C’è un Natale che dura tutto l’anno. Anzi, per la verità, si tratta di un Natalino.
Non gli ho mai chiesto del diminutivo: vista la prestanza fisica sarebbe stato più appropriato “Natalone”, ma, come penso la stragrande maggioranza di voi, non ho mai sentito nessuno essere chiamato così.
Natalino, invece, sì.
E il “nostro” Natalino domenica si è messo al collo un’altra medaglia d’oro, frutto di un impegno e di un’abnegazione incommensurabili.
Ma, soprattutto, figlia di un amore infinito per lo Sport, quello, come si dice, con la “S” maiuscola; quello che non rende o rende pochissimo; quello che fai non per battere gli altri ma per essere in pace con stesso; quello che pratichi perché così puoi stare in mezzo ai tuoi Posti Bellissimi quattro stagioni su quattro.
Non solo, perché il “nostro” Natalino, guarda caso, mette spesso il cappello d’Alpino e non è raro trovarlo sulla ciclabile mentre la pulisce prima di utilizzarla come pista di allenamento.

Eh sì, perché lui, una volta dismessa la tuta di maestro di sci di fondo e salutati i “suoi” Piani di Bobbio e la “sua” Rododendri, inforca un altro paio di attrezzi, questa volta a rotelle, e se ne va a mulinare braccia e gambe (sempre educatamente, prudentemente e soprattutto rigorosamente al mattino presto quando non c’è nessuno) sulla ciclabile.
Un esempio, il Natalino. E conforta il fatto che non sia l’unico anche se tra tutti lui, alto, biondo e con quel fisico invidiabile, non può che spiccare.
Quindi, grazie Natalino e grazie a tutti quelli come lui, esempi per le giovani generazioni che si affacciano allo Sport.
Quello con la “S” maiuscola, quello che fai per essere in pace con te stesso e godere quattro stagioni su quattro della bellezza dei nostri Posti Bellissimi.
Riccardo Benedetti