Don Stefano commenta il Vangelo della domenica che precede il martirio del Precursore

22/08/2026

I sommi sacerdoti, gli scribi e gli anziani mandarono dal Signore Gesù alcuni farisei ed erodiani, per coglierlo in fallo nel discorso. Ci sono proprio tutti. Tutti animati dall’intenzione di screditare Gesù e in qualche modo di toglierselo di mezzo. Gli scribi, gli anziani, sommi sacerdoti, i farisei e gli erodiani, anche così diversi tra loro nel modo di vivere i rapporti con le autorità romane, convergono nell’intento di eliminare Gesù. Formulano una domanda nella certezza che comunque avrebbero ottenuto quello che volevano. Si rivolgono a lui dicendo cose vere e accattivanti e questo rende ancora più terribile la loro ipocrisia “Maestro, sappiamo che sei veritiero e non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno, ma insegni la via di Dio secondo verità”. (È divertente il fatto che la loro ipocrisia li rende però capaci di dire cose molto vere su Gesù. Loro lo prendono in giro ma lui è davvero proprio così. Maestro, veritiero, coraggioso, libero.)

È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no?

Se avesse risposto “è lecito” sarebbe passato agli occhi del popolo come un collaborazionista dei romani, rispondendo non è lecito avrebbero potuto presentarlo ai romani come un uomo pericoloso, un eversivo.

Gesù smaschera la loro ipocrisia e risponde con molta scaltrezza e, come sempre, usa lo stesso “conflitto” come una preziosa occasione per offrire a tutti, anche a noi, buoni e seri motivi di riflessione e un invito alla conversione dall’ostilità all’accoglienza nei suoi confronti.

È molto scaltro quando chiede loro di poter visionare un denaro. Lui non lo possiede, loro sì. E questo è già un messaggio notevole.

Sul denaro c’è l’immagine di Cesare e due scritte: “Tiberio Cesare figlio augusto del divino Augusto” e “pontefice massimo”.

Bellissima è la risposta di Gesù “quello che è di Cesare rendetelo a Cesare e quello che è di Dio a Dio”. Sembra che Gesù mette sullo stesso piano Cesare e Dio. Ma non è così. A Cesare spetta, se gli è dovuta, la moneta che porta la sua immagine. A Cesare spettano delle cose. A Dio spetta il cuore dell’uomo, la sua mente, le sue forze. A Dio spetta la nostra anima. A nessun Cesare (anche ad una eventuale autorità religiosa) dobbiamo e possiamo dare la nostra anima. Cesare può mettere la sua immagine sulle nostre cose ma non su di noi perché noi siamo fatti a immagine e somiglianza di Dio. Siamo liberi, siamo bellissimi, perché creati a immagine di Dio, addirittura siamo suoi figli. Noi non apparteniamo a nessuno se non a Dio!

In questa risposta Gesù dice anche che Cesare deve operare con impegno e responsabilità per il bene comune, per la fraternità, per la libertà e la dignità di ogni uomo. A Cesare possiamo dare il tributo che chiede a patto che Cesare sia al servizio di ciò che Dio stesso sogna per i suoi figli sulla terra.

Don Stefano Colombo
Casa Paolo VI – Concenedo

Ti consigliamo questi articoli

“Confluenze creative”: inaugurata a Introbio la mostra collettiva

Inaugurata ieri a Introbio la mostra collettiva di pittura “Confluenze

COREPLA e SILEA avviano la prima raccolta differenziata delle capsule del caffè in plastica

Prende il via la raccolta differenziata delle capsule in plastica di

Tempi lunghi per il ripristino delle linee telefoniche del comune di Cortenova

Da molti giorni i telefoni dei comune di Cortenova non