Il Vangelo ci parla di un momento difficile per Gesù. Alcuni discepoli mormorano contro di lui, altri ”tornarono indietro e non andavano più con lui”. Gesù ha detto cose “troppo dure” per loro. Non erano parole che raccomandano scelte morali impegnative, proposte di vita come difficili come quelle delle beatitudini, non erano la richiesta di dare tutto ai poveri per seguirlo più liberamente. Dopo il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, Gesù ha detto di essere il pane di Dio che trasmette la vita di Dio. Ha detto che la sua carne dà la vita al mondo. Nessuno aveva mai detto queste cose di Dio, mai parlato di lui così. Un Dio che versa il suo sangue e non chiede il nostro, un Dio che è pronto a morire per amore, che si fa piccolo come un pezzo di pane, che si fa cibo per l’uomo, che si mette a servizio della nostra vita, un Dio che non domina nessuno ma serve tutti, che dona vita e scompare come accade al pane.
Le parole di Gesù a Cafarnao, le parole “troppo dure”, dicevano anche che è finita la religione delle pratiche, dei riti, degli obblighi, della conquista dell’amore, dell’ansia di meritarsi l’amore di Dio. È il momento invece della intimità profonda con Dio, del nostro essere in lui perché lui è in noi.
Anche i discepoli avevano una concezione di Dio diversa – Dio onnipotente – che consentiva a loro di custodire nel cuore per se stessi sogni di gloria, di primato, di potenza. Se Dio è dono, perdono, umiltà e servizio, l’uomo vero, a sua immagine, ama, perdona, serve, dona vita.
Trovano dura una parola che promette vita.
Forse è duro il loro, nostro!, cuore che è chiuso e poco disponibile a diventare protagonista di una vita donata. Chi mangia Gesù che si dona non può trattenere per sé la vita, non può pensare solo a se stesso, non può mettere se stesso al centro di tutto e aspettarsi dagli altri di essere servito. Chi mangia Gesù sceglie di essere servo e di dare la propria vita perché altri l’abbiano in abbondanza.
Gesù vuole essere “mangiato”, vuole che la sua carne, cioè la sua vita, diventi nostro cibo quotidiano. Gesù vuole che sentiamo la sua vita come il sangue che scorre nelle nostre vene. Con Gesù la vita diventa davvero piena, bella e libera, in una parola diventa “eterna”. “Volete andarvene anche voi?”.
Gesù non tenta di fermare i discepoli che se ne vanno, non cerca di convincerli. C’è tanta tristezza nelle sue parole ma anche fermezza e soprattutto un appello alla libertà di ciascuno. Si può andare o restare, comunque, si “deve” scegliere.
È bellissima la risposta di Pietro, in particolare quel “tu solo”. Come a dire: tu solo, non ho altro, non conta altro, ho solo te. Non ho altro di meglio! Non c’è altro, non c’è altro nel mondo, nell’universo, a cui affidare la vita. Tu solo doni vita! Con te e come te voglio donarmi tutto perché altri abbiano la vita in abbondanza.
Don Stefano Colombo