Cos’altro dire che non si sia già detto in precedenza? Di fronte ad atti come quelli che hanno colpito la palestra delle scuole medie di Introbio le parole, tante e non tutte pronunciabili, non bastano più.
La palestra è un luogo dove si insegna lo sport, si promuovono i suoi valori, si cerca di far crescere ragazze e ragazzi aiutandoli nella loro maturazione (non solo sportiva), spiegandogli che per raggiungere un obiettivo bisogna sacrificarsi, che per praticare una disciplina occorre, appunto, disciplina.
La palestra è un luogo di ritrovo, di inclusione, di amicizia, di sfide, di felicità ed anche, perché vincere sempre non è una regola sancita in nessun decalogo dello sport, di delusioni.

Delusioni che portano a volersi riscattare, migliorare, allenare ancor più intensamente per farsi trovare pronti la prossima volta e cercare in tutti i modi di trasformare la delusione in gioia.
E così crescere, portandosi appresso e nel profondo valori che sono imprescindibili se si vuole migliorare anche la comunità in cui si vive.
Eppure, eccola qui la palestra: imbrattata, percossa, violata da una peggio gioventù alla quale la “meglio” dovrebbe ribellarsi con forza e anche un po’ di coraggio.

Mi risulta che gli ignoti siano stati denunciati. L’esperienza vissuta negli anni scorsi in una situazione molto simile non lascia spazio all’ottimismo ed anzi mi fa sprofondare nella rassegnazione: nel caso i colpevoli vengano rintracciati un o una giudice scriverà nella sua sentenza che si è trattato di “una ragazzata”. Niente di più, niente di meno.
E, nostro malgrado, la peggio gioventù se la caverà un’altra volta.
Riccardo Benedetti