Partecipiamo alla celebrazione eucaristica per incontrare il Signore, per essere tenacemente avvolti dal suo amore, per rinnovare la nostra vita ed essere aiutati sempre di più ad essere discepoli e diventare davvero testimoni di Gesù e del suo Vangelo nella nostra vita. il vangelo di questa ci ricorda che Gesù ci accoglie, ci ama e poi ci invia. Ci invia nel mondo, nella concretezza della nostra vita, in quei luoghi che amiamo, che frequentiamo, che visitiamo, i luoghi della nostra quotidianità. Dove siamo conosciuti, amati ma anche “stranieri”, luoghi caratterizzati dalla famigliarità ma anche dalla indifferenza, luoghi di pace e serenità ma anche luoghi di conflitto. Ci invia, il Signore, nella vita, quella feriale, quella che pulsa, geme e freme nelle case e nelle strade. Non sempre ci attendono situazioni facili, anzi il più delle volte incontriamo un mondo di lupi.
La preoccupazione di Gesù è che il nostro “andare” sia secondo il suo stile, alla “sua maniera”. Tra i lupi non dobbiamo assolutamente mai diventare “lupi”. Dobbiamo restare pecore.
Aggiunge poi che dobbiamo essere saggi, lucidi, avveduti e prudenti. Dobbiamo sempre mettere in gioco con tenacia la nostra intelligenza, la nostra capacità di discernere. Dobbiamo avvicinarci a persone e situazioni con le domande sempre pronte nella mente, per comprendere sempre di più, sempre più profondamente per non essere stravolti dai timori e dall’affanno.
Dobbiamo essere miti, dobbiamo rimanere agnelli tenendo lontano da noi la cupidigia, la possessività, l’arroganza, l’ostentazione, la vanità e la violenza e abbracciare la gratuità, la dolcezza e la gentilezza, lo spirito di servizio, la delicatezza del prendersi cura. Attraverso di noi deve vincere e rendersi presente sempre di più il regno di Dio.
Mi piace a questo punto ricollegarmi alla esperienza di Elia sul monte Oreb. Incontra Dio non dove era abituato cercarlo. Non era nel vento gagliardo, nel terremoto, nel fuoco, ma nella brezza leggera. È l’esperienza di Dio che possiamo fare anche noi oggi. Vorremmo che fosse diverso, ci piacerebbero manifestazioni di potenza da parte sua, vorremmo che si imponesse, che sbaragliasse tutto ciò che è il suo contrario. Per noi tutto sarebbe più facile, sicuramente, pensiamo, vincente. Ma non può essere così. Si tratta di brezza lieve e non di vento gagliardo, fuoco e terremoto. Non può essere che così anche quando centriamo noi, quando, speriamo, che qualcosa di suo, di Dio, passi anche attraverso di noi. Anche oggi, anche per noi si tratta di brezza leggera. Si tratta di un andare nel mondo appunto da agnelli e non da lupi. Si tratta di un “andare” avvolto più dal silenzio che dalle urla, dal suono si sirene e di campane o di colpi di armi. Si tratta di avvolgere tutto di parole sussurrate, canti melodiosi, carezze, magari sospiri e lacrime o gentili sorrisi, qualcosa di simile a una brezza leggera appunto.
Don Stefano Colombo
Casa Paolo VI – Concenedo