù, curiosità ed entusiasmo, condizioni oggi indispensabili per vivere e amare le aree protette”.

Gli operatori volontari anche quest’anno saranno protagonisti di un’esperienza unica di crescita personale e professionale, affiancati quotidianamente da un tutor che farà conoscere loro il mondo della pubblica amministrazione e delle istituzioni pubbliche nei quali si troveranno a operare: la Provincia di Lecco, il Parco Monte Barro e i Comuni di Barzio, Introbio, Moggio, Pasturo, Primaluna.

Nella prospettiva di promuovere la cultura dell’educazione civile, dell’ambiente, dell’educazione ambientale, del turismo ecosostenibile all’interno del Sistema lombardo dei Parchi e Aree protette nonché della cooperazione tra gli enti, la Provincia di Lecco auspica che questa prima collaborazione con il Parco Nord Milano possa continuare nei prossimi anni con lo stesso successo.

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Martedì, 27 Aprile 2021 08:06

IL PIRLA DI GORIO

Alessandro Rigamonti e Donato Moretti sono prima di tutto due brave persone.

Poi sono anche due eccellenti divulgatori di casa nostra, semplici, diretti, essenziali, appassionati: quando li vedi sui monti che ti stanno descrivendo capisci che amano quel che fanno e riescono a trasmettertelo. Niente saccenza, niente supponenza. Ti accompagnano in giro per i Posti Bellissimi di tutte le Valli come fossero due tuoi amici. E non puoi non apprezzarli.

Poi succede che domenica scorsa, mentre stavano lavorando per costruire un'altra puntata dei loro "Itinerari", come molte volte hanno fatto salgono in Valsassina. Vanno verso Gorio, quel bel prato con cascine che si vede a sinistra dal Colle di Balisio e parcheggiano la loro auto lasciando bene in vista un documento che giustificava quel parcheggio. 

Gorio domenica (perchè anch'io ero lì al mattino) sembrava davvero un piccolo Paradiso, un gioiello verde con vista sulle selvagge bellezze di Pizzo, Orscellera e Sodadura; un balcone spettacolare di fronte ad un altopiano sfregiato irrimediabilmente da cemento, mattoni e tutto il resto (ma questa è un'altra lunga storia).

Ma da quelle parti, domenica, c'era in giro anche un pirla (e chissà da dove veniva). Già, uno che non sapendo come fare per esprimere la propria ignoranza ha scelto di colpire loro, Alessandro e Donato, frantumandogli il lunotto posteriore dell'auto.

"Vent'anni di servizi e reportage per il territorio con la trasmissione TV #itinerari su Unica TV e il territorio così ci ringrazia" scrivono. Parole che fanno male. Molto male. E che dovrebbero far pensare.

Bisognerebbe trovarlo, sto pirla. Bisognerebbe trovarlo e pubblicare ovunque la sua foto.

Intanto ad Alessandro e Donato, da queste pagine che spesso citano quelli che anche per loro sono Posti Bellissimi, ci scusiamo pubblicamente. 

Non siamo tutti così. Ma Alessandro e Donato, che sono persone intelligenti, questo lo sanno bene.

Riccardo Benedetti

P.S.: voglio precisare, a scanso di equivoci e fraintendimenti, che il titolo si riferisce esclusivamente alla zona dove è avvenuto il misfatto. Non alle persone che ci vivono.

 

 

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Martedì, 27 Aprile 2021 06:18

VACCINARSI A PRATO BUSCANTE

Impossibile sbagliare. Anche in assenza di qualsiasi indicazione cartellonistica la sagoma imponente dei due gazebo bianchi si staglia nitida all’orizzonte, sulla sinistra, davanti al capannone. La struttura per la vaccinazione anti covid predisposta a Prato Buscante nell’area della Comunità Montana, è ben visibile già prima della rotonda di Pasturo. Il tunnel costituito dai due tendoni che conducono all’ingresso dell’area vaccinale è pavimentato con piastrelle ad incastro autobloccanti che scricchiolano ad ogni passo. Appena davanti all’edificio un’infermiera mi punta una pistola alla fronte. Alzo le mani. Lei ride e mi rassicura: “È solo un termometro.” Tre secondi e ho il via libera.

Subito vengo accolto da un volontario della protezione civile che mi chiede di sanificare le mani col gel, di strappare il tagliando con il numero progressivo (proprio come al supermercato quando c’è molta gente) e mi indirizza a sinistra verso un’operatrice dotata di mascherina, camice e computer, alla quale fornisco i dati necessari. Sono le 14.20. L’appuntamento con la siringa è fissato per le 14.35. Così mi siedo a distanza di sicurezza da altri vaccinandi. Saremo una quindicina in tutto nell’ampio capannone: nessun assembramento, distanze rispettatissime. L’attesa non è lunga. Nel frattempo inizio a star scomodo sulla sedia. Forse sono un pochino preoccupato. Nonostante le probabilità siano quasi inesistenti, il battage multimediatico sugli effetti collaterali del vaccino stanno forse facendo effetto. Spero, mi sussurro, che lo faccia anche il farmaco. Davanti a me, dietro quattro scrivanie bianchissime, attendono altrettanti medici che inseriscono nel pc i dati dei pazienti. Ho il tagliando numero 66 e stanno vaccinando il titolare del tagliando 54. Ma le operazioni procedono spedite.

Altre persone entrano nel capannone e si accomodano sule sedie libere. Una signora dai capelli fucsia dice alla sua vicina (ma non troppo) di sedia che “Preferisco farmi fare l’Austria Zenga, però anche il Bizzer va bene”. Non riesco a decifrare la replica dell’interlocutrice. Il volontario in tuta verde fluo grida: “Numero 57”. Un signore col cappello si alza e tenta di entrare al reparto vaccini senza passare dal medico. Il volontario verde fluo lo placca e molto gentilmente lo accompagna alla scrivania. Trascorrono dieci minuti e arriva il mio turno. Il medico scorre rapidamente il questionario che ho preventivamente compilato, picchietta qualche cosa sulla tastiera e mi spiega rapidamente il meccanismo di funzionamento del vaccino. Mi aspettavo Astra Zeneca e invece mi rifilano Pfizer. Vabbé, uno vale l’altro. Almeno spero. L’importante è che l’intruglio svolga il suo compito. Mi indicano uno dei quattro reparti adibiti allo scopo e mi infilo nel separé dove mi attende un’operatrice sanitaria. Le chiedo se posso scegliere la marca del vaccino. Intuisco sotto la sua FFP2 (o FPP2?) un sorrisetto. Anche gli occhi le sorridono: “No, però può scegliere su quale braccio farsi vaccinare”. Capito. Un ago sottilissimo si infila nel muscolo, poco sotto la spalla sinistra e nel giro di due o tre minuti tutto è finito: vaccinato! Sono le 14.41: ventun minuti in tutto. E tutti sono stati efficienti, cortesi e puntuali. Passo in sala d’attesa per altri dieci minuti e sono libero. Ci vediamo per la seconda dose il 17 maggio.

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