Don Stefano commenta il Vangelo della settima domenica dopo il martirio del Battista

11/10/2026

Questa volta di fronte a questa pagina di Vangelo mi sono ritrovato a pensare e pregare per chi, in qualche modo, si preoccupa di offrire semi di parola di Dio. Sono persone che annunciano, che ricordano, che condividono parole che hanno cambiato loro la vita; parole che rasserenano, confortano, offrono una visione della vita, del mondo, di Dio capaci di rendere la loro vita più bella e più vera; parole che creano legami solidi, che aiutano ad amare davvero chi fa parte della loro vita e a fare qualcosa di significativo per il bene di tutti; parole ricche di speranza; parole che convertono e aiutano a vincere il male.

Mi si potrebbe dire…allora hai pregato per tutti. In un certo senso si perché realmente tutti possono essere “seminatori”. E’ vero che alcuni nella chiesa svolgono il servizio dell’annuncio, della predicazione, della catechesi ma ogni discepolo di fatto, nella sua quotidianità, offre semi di Parola di Dio.

La parabola parla di un lavoro del seminatore abbondante, senza misura, senza distinzioni, un lavoro che a volte può sembrare inutile, infruttuoso, sprecato. Quante volte ci si ritrova a pensare così. Si spargono semi di parole a piene mani e si constata che sembrano siano finite in cuori simili a terreni sassosi, tra cespugli di rovi, asfalti impenetrabili. La parabola ricorda invece a seminatori così che i frutti ci saranno e saranno abbondanti. La parabola dice che il fallimento è solo apparente perché per chi si dà da fare per il regno di Dio non c’è mai lavoro inutile, non c’è mai spreco.

Conviene poi sempre pensare a come è fatto il nostro cuore. Spesso assomiglia al terreno di una strada, a volte a un terreno pieno di sassi, a volte a un terreno pieno di rovi ma è anche terreno buono, ricco di tutto quello che serve perché il seme muoia e porti finalmente frutto abbondante.

Di volta in volta è bene chiedersi che tipo di cuore stiamo offrendo alla Parola di Gesù e cosa è bene fare perché a sua disposizione si metta sempre terreno fertile.

È così anche il cuore degli altri. Lo vediamo subito se è terreno incapace di accogliere i semi del vangelo, fatichiamo a volte a vedere e pensare che possa essere invece terreno buono. Dovremmo invece avere lo stesso sguardo di Gesù e guardarli come guardiamo a noi stessi grazie a Gesù. Tutti posso essere terreno fecondo capace di offrire tutto quello che serve perché la parola porti frutto.

Don Stefano Colombo
Casa Paolo VI – Concenedo

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