Ormai i riscaldamenti li abbiamo accesi tutti: caloriferi, stufe a legna, stufe a pellet, a kerosene (ce ne saranno ancora?) e impianti vari sono entrati in funzione già da qualche settimana.
Ma quali sono le regole per il “riscaldamento”?
Ebbene, dovete sapere, se non lo sapete già, che esistono diverse zone climatiche classificate dalla “A” alla “F”: quelle che interessano a noi sono le ultime due, la “E” e la “F”.
Nella zona climatica “E” gli impianti possono essere accesi dal 15 ottobre al 15 aprile, per un tempo massimo di 14 ore giornaliere, distribuite liberamente tra le 5.00 e le 23.00.
Nella zona climatica “F”, invece, non sono previste limitazioni temporali; il riscaldamento può essere attivato in qualsiasi momento, secondo necessità.
Ma quali sono i comuni del Lecchese che rientrano nella zona “F”?
Ecco l’elenco come da comunicazione della Provincia: Ballabio, Barzio, Bellano (frazione di Vendrogno), Casargo, Cassina, Crandola, Cremeno, Esino Lario, Margno, Moggio, Morterone, Pagnona, Parlasco, Premana, Sueglio e Valvarrone.
Ora, se dovessimo chiedere a un valsassinese qualsiasi di indicarci i luoghi più freddi della Valle sicuramente citerebbe (oltre ad alcuni compresi nella lista di cui sopra) Cortenova e Cortabbio (nel cui territorio è presente una località che non per niente si chiama “Fregera”) e qualcuno aggiungerebbe Pasturo.

Brina in Valsassina
Ma Cortenova, Pasturo e Primaluna con Cortabbio sono classificate in zona “E”, ne più ne meno di tutti gli altri comuni del Lecchese e della Brianza, nonché di Milano, Torino e Bologna (e molto altro, basta vedere la cartina che pubblichiamo in copertina).
Se, al contrario, chiedete allo stesso valsassinese qualsiasi quali sino i comuni più baciati dal sole risponderà senza batter ciglio “quelli dell’Altipiano”, e Vendrogno, e Crandola, tutti posti dove gli abitanti vanno giustamente fieri del lungo soleggiamento invernale di cui godono, non perdendo occasione di farlo goliardicamente pesare chiamando “Visi Pallidi” gli “sfortunati” abitanti della oscura Bassa Valle.
Ma come vengono definite queste “zone”? Riportiamo quanto letto sul sito di un noto produttore di caldaie:
Per regolamentare in modo equo e scientifico l’accensione degli impianti termici, il territorio italiano è stato suddiviso in sei zone di riscaldamento, identificate con le lettere dalla A alla F. L’assegnazione di un comune a una specifica zona non è arbitraria, ma si fonda su un parametro tecnico chiamato “gradi giorno” (GG).
I gradi giorno rappresentano una unità di misura che calcola il fabbisogno termico di una determinata area geografica.
Vengono calcolati sommando, per tutti i giorni del periodo di riscaldamento convenzionale, la differenza tra una temperatura interna di riferimento (fissata a 20°C) e la temperatura media esterna giornaliera, solo quando tale differenza è positiva. In parole semplici, un valore di gradi giorno più elevato indica un clima più rigido e, di conseguenza, una maggiore necessità di riscaldamento.
Esempio: i “gradi giorno” della zona “E” vanno dai 2.101 ai 3.000, quelli della zona “F” oltre da 3.001 in su.
Nota finale: le amministrazioni comunali in zona “E” possono, con apposita ordinanza, derogare alla norma generale.
Insomma, un’ordinanza “Fregera”.