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Sabato, 12 Giugno 2021 06:59

AMPIO PROGRAMMA ESTIVO PER IL PLANETARIO

in Cultura

Il Planetario propone un’estate ricca di iniziative. C’è un ritorno assai gradito per le famiglie, i campus per i ragazzi dai 7 agli 11 anni, e ci sarà una novità assoluta: il ciclo “L’Universo dentro e fuori di me”, che abbina consapevolezza di sé, meditazione e astronomia. Oltre a eventi speciali come l’Asteroid Day e ai venerdì di approfondimento nel fresco del cortile del Belgiojoso, con una grande ricchezza di temi. Luglio poi partirà con la rassegna di cinema d’animazione “Fantasmagorie”, in collaborazione con Dinamo Culturale

Partiamo dai campus: i genitori, dopo un anno di attesa per il Covid, li aspettavano. Ce ne saranno ben sette, su quattro livelli di difficoltà diversi. I ragazzi dal lunedì al venerdì, per tre ore nella mattinata, assisteranno a proiezioni nella cupola, lezioni di approfondimento e laboratori di astronomia. Ecco le date: 21-25 giugno primo livello; 5-9 luglio secondo livello; 19-23 luglio terzo livello. Il quarto livello e gli altri campus si terranno dal 30 agosto al 10 settembre, due dei quali al pomeriggio. Per ogni informazione e per le iscrizioni bisogna chiamare il 328.8985316 (Loris Lazzati).

Una novità assoluta è il ciclo “L’universo dentro e fuori di me”, un percorso alla ricerca della consapevolezza del proprio respiro che parte dall’ascolto del proprio corpo, con la guida di due istruttrici Odaka Yoga (Cecilia Corti e Anna Dell’Era) sino ad arrivare al cosmo, con la serata finale curata da Loris Lazzati e intitolata “Siamo polvere di stelle”. Il ciclo comincerà mercoledì 16 giugno alle 18.30 con un’introduzione gratuita al percorso vero e proprio che avrà tre appuntamenti: mercoledì 30 luglio “Consapevolezza di sé”, mercoledì 7 luglio “In armonia con lo stress” (per questi primi due appuntamenti si può scegliere tra due turni, il primo mattutino alle 7.30, il secondo pomeridiano alle 18.30) e venerdì 9 luglio alle 21 (la serata astronomica). Si può partecipare all’intero ciclo (iscrizione al costo speciale di 20 euro entro il 16.06) o alle singole serate. Tutto su prenotazione, da effettuare con una mail all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. che è il riferimento anche per tutte le altre iniziative tranne che per Fantasmagorie (in questo caso le prenotazioni vanno inviate a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.).

L’Asteroid Day riprende una tradizione consolidata da ormai 6 anni. In prossimità del 30 giugno, data in cui si verificò il catastrofico schianto di Tunguska, la ricorrenza viene celebrata in tutto il mondo con iniziative scientifiche. Il Planetario proporrà venerdì 25 giugno, alle 21, una serata sugli impatti di asteroidi, i rischi e le missioni spaziali dirette agli asteroidi anche in vista di una difesa della Terra.
Domenica 27, alle ore 16, ci sarà l’AsteroidDay vero e proprio, dedicato alle famiglie e anche ai più piccoli, dove si imparerà a “cucinare” una cometa e si potrà vedere illustrato il modellino di una vera sonda diretta in scala 1:2.
Luglio si aprirà con tre serate, l’1, il 2 e il 3, dedicate a Fantasmagorie, rassegna di film fantastico di animazione con presentazione dei film da parte degli esperti dell’associazione Dinamo Culturale.

I venerdì sera vedranno conferenze di notevole fascino: il 18 giugno “Il caso Plutone: perché non è più un pianeta?” (tenuta da Loris Lazzati), il 16 luglio “Alla velocità della luce… e oltre” (Stefano Covino), il 23 luglio “Sbarco sulla Luna: verità scientifica o finzione hollywoodiana?” (Loris Lazzati) e il 30 luglio il ritorno di Luca Perri con “La scienza di Star Wars”.
Questo venerdì, 11 giugno, alle 21, e domenica 13 giugno alle 16 si terranno le ultime due cupole prima della pausa estiva (riprenderanno regolarmente in settembre).

Martedì, 18 Maggio 2021 11:27

LA SCOMPARSA DI FRANCO BATTIATO

in Cultura

L’Era del cinghiale bianco si è definitivamente conclusa ieri. Con Franco Battiato, classe 1945, scompare uno dei fondamenti della musica italiana. Non solo di quella “leggera” alla quale il maestro di Ionia aveva strappato brandelli di sincerità per un interminabile esperimento di contaminazione durato 50 anni.

Dalla musica sinfonica alla meditazione sufi. Dalle “canzonette” alla musica lirica. Dal cinema alla pittura, alla filosofia “dell’anima”, alla politica. Lui non si è mai stancato di esperire, solcando profondità abissali, tutto quanto c’è nell’uomo e intorno all’uomo. Voleva sempre, instancabilmente, capire, vedere, rischiare, comunicare. Ecco. Il termine esatto per indicare uno degli aspetti essenziali della sua attività artistica complessiva è proprio la comunicazione aperta al mondo e riavvertita per procedere sempre oltre. Per scoprire l’oltranza e L’ombra della luce. Un autore certamente “difficile” in grado però di disegnare un tragitto fecondo. Tragitto inciso da decenni nella storia della musica, capace di far convergere in un punto di intersezione Vite parallele che altrimenti non si sarebbero mai incontrate. Amava i paradossi.

E si muoveva lungo un percorso interno anche a quella sensibilità popolare che è parte significativa dei successi del cantautore siciliano e che ha sempre, dico inspiegabilmente, catturato l’attenzione anche di chi come me non ha mai seguito con costanza e grande interesse le sue esplorazioni. Ma le suggestioni sonore di Battiato colpiscono immediatamente anche l’orecchio più distratto, meno sensibile meno interessato alla scoperta delle Correnti gravitazionali dirette verso un Centro di gravità permanente che giustifichi la vita e spieghi La cura che ce ne prendiamo. La vita e l’arte di Battiato non hanno mai seguito percorsi rettilinei, dunque scontati, però lineari, zigzagando ovunque si manifestassero Segnali di vita da assorbire e amare perché Tutto l’universo obbedisce all’amore. Battiato non c’è più. Con lui, almeno in parte, la Musica muore.

 

Grazie al manoscritto del Museo Manzoniano di Lecco la prima stesura de I promessi sposi cambia ufficialmente titolo
Da "Fermo e Lucia" a "Gli Sposi promessi": questa sensazionale scoperta verrà divulgata in occasione della rassegna manzoniana organizzata dal Piccolo Teatro di Milano per festeggiare i 200 anni dall’inizio della stesura del romanzo

SISTEMA MUSEALE URBANO LECCHESE

Il 24 aprile 1821 Alessandro Manzoni dava inizio alla prima stesura di quello che sarebbe diventato il suo capolavoro: I promessi sposi. 200 anni dopo, in questa ricorrenza, il Piccolo Teatro di Milano inaugura un ciclo di incontri online che comprenderà la lettura integrale, suddivisa in diversi podcast, del testo del romanzo nell’edizione del 1827. La parola manzoniana sarà inframmezzata da interventi di grandi studiosi su temi di attualità suggeriti dall’opera. Questa iniziativa dall’intento fortemente divulgativo non avrà come titolo "Fermo e Lucia" con cui tradizionalmente è stata appellata la prima stesura, sebbene Manzoni non la avesse mai indicato personalmente, bensì "Gli Sposi promessi".

La tesi è stata suffragata dai maggiori studiosi di Manzoni, ma è la prima volta che viene presentata al grande pubblico. Tuttavia, l’aspetto più interessante è che la prova della sua fondatezza è stata fornita da un documento inedito conservato dal Museo Manzoniano di Lecco ed esposto nella sala 8 del nuovo allestimento.

Il manoscritto, composto da decine di pagine legate in un volume, è diviso in due parti: la prima, intitolata Gli Sposi promessi, risale al 1824, quando Don Lisander, non contento del risultato, stava riscrivendo I promessi sposi. Il testo contiene un riassunto dell’opera in cui sono presenti elementi della prima stesura, affiancati ad altri della versione definitiva. Nella seconda parte, invece, è riportata una trascrizione della fondamentale lettera a Cesare D’Azeglio Sul Romanticismo, con un’integrazione di altra mano, che è stata riconosciuta da alcuni tra i maggiori studiosi come una nota autografa dello stesso Alessandro Manzoni.

Per questo motivo La Prof.ssa Paola Italia dell’Università degli Studi di Bologna, che ha coordinato le ricerche sul manoscritto lecchese individuandone le chiavi interpretative ed è anche tra i curatori della rassegna organizzata dal Piccolo Teatro, ha proposto di intitolare l’iniziativa Gli Sposi promessi e non, appunto, Fermo e Lucia.

La notizia della straordinaria scoperta è circolata in recenti occasioni solo a livello strettamente accademico: la sua prima divulgazione al grande pubblico, che verrà sottolineata nell’incontro inaugurale nella giornata del 5 maggio sul sito gruppo.intesasanpaolo.com e sulle piattaforme audio streaming Spotify, Apple Podcast e Google Podcast, assume, quindi, una particolare rilevanza per la città di Lecco e per i suoi Musei.

Il commento dell'assessore alla Cultura del Comune di Lecco Simone Piazza: "Il Museo Manzoniano di Lecco, riallestito nell’ottobre 2019 con un impianto fortemente innovativo, non solo ha collaborato con la Prof.ssa Paola Italia e l’Università di Bologna per consentirne lo studio, ma ne ha evidenziato l’importanza all’interno del nuovo allestimento arricchendo la sala 8 in cui il prezioso reperto è esposto anche di un’installazione multimediale. Questo anche se in quel momento non si erano ancora concluse le ricerche che hanno successivamente portato alla scoperta dell’inedita nota autografa di Alessandro Manzoni. In un momento come questo, in cui i Musei riaprono dopo le obbligatorie chiusure causate dalla pandemia e sono bisognosi di iniziative di alto livello culturale, questo avvenimento riveste una particolare importanza e, non a caso, prevede anche il patrocinio del Comune di Lecco. Il manoscritto è ancora pieno di misteri per quanto riguarda molti suoi aspetti, tra cui l’identità degli autori, gli ignoti copisti e i molti, oscuri, passaggi di proprietà attraverso cui è giunto al Museo Manzoniano di Lecco. La ricerca, infatti, proseguirà e richiederà complesse analisi e strumentazioni di carattere scientifico. I particolari di questa avvincente storia verranno raccontati durante la prossima edizione della rassegna Lecco Città dei Promessi sposi che gli dedicherà lo spazio dovuto".

Domenica, 11 Aprile 2021 17:53

UN RICORDO DI PIERFRANCO INVERNIZZI

L`ultima volta che avevo parlato con Pierfranco, sempre cordialissimo e gentilissimo, non mancava mai di salutare anche quando passava con la sua jeep, era stato recentemente sulla vita di Antonia Pozzi.

Lui l`aveva conosciuta da bambino, in quel lontanissimo passato (siamo negli anni Trenta del Novecento) a dimostrazione di come la sua vita fosse davvero intrecciata alla lunga storia della Valsassina.

" Mio padre era molto amico del padre della sfortunata Antonia, Roberto Pozzi (come noto avvocato e Podesta` di Pasturo per diversi anni durante il Fascismo) e avevano anche un carattere simile: amavano i cavalli, le lunghe passeggiate col cavallo, ed erano entrambi molto autoritari in famiglia".

Cresciuto con una educazione rigida ma con ottime maniere, sarebbe veramente difficile ricordare tutte le attivita` e tutte le iniziative a cui ha partecipato.

E` stato l`ultimo proprietario delle Miniere di Barite di Cortabbio, ancora in funzione fino ad anni recenti, e oggi diventate un centro di attrazione turistica, sulla base di un progetto realizzato dal figlio Tommaso.

Ma soprattutto, come ho gia` brevemente ricordato, era una miniera di informazioni, notizie storiche (e non solo sulla geologia) un punto di riferimento per chiunque volesse fare ua ricerca sulla storia valsassinese.

Alla morte di Giulio Selva, notissimo giornalista introbiese scomparso nel 1990, fu lui a ritirarne l`archivio per conto dell`Associazione Amici della Torre (ed eravamo rimasti in parola di scriverne qualcosa, a 30 anni di distanza).

Ma soprattutto un punto di riferimento per molti professori e studiosi: dalla paleofrana di Cortabbio, circa diecimila anni prima di Cristo (subito dopo la fine della glaciazione) fu lui a darmi le pubblicazioni di un convegno in merito, tenutasi guarda caso poco prima che crollasse la nuova frana di Cortenova nel 2002.

Collaboro` a lungo con il professore dell`Universita` di Bergamo Marco Tizzoni, sia per i ritrovamenti archeologici di uno scavo riguardante l`estrazione del ferro in eta` romana ai Piani d`Erna, sia per una ricerca sulle miniere di Premana nel Cinque-Settecento e dei Notai che avevano siglato le concessioni, pubblicata per conto del Museo di Lecco.

Ugualmente collaborava con altri ricercatori, sulla storia dei Bergamini, dei minerali, di cio` che maggiormente rappresentava la storia valsassinese.

Non mancava mai di partecipare, con la moglie Bice, ai mercatini dell`artigianato che si sono tenuto all`ombra della Torre di Introbio sia a Natale che in Agosto.

Con lui scompare, dopo Flavio Selva, un altro grande promotore e protagonista della cultura valsassinese.
Condoglianze davvero a tutta la famiglia per questa improvvisa scomparsa.

La Biblioteca Civica di Olginate lo scorso 8 aprile ha intervistato la docente del Liceo A. Manzoni di Lecco, Laura Polo D'Ambrosio, in merito a due saggi presenti nell'opera "I Todeschini. Una famiglia di artisti", edito da Cattano Editore con il patrocinio del Comune di Introbio. Dell'intervista vi proponiamo il video condiviso su FB dalla stessa Bibiloteca olginatese.
 
 
Lunedì, 05 Aprile 2021 07:33

PASQUA CON CHI PUOI !

Italia rossa fino a domani. E pure in seguito, ancorché con qualche attenuazione. La Valsassina non costituisce una discontinuità con il resto del Paese. Anche qui strade semideserte, locali e negozi serrati, alimentari a parte. Con pochissime eccezioni. Un tempo la Pasqua era “con chi vuoi”. Oggi, ai tempi del corona virus, è “con chi puoi”. Stiamo andando, noi e il mondo, fuori misura.

Ma per ottenere un mondo "a misura d'uomo" sarebbe necessario lasciare all'uomo la possibilità di misurare il mondo con la cadenza dei passi. È il passo lento ma sicuro della vita, la successione delle impronte umane guidate da quell'elan vital che preferisco chiamare buon senso, a garantire un percorso sostenibile e condivisibile. Proprio così, sui marciapiedi delle città come lungo i sentieri di montagna, seguendo i solchi scavati nei boschi, persino nella roccia, da milioni di passi umani che disegnano sempre la strada più "giusta", se non la più breve. Sempre la più sicura. Nonostante sia "vietato calpestare le aiuole". Per queste ed altre mille ragioni condivido l’idea di un Parco in Val Biandino, dove potrebbe muovere i primi passi un nuovo, minuscolo spiraglio di umana presenza. Anche se la pandemia mostra denti feroci.

Quando, durante la “bella estate” del 2020, parlavamo del "coronavirus che ci siamo lasciati alle spalle" stavamo commettendo un peccato grave di ottimismo. Temo proprio che lui, il virus, sia ancora ben fermo davanti a noi. E che ci resterà forse ancora a lungo. Troppa fretta di ricominciare. Troppo affanno per avviare una ripartenza dagli esiti incerti e pericolosi. Certo l'economia, la produzione, la vita quotidiana spingono con forza in questa direzione. E comprendiamo perfettamente le ambasce espresse qualche giorno fa da Fabio Dadati, a proposito dei viaggi aerei all’estero nonostante l’emergenza Covid e delle difficoltà nelle quali versano migliaia di esercizi nel settore turistico e della ristorazione.

Viene però allo scoperto, in questo frangente, grazie o a causa del virus, il problema di fondo prodotto dalla modernità: l'impossibilità di fermarsi, di riprendere fiato. Il mondo globalizzato non ammette rallentamenti, non sopporta pause. La spinta poderosa e cieca verso la "produttività" nasconde l'incapacità, temo radicalmente umana, di fermarsi e riflettere sul percorso e sulla meta. Decrescita felice? Per ora è solo crescita infelice. Stiamo avanzando alla cieca, a velocità folle delegando alla tecnologia funzioni che un tempo spettavano all'ideologia. E la tecnica, (metamorfosi del capitale) nuovo mito totemizzato del mondo, ha sempre più fretta.

A proposito: " le condizioni della selezione non raggiungono e non investono più l'uomo (...) poiché egli ha imparato ad assoggettare al processo dell'adattamento, invece di se stesso, i propri artefatti e i propri strumenti. Il mondo in cui viviamo è tanto meno un mondo darwinistico quanto più la teoria e la tecnologia sono mondi darwinistici oggettivati." Così Hans Blumenberg sembra indicare, con parole diverse, le conclusioni di Emanuele Severino (personaggio certamente non in odore di marxismo) quando il filosofo afferma che "Diventando lo scopo supremo delle forze che intendono servirsi della tecnica, quest'ultima usa e consuma tali forze, che si sono trasformate in mezzi. Cioè usa e consuma l'umanità in modo sempre più adatto al proprio indefinito potenziamento."

Tecnica = capitale ? Temo di sì. Proprio queste conclusioni, mi sembra, si possano trarre osservando il nostro mondo anche grazie al filtro potente della pandemia che, in realtà non ha altre origini, altre radici se non quelle che affondano nella globalizzazione la quale, lo ricordo, non è un progetto, né un disegno. Non è un "atto" ma un "fatto" che noi ci sforziamo di guidare ma di cui, in realtà, siamo solo semplici funzionari. La sto facendo troppo lunga. Chiudo citando un pensatore "anomalo" sotto tutti i punti di vista. In un appunto del 1887 Nietzsche scriveva che "l'amministrazione economica globale della Terra (...) che inevitabilmente ci attende (...) è un consumo sempre più economico degli uomini e dell'umanità". I mezzi sono diventati fini, i fini mezzi. Chi aveva posto l'uomo sulla testa? E chi lo aveva rimesso in piedi? Nihil novum sub sole.

 Oltre a tante nuove proposte on line (e non solo) per scuole e gruppi.

Dopo il successo dei laboratori on line per bambin*, visto il perdurare
dell’emergenza sanitaria, il Museo Torri di Caprino B.sco propone una nuova
offerta didattica per SCUOLE e GRUPPI e il primo GEO-APERITIVO on line
La Cooperativa Sociale Liberi Sogni, in collaborazione con il Comune di Caprino
Bergamasco e con il patrocinio dell’Ecomuseo Val San Martino, ha studiato una
ricca offerta di attività scientifiche e artistiche per gruppi (di tutte le età) e scuole
adatta ad essere realizzata in qualsiasi situazione, anche a distanza.

“Ci teniamo garantire l’accessibilità al Museo nonostante le restrizioni - spiega
Veronica Pandiani coordinatrice del progetto di rilancio del Museo Torri -
l’inaccessibilità dei luoghi della cultura rappresenta un grave privazione
soprattutto per i minori. I musei costituiscono un’importante occasione formativa
scolastica ed extrascolastica; stimolano la curiosità e il desiderio di
apprendimento, oltre a rappresentare un riferimento culturale per l’intera
comunità. Per questo stiamo promuovendo iniziative on line e un ventaglio di
proposte didattiche e non appositamente studiate per essere realizzate anche a
distanza”.Le attività sono realizzabili:

- OUTDOOR (appena possibile), passeggiate all’aria aperta in totale sicurezza
alla ricerca di rocce, fossili e biodiversità naturali... perché la geologia è la
scienza della Terra;

- ON LINE, una serie di laboratori a distanza da realizzare con la classe intera
(sia che sia in presenza a scuola o con gli alunni a casa);
- INDOOR, con la classe in visita al Museo o con l’esperto che, con il suo kit
didattico, vi raggiungerà a scuola (per le province di Bergamo, Lecco e altra
Brianza), sempre nel rispetto delle normative anti-Covid.

L’offerta completa è consultabile sul sito www.museotorri.it. Per informazioni e
prenotazioni è possibile contattare il Museo: 3347368295 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
“Per promuovere il museo tra giovani e adulti (curiosi, appassionati, studiosi di
geologia) abbiamo poi pensato ad una iniziativa nuova che realizzeremo per la
prima volta on line (su ZOOM) il 30 marzo alle ore 17.30 - prosegue Veronica-. Una
proposta che arriva da alcuni giovani geologi e studenti locali. Si tratta del
Geo-aperitivo, una sperimentazione che speriamo possa diventare un
appuntamento fisso”.

Per partecipare non serve avere competenze o conoscenze della materia, basta
avere un pizzico di curiosità e la voglia di scoprire e approfondire la geologia, la
scienza che studia la nostra Terra.

Sarà una staffetta dove si alterneranno giovani studenti o laureati in geologia che
presenteranno diverse ricerche relative a luoghi vicini e lontani.
In particolare il 30 marzo interverranno:
Francesco Riva e Simone Baio - “La Grotta 5 in Condotta, Valcanale BG”
Che segreti possono nascondersi nel cuore di una montagna?

Nel contesto della sorgente Nossana, a Valcanale di Ardesio, in Valle Seriana, studi
geologici e analisi mineralogiche hanno saputo raccontare la nascita e lo sviluppo
di questa grotta, scoperta solo pochi anni fa.
Serena Perini - “Sulle tracce di Homo: quando la geologia incontra la paleoantropologia

Tra gli ambiti di ricerca della geologia riveste un ruolo fondamentale lo studio del
tempo geologico.
Collocare nel tempo gli eventi del passato rappresenta una sfida di grande
interesse, specialmente quando può contribuire a farci comprendere meglio le
nostre origini. Scopriamo insieme come la geologia possa permetterci di rivelare
l’età di alcuni tra i siti d’interesse paleoantropologico più importanti al mondo.

Per partecipare all’incontro è necessario iscriversi entro il 28 marzo compilando
questo google form dove si possono trovare tutte le informazioni utili.

Un altro prestigioso traguardo per l'artista valsassinese Domenica Regazzoni che nei giorni scorsi si è vista recapitare dall'Accademia Albertina delle Belle Arti di Torino una lettera nella quale la prestigiosa istituzione comunicava di aver accettato il dipinto "Le Onde s'infrangono", opera ispirata alla canzone scritta da due esponenti di primo piano della musica italiana, il poeta/paroliere Mogol ed il cantautore Mango, scomparso prematuramente nel 2014. 

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Domenica, nata sotto la Grigna, nella sua vita ha sempre respirato, oltre alla buona aria della Valle, arte di alto livello, vuoi perchè figlia del grande liutaio Dante Regazzoni, vuoi per quella naturale inclinazione che fà scegliere di percorrere le durissime vie che l'artista deve imboccare per cercare di giungere alla sua meta.

E lei, testa dura come il sasso che gli strapiombava sopra casa a Cortenova, non ha tralasciato nulla per arrivare ad imporsi, cogliendo successi nazionali ed internazionali con relative soddisfazioni.

L'accettazione di una sua opera all'Accademia Albertina è un altro mattone che va ad aggiungersi ai tanti che la nostra amica ha utilizzato per costruirsi la propria arte e comunicarla, con successo, al mondo intero.

lettera accademia

 

 Le onde sinfrangono1

E` con vero dolore che apprendiamo della scomparsa di Flavio Selva, 81 anni, morto a Milano dopo una breve malattia.
Conosciutissimo in Valsassina, soprattutto a Primaluna dove abitava, tra i fondatori della Associazione Amici della Torre nel 2001, di cui e` stato protagonista e per alcuni anni anche Presidente, insieme al professore introbiese Marco Sampietro, Flavio Selva era una presenza amabile e rassicurante, in molte delle manifestazioni e delle mostre organizzate dall'Associazione, soprattutto durante il periodo estivo.

Profondamente ambientalista, conoscitore delle piante, dei funghi e della vegetazione, si era battuto per la conservazione pero` delle opere storiche, dei reperti, delle testimonianze che i nostri padri ci hanno lasciato ma che troppe volte sono state demolite da Sindaci valsassinesi poco lungimiranti.

Era stato duramente colpito nei suoi affetti personali dalla tragica morte della moglie Pina, travolta da un`auto nel 2012 mentre attraversava la strada davanti a un supermercato, ma non aveva mai perso il suo sorriso e la sua caratteristica bonomia.
Con Flavio Selva la Valsassina perde uno dei suoi cultori storici, una persona abituata a lavorare dietro le file, senza manie di protagonismo e senza volersi mettere in evidenza, ma con la tenacia e la semplicita` di una persona vera.

Alla famiglia, ai figli e ai nipoti a cui era legatissimo, vadano senz`altro le nostre piu` sentite condoglianze

Nella foto, tratta dalla pagina Facebook di Amici della Torre, Flavio e` il primo a destra insieme a Bruno Biagi , Luigi Galperti e Marco Sampietro

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