E’ la notte di Bindo

30/11/2025

Quella che sta per giungere è la notte di Bindo, ventitré anni dopo la frana che ha cambiato, oltre alla morfologia del territorio, la vita a centinaia di persone.

In quella notte, e chi c’era avrà ancora negli occhi le luci e le ombre del disastro, 1.100.000 metri cubi di terra e massi travolsero case e aziende, aggiungendosi ai 200.000 metri cubi che erano scesi nella valle della Rossiga, questi fortunatamente senza conseguenze.

Nessuna vittima, nessun ferito (se non nel profondo del cuore): la previdenza (aiutata anche, consentitecelo, dalla Provvidenza) di un Sindaco saggio e i consigli dei tecnici che in questi giorni di piogge incessanti monitoravano la montagna fecero sì che la popolazione venne sfollata (non senza qualche difficoltà) poche ore prima dell’evento.

Una notte che non si può e non si deve dimenticare; una notte entrata nella Storia della Valsassina che in futuro gli studiosi accosteranno alla tragedia che nel 1762 costò la vita a 115 persone sommerse dalla frana di Gero.

E, a proposito di non dimenticare, vale la pena ricordar3e che proprio quest’anno da parte di ARPA Lombardia sono stati attivati nuovi strumenti di monitoraggio sia profondi che superficiali, “costituiti da un nuovo tubo inclinometrico con 6 sonde biassiali e cavo coassiale TDR e la posa di 3 stazioni GNSS automatiche più un master esterno al perimetro della frana. Sono inoltre state eseguite attività di manutenzione straordinaria della strumentazione preesistente ed è stata riperforata una verticale per la sostituzione di una delle colonne multiparametriche DMS”.

Secondo gli esperti dell’Agenzia Regionale, “i dati acquisiti dal 2017 identificano una superficie di scivolamento ad una profondità di almeno 40-50 metri, ed una velocità annua di movimento dell’intera massa, mediamente tra i 5 e i 10 cm/anno con aree che sono arrivate sino a 15/20 cm/anno. Tra il 2023 e il 2024 è stata registrata una accelerazione del dissesto, con spostamenti di alcune aree che hanno superato i 20 centimetri in Valle Rossiga ed i 15 centimetri nell’area di Bindo.  I movimenti registrati risultano legati ai cicli stagionali, con maggiori spostamenti nei periodi di elevate precipitazioni”.

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