Se il successo e il richiamo di una manifestazione lo si può quasi sempre decretare anche attraverso i numeri, ebbene, la sessantesima Sagra non fa eccezione.
Premessa: non ci sono i numeri dei visitatori. Non ci sono perché negli anni ogni volta che venivano in qualche modo statisticamente calcolati (ad esempio tramite il conteggio delle auto in uscita) subito si alzavano le barricate di chi gridava all’esagerazione.
Per cui, da qualche anno, il numero di visitatori è lasciato all’immaginario collettivo, alle leggende valligiane per lo più confezionate da chi in Sagra sono anni che non ci va e quindi non sa nemmeno di cosa sta parlando.
Probabilmente gli unici a potersi avventurare nel fornire cifre sono i 3 bravissimi parcheggiatori (di sicura esperienza visto che d’inverno fanno lo stesso lavoro per la funivia di Bobbio) che assieme ai volontari dell’A.N.C. hanno regolato l’ingresso e l’uscita delle auto (e di centinaia e centinaia di moto) nell’area fieristica.
Uno, nessuno, centomila o un milione? Fate voi.
Ciò detto, il primo numero non può che essere il 60 e non è necessario spiegarne il motivo.
Se tutti avessero la voglia di leggersi le due pubblicazioni edite dalla Ceresa srl in occasione del 40° ed ora in quella del 60°, scoprirebbero che la Sagra non è solo una fiera o un mercato, ma rappresenta un’evoluzione che, nel bene e nel male, per nostra fortuna o nostro malgrado, questi dodici lustri ci hanno consegnato.
E, soprattutto, racconta molto della storia recente della Valsassina di cui è stata una indiscussa protagonista.
Un altro numero è 373.558: sono le visualizzazioni di due profili Facebook (Instagram ne ha avute 247.442) nel periodo dal 24 luglio al 20 agosto.
In totale fanno 621.000, una enormità che dà l’idea della grande popolarità che la Sagra ha saputo conquistarsi negli anni, una fama che ha resistito con tenacia alla solfa del “non è più quella di una volta” (divenuto un mantra in positivo) ed agli attacchi idioti da parte di chi, magari escluso dal ricevere prebende, ha dichiarato guerra a lei ma, soprattutto, alle persone che la organizzano e ci lavorano.
Volete sapere quali sono stati i post più visti? Terzo in classifica quello con la pubblicazione dei biglietti vincenti della lotteria (29.570), secondo il premio Sagra a Franz (30.724) e primo (anche se può sembrare incredibile) la foto del pranzo con gli alpini di Barzio (33.136).
Come abbiamo scritto su questo giornale nei giorni scorsi anche il Museo La Fornace, come ogni anno, si è avvalso del pubblico salito in Valle richiamato dalla Sagra ed ha chiuso con un totale di visitatori pari a 1.145.
E poi ci sono i numeri della sottoscrizione a premi: 25.000 (come i biglietti venduti), 50.000 (l’incasso lordo) e 30.000 che è il netto che la Cooperativa Le Grigne si aspetta di incamerare e che utilizzerà come contributo all’ammodernamento del parco veicolare.
E’ dal 1969 che la lotteria viene organizzata, quindi fate un po’ voi il conto di quanto denaro tramite e grazie alla Sagra per 56 volte è affluito sul territorio.
Infine, un numero che forse più di altri può dare un’idea della dimensione e del successo della Sagra.
Non è un numero enorme, solo un 15, ma sono i quintali di pizzoccheri che il ristorante ha acquistato per soddisfare il palato delle migliaia di persone che l’hanno affollato dal primo mezzogiorno, quello di sabato 9 agosto, all’ultima cena del 17, terminata solo mentre fuori tutti erano con la testa all’insù ad assistere ai 22 minuti (secondo più, secondo meno) di un memorabile spettacolo pirotecnico.
Riccardo Benedetti