Le Parole.
Che faticano ad arrivare. Che si perdono nei ricordi. Che svaniscono nella loro inutilità in un giorno che improvvisamente si è inginocchiato di fronte al mistero della vita che fugge.
Le Pagine.
Che potrei riempire e ancora riempire. Ma non sarebbero mai abbastanza. Perché dietro ogni angolo delle strade che hai percorso è sempre iniziata una storia nuova ed a capitoli si sono aggiunti capitoli sino a quando, come succede ad ogni essere che nasce, arriva il momento di chiudere l’ultima di copertina, riporre il libro sul comodino, appoggiarvi sopra gli occhiali ed attendere il sonno che verrà.

La tua vita? Un viaggio avventuroso e mai banale inseguendo istinto e passioni, cogliendo occasioni, cavalcando le onde dei tuoi talenti scoprendone ogni volta qualcuno ancora ben nascosto, sorprendendo chi ti stava vicino.
E il tuo sorriso. I tuoi consigli. La saggezza millenaria di un’Isola trapiantata qui al Nord dove non ti sei nascosto dietro al paravento delle false comodità ma hai giocato le tue carte a viso aperto e senza timori: cameriere, scultore, tennista, fotografo, pittore, financo guaritore e chissà che altro. Sicuramente filosofo, già, ma della concretezza.

E se De Andrè celebrò i Sardi come gli Indiani d’America, io spesso ti ho pensato proprio come un saggio Capo Tribù capace di ascoltare e poi rivoltare i pensieri, anche i più oscuri, suggerendo rimedi, confidando sensazioni, infondendo fiducia, alimentando speranza.
La tua Tenda era quella amatissima dimora sulla Provinciale, sogno condiviso con la tua inseparabile compagna e divenuto infine realtà; il tuo popolo le tante persone che si fermavano a condividere con te qualche momento della loro giornata ed alle quali offrivi quei prodigiosi caffè entrati nella storia ed il cui aroma permeava ogni anfratto della bottega.
Le tue armi? Scalpelli, sgorbie e mazzuole ma, soprattutto, una cultura plasmata nel tempo dall’esperienza e da una innata curiosità di capire ciò che accadeva per poi piegarlo al proprio giudizio ed offrirlo a chi aveva il piacere di conversare con te.
Adesso però è il momento dei saluti, caro Nello, e te li faccio con un proverbio sardo che penso potrebbe piacerti.
Sa domo est minore, su coro est mannu.
Buon viaggio, Maestro.
Riccardo