Che la Valsassina sia ricca di sorprese e storie che si possono definire “inusuali” non è una novità. Ogni borgo, l’esperienza lo insegna, racchiude tra i muri che circondano le sue contrade vite da raccontare, esperienze da tramandare, realtà da conoscere. Ma siamo, riconosciamolo, restii noi valsnasnatt a “far sapere”: non si tratta di un difetto, intendiamoci, ma solo il retaggio che ci portiamo appresso di generazioni che hanno preferito il “fare” all’apparire, e chiunque può rendersene conto, basta, appunto, guardarsi intorno. Se, poi, questa nostra storia venisse anche studiata nelle nostre scuole, pensate che bello sarebbe e che valori saremmo in grado di trasmettere ai nostri figli.
Ebbene, una di queste sorprese l’abbiamo scoperta in quel di Cortenova e riguarda una coppia molto nota in paese che si è scelta un hobby decisamente “inusuale”, e non per nulla abbiamo utilizzato questo termine anche in premessa.
I due protagonisti, Pinuccia (Binda) e Lino (Uberti), ci hanno infatti gentilmente ed entusiasticamente aperto le porte del loro laboratorio al piano terra della graziosa villetta che abitano sulla via che porta a Prato San Pietro. Ovviamente sapevamo più o meno cosa ci avrebbe aspettato, ma lo stupore ha immediatamente superato le attese quando, varcata la soglia, siamo stati coinvolti nella loro specialissima passione.
Pinuccia e Lino, infatti, hanno scelto anni fa di diventare liutai, mestiere che per il Lino apre ricordi lontani ma sempre ben vivi nella memoria.

Già, perchè lui abitava con la sua famiglia proprio di fronte alla Posta di Cortenova dove lavorava e viveva un postino unanimemente riconosciuto come tra i più importanti esponenti della liuteria italiana del Novecento, il Dante Regazzoni. Lino aveva avuto modo di frequentarne spesso il laboratorio ed un giorno chiese al Dante se poteva insegnargli i segreti della sua arte. Il Dante, umanamente geloso del suo sapere, rispose che quei segreti se li sarebbe portati nella tomba.
Quella risposta dovette però restare ben viva nella mente dell’Uberti anche mentre trascorreva la sua esperienza lavorativa nello stabilimento dove conobbe la Pinuccia, pure attratta dai violini: fatto sta che da pensionati decisero di iscriversi alla Scuola Sacconi di Bosisio Parini e seguire le lezioni del Maestro Liutaio Emanuele Vocale.
La coppia si distinse subito per la determinazione nel voler apprendere la complicata materia tanto che nel 2024 Pinuccia e Lino vennero proclamati “Allievi dell’anno” ottenendo anche l’attestato di “competenza liutaio livello EQF 4”, con Pinuccia che inizia a frequentare anche un corso aggiuntivo di archetteria.
Nel frattempo il laboratorio di Cortenova si riempie di legni, colori, lime, raspe, scalpelli, dime, maschere e nascono i primi violini figli di tanta applicazione e passione.
Lino e Pinuccia, a questo punto, sono pronti per un’altra sfida: partecipare ad un concorso di liuteria e così si mettono in viaggio e portano tre violini in Bulgaria e precisamente a Kazanlak, (città definita “l’avamposto del saper fare liutaio” in quella nazione e non a caso gemellata con Cremona) dove l’Associazione Nazionale Liuteria Artistica Italiana ha organizzato il XIX concorso internazionale di liuteria contemporanea.
Al concorso parteciparono liutai provenienti da tredici nazioni dal Belgio alla Bulgaria, dalla Cina alla Corea del Sud, dalla Francia alla Germania, dal Giappone alla Grecia. Erano inoltre presenti liutai dalla Malesia, dalla Spagna, da Taiwan, dal Venezuela e, naturalmente, dall’Italia, rappresentata anche dai due neo-liutai cortenovesi.
I violini dei quali ottengono il 12°, 13° e 14° posto, confermando la loro crescente bravura e spronandoli a confrontarsi ancora con artigiani più esperti.

Cosa che succede quest’anno al XX concorso internazionale di liuteria che ANLAI organizza a Pisogne, in Val Camonica, manifestazione ha visto la partecipazione di oltre 150 strumenti ad arco, a pizzico e archi, provenienti da 12 differenti Paesi: Italia, Bulgaria, Cina, Corea del Sud, Francia, Giappone, Hong Kong, Polonia, Romania, Thailandia, Taiwan e Venezuela.
E qui Pinuccia e Lino raccolgono un primo frutto della loro ancora giovane “carriera” conquistando un terzo posto e tornandosene a casa con una bella medaglia da mettere in bella mostra in laboratorio. Non solo violini, però: anche la loro viola (la prima realizzata) ottiene un punteggio decisamente alto. Insomma, dalla Val Camonica alla Valsassina immaginiamo sia stato un viaggio di ritorno all’insegna della felicità e della consapevolezza nelle proprie conoscenze ed abilità.

Insomma, il “sogno” dormiente covato a lungo da Lino si era finalmente avverato: lui e la Pinuccia ora conoscono molti di quei segreti che il Dante aveva voluto tenere per sé e possono orgogliosamente mostrare le loro opere, alcune delle quali stanno già suonando e rendendo felici musicisti ed ascoltatori.
E la Valsassina ha un tesoro in più da conservare.