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L’emergenza Covid-19, sino ad oggi, è costata alle stalle italiane 1,7miliardi di euro, tra il blocco delle vendite, con la chiusura del canale della ristorazione, le fake news e il crollo dei prezzi. E’ la denuncia lanciata dal presidente della Coldiretti nazionale Ettore Prandini che ha scritto una lettera al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che ha assunto l’interim di Ministro delle Politiche agricole, chiedendo un intervento immediato per fornire garanzie alle imprese e salvaguardare una filiera strategica per il sistema agroalimentare nazionale.

Fortunato Trezzi, presidente di Coldiretti Como Lecco, informa che, nella lettera al Presidente del Consiglio, la Coldiretti ha scritto che “le misure di contenimento e la chiusura parziale o totale del canale della ristorazione e dell’Horeca stanno penalizzando tutto il settore agroalimentare, che in quelle attività vede lo sbocco del 30 per cento della produzione, con un impatto particolarmente pesante per il settore della zootecnia da carne” dove quasi due aIlevamenti su tre (63,6%) hanno avuto un impatto economico negativo dalla pandemia. Complice anche il diffondersi di fake news sugli allevamenti – prosegue la missiva della Coldiretti -, secondo un’analisi Coldiretti su dati Istat.

Le macellazioni di bovini sono diminuite in un anno del 17,8 per cento, quelle dei suini del 20,2 per cento Il calo della domanda ha causato il crollo dei prezzi di vendita, mandando in sofferenza soprattutto le razze storiche italiane e gli interi territori ad esse legati.

“Da qui – prosegue Trezzi – la richiesta di individuare quanto prima strumenti di sostegno, aiuti diretti alle imprese e ristori concreti, che sono attesi anche dai nostri allevatori lariani. Riteniamo indispensabile un confronto attraverso un tavolo nazionale di filiera per poter costruire le risposte che servono al comparto. Coldiretti e Filiera Italia stanno già lavorando su nuovi progetti di investimento per la zootecnica sostenibile che potranno contribuire al grande sforzo di ripresa del Paese attraverso le risorse europee di Next generation EU e il Recovery Plan. L’emergenza di oggi – conclude il presidente di Coldiretti Como Lecco - però mette a rischio troppi allevatori per attendere l’orizzonte temporale del Recovery”.

Venerdì, 29 Gennaio 2021 08:50

LA CISL SULLA VOSS DI OSNAGO

VERTENZA VOSS DI OSNAGO

La Segreteria UST Cisl Monza Brianza Lecco, a fronte del passo decisivo compiuto dalla vertenza della VOSS di Osnago, con la firma di un accordo quadro che assicura a lavoratrici e lavoratori garanzie inimmaginabili solo una decina di giorni fa, date le fortissime rigidità aziendali, ritiene doveroso rivolgere un vivo ringraziamento a tutte le lavoratrici e ai lavoratori, che con assoluta civiltà e dignità, senza mai rispondere alle provocazioni, assieme alle operatrici e agli operatori della Fim hanno dimostrato concretamente abnegazione e impegno continui con il presidio ai cancelli dell’azienda per 45 giorni e ai tavoli di confronto per la difesa del lavoro.

Con tenacia si è raggiunto l’obiettivo primario legato al presidio, ovvero evitare che ci fosse il licenziamento entro la fine dell’anno di tutti i 70 lavoratori, oltreché garantire l’utilizzo di tutti gli ammortizzatori sociali conservativi, funzionali ad accompagnare i lavoratori in un percorso di politiche attive per consentire la loro ricollocazione, anche nell’ipotesi di valutare e implementare un percorso di reindustrializzazione, qualora vi fossero imprenditori interessati. Altresì definito un incentivo all’esodo per chi vorrà uscire volontariamente, con la particolarità di garantire maggiori risorse alle figure più deboli, quante rimarranno in cigs più a lungo, generalmente le figure professionali meno ricollocabili nel mondo del lavoro.

Assieme a lavoratrici e lavoratori si ringraziano l’USR Cisl Lombardia, la FIM nazionale, quella regionale e quelle territoriali assieme alle RSU, le UST lombarde, tutte le Categorie territoriali, la FIM e l’USR campane, l’UST di Napoli e i delegati della Whirlpool, le istituzioni lecchesi, in particolare la Prefettura, la Provincia e il Comune di Osnago, i tantissimi associati Cisl nonché associazioni cittadine e cittadini del territorio, per il sostegno e la solidarietà profuse.
La valenza nazionale assunta dalla vertenza VOSS e il suo positivo epilogo, legittimano ancor più quanto da sempre sostenuto dalla Cisl, ovvero la necessità sempre più impellente, in considerazione dei profondi cambiamenti produttivi intervenuti e in continua evoluzione, di strumenti normativi di portata internazionale sia sul piano del contrasto ai comportamenti irresponsabili delle imprese multinazionali, sia in difesa del diritto di associazione sindacale e di contrattazione collettiva.

Per la Segreteria UST Cisl Monza Brianza Lecco
Il Segretario generale
Mirco Scaccabarozzi

I Consigli Generali di Confindustria Bergamo e Confindustria Lecco e Sondrio hanno approvato lunedi 25/01 il Protocollo che segna il primo passo formale di un iter procedurale che avrà un passaggio fondamentale nell’approvazione da parte delle Assemblee dei Soci, per poi concludersi nel 2022 dando il via alla fusione tra le due Associazioni. Oggi viene quindi ufficialmente aperto il processo per portare alla nascita di un’Associazione unica di riferimento, autorevole e forte, ancora meglio attrezzata per rispondere alle sfide di un contesto nazionale e internazionale di crescente complessità, sempre più competitivo, che risentirà a lungo delle conseguenze legate alla pandemia di Covid-19.

Il progetto basa i suoi presupposti sulla forte interconnessione dei due territori, che condividono diverse peculiarità: la vocazione manifatturiera, l’intensa specializzazione meccanica, l’alta propensione all’internazionalizzazione. In particolare, il settore manifatturiero esprime a Bergamo, a Lecco e a Sondrio rispettivamente il 32%, il 35,8% e il 19,8% del valore aggiunto, l’industria meccanica dà lavoro rispettivamente al 56%, al 69,4% e al 37,7% di addetti sul totale della manifattura e l’export vale rispettivamente il 48%, il 46,7% e il 14,7% del totale del valore aggiunto.

A Confindustria Bergamo sono associate circa 1200 imprese che danno lavoro a 83.600 dipendenti, a Confindustria Lecco e Sondrio, sono associate circa 710 imprese che danno lavoro a 35.000 dipendenti.

La fusione permetterà il raggiungimento di una massa critica che aumenterà l’efficienza organizzativa complessiva e delle singole aree, consentendo una migliore specializzazione, l’affinamento delle competenze, l’attrazione di talenti, una maggiore capacità di iniziativa e di lobby. La nuova organizzazione potrà contare su 144 dipendenti (101 a Bergamo e 43 a Lecco e Sondrio), distribuiti fra le due Associazioni e le due Società di servizi. L’infrastruttura digitale e tecnologica esistente consentirà la totale integrazione dei sistemi informativi delle Associazioni.

Gli Associati avranno a disposizione le tre sedi di Lecco, Sondrio e Bergamo, con quest’ultima che, collocata strategicamente sull’asse Torino-Venezia, nelle vicinanze dell’aeroporto di Orio, con circa 2000 mq riservati a sale e auditorium, potrà essere utilizzata da tutti gli associati per eventi e incontri di business così come le sedi di Lecco e di Sondrio, che continueranno a restare punto di riferimento per le imprese sul territorio. La provincia di Sondrio, oltre a essere un’importante cerniera con la vicina Svizzera, sarà sotto i riflettori come sede di alcune delle più importanti gare delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026 e, quindi, protagonista, nel prossimo periodo, di importanti investimenti soprattutto in termini di infrastrutture, in particolare viabilistiche, con ricadute positive anche per il sistema produttivo. Uno sviluppo logistico e infrastrutturale che interesserà anche il territorio della provincia di Lecco, che ne gioverà soprattutto per i collegamenti con lo snodo nevralgico di Milano.

“In un contesto sempre più complesso come quello attuale – sottolinea il presidente di Confindustria Bergamo, Stefano Scaglia – diventa ancora più importante aprire i propri confini, condividendo competenze e conoscenze e riconoscendo la propria identità non più nella mera appartenenza a un territorio, ma nei comuni valori dell’impresa manifatturiera innovativa e sostenibile; una rappresentanza ancora più forte e strutturata sarà quindi un interlocutore naturale e privilegiato per tutti gli stakeholder, a cominciare dalle Istituzioni locali e nazionali. La struttura organizzativa della nuova Associazione sarà in grado, da un lato, di cogliere tutte le opportunità di sinergia e, dall’altro, di preservare e valorizzare le peculiarità degli associati e dei territori rappresentati”.

“La propensione a collaborare, a creare sinergie e allargare gli orizzonti di cooperazione è un elemento strategico per affrontare le sfide della modernità” - evidenzia il presidente di Confindustria Lecco e Sondrio, Lorenzo Riva. “Il percorso che avviamo oggi con l’Associazione di Bergamo - prosegue - va senza dubbio in questa direzione, la stessa che abbiamo imboccato alcuni anni fa e che ha portato alla proficua unione delle Territoriali di Lecco e di Sondrio. Come per ogni unione di successo, saremo guidati dalla volontà di valorizzare i molti aspetti che i territori e le imprese condividono, ma ancor più nel mettere a fattor comune e integrare le peculiarità dei singoli, senza snaturarle. Noi riteniamo che sia questa la via da percorrere, siamo convinti di avere scelto una strada di successo

Emanuele Bonfiglio (Terranostra): “L’epidemia avanza ma le perdite si accumulano, così come le derrate

alimentari prodotte. La sostenibilità economica delle strutture agrituristiche è pesantemente sotto stress”

Ripercussioni a catena sul Made in Lario. E in Italia cibi invenduti per 9,6 miliardi nel 2020

Con la stagione turistica invernale azzerata e il permanere delle province di Como e Lecco in zona arancione, continua ad aggravarsi il quadro, già gravemente compromesso, delle filiere cibo-turismo nel comprensorio lariano. “Una mazzata per l'intero settore, con le aziende in ginocchio che, ora, vedono uno scenario ancora più fosco: il comparto del vino, come quello lattiero caseario e, per esteso, tutto l'agroalimentare delle due province sta affrontando una situazione senza precedenti. E' uno scenario apocalittico, che ancora dodici mesi fa mai avremmo potuto immaginare” commenta Fortunato Trezzi, presidente di Coldiretti Como Lecco.

Ed è particolarmente grave la situazione per gli agriturismi, come rileva con preoccupazione Emanuele Bonfiglio, presidente di Terranostra, l'associazione che riunisce le strutture agrituristiche in seno a Coldiretti Como Lecco. “L'epidemia continua e la situazione è davvero molto preoccupante. Il settore è stato costretto alla chiusura per l'intero periodo natalizio, tuttora non stiamo lavorando e con la Lombardia in zona arancione anche la stagione invernale sembra ormai definitivamente compromessa”.

Per gli agriturismi la situazione è ancor più critica: “Mi spiego con un esempio concreto: ognuna delle nostre strutture è collegata ad un'azienda agricola che non può fermare le proprie produzioni: il latte deve essere munto quotidianamente, così come vengono trasformati formaggi e salumi. E' un ciclo perfetto che si completa con la somministrazione al pubblico in agriturismo. Noi, di fatto, non possiamo sospendere le produzioni, ma dobbiamo invece fare i conti con dispensa e cantina in cui i prodotti continuano a dover essere stoccati: a questo va trovata una soluzione urgente, vi è un tempo fisiologico per il consumo dei prodotti che va assolutamente rispettato. Perdurando la situazione, il problema delle scorte accumulate diventerà enorme e insostenibile anche dal punto di vista economico”.

Per di più ancora non si sa quanto ancora potranno durare le restrizioni: “Dovremo resistere, e la capacità di resistenza varia ovviamente da struttura a struttura e dipende da molti fattori: il danno economico, in ogni caso, sta diventando davvero insostenibile, sia per noi che per i dipendenti e le loro famiglie. Il danno quindi è triplice: per l'agriturismo, per l'azienda agricola e per quanti vi lavorano”.

Una situazione che perdura da quasi un anno, dallo scorso marzo quando scattarono le prime quarantene e i primi lockdown, proprio in Lombardia: “Nell'ultimo anno, di fatto, abbiamo potuto lavorare per meno di sei mesi e per di più con forti limitazioni: le ripercussioni sono facilmente intuibili. Dover iniziare a gettare via quanto producono le nostre imprese agricole significherebbe la fine di tutto: è uno scenario che i floricoltori del settentrione lombardo hanno già dovuto vivere la scorsa primavera, costretti a smaltire in campo le loro piante che continuavano a fiorire e non potevano essere vendute. Non possiamo permettere che ciò si ripeta, per alcun segmento della nostra economia agricola”.

Un quadro preoccupante che, dalle province di Como e Lecco, si estende all'Italia intera: il crollo delle attività di ristorazione, infatti, travolge a valanga interi settori dell’agroalimentare Made in Italy con vino e cibi invenduti per un valore stimato in 9,6 miliardi nel solo 2020.

Lunedì, 25 Gennaio 2021 06:38

I PREZZI AL CONSUMO A LECCO

A proposito di … Prezzi al consumo dicembre 2020

Premessa. Gli indici dei prezzi al consumo di dicembre 2020 sono stati elaborati nel contesto determinato dalle misure adottate con il nuovo DPCM del 3 novembre 2020 per contrastare la nuova ondata della pandemia causata dal Covid-19 e che hanno reintrodotto limitazioni, differenziate a livello regionale, riproponendo, almeno in parte, le criticità del periodo marzo-maggio. L’offerta commerciale di beni e servizi ha subito quindi nuove ulteriori restrizioni e le attività di rilevazione presso i punti vendita e i rispondenti hanno incontrato nuovamente difficoltà crescenti. Il numero di mancate rilevazioni, pur non toccando i livelli di marzo e aprile, è tornato ad aumentare dopo essere diminuito in particolare nel periodo compreso tra giugno e ottobre.

L’impianto dell’indagine sui prezzi al consumo, basato sull’utilizzo di una pluralità di canali per l’acquisizione dei dati, ha continuato a consentire di ridurre gli effetti negativi dell’elevato numero di mancate rilevazioni sulla qualità delle misurazioni della dinamica dei prezzi al consumo. La situazione che si è venuta determinando e le modalità con le quali è stata via via affrontata sono illustrate nella Nota metodologica, alle pagine 31,32 e 33 del comunicato stampa diffuso il 18 gennaio dall’Istat.
Come ricordato nella nota metodologica dell’Istat, gli indici ai diversi livelli di aggregazione, sia nazionali che locali, che hanno avuto una quota di imputazioni superiori al 50% (in termini di prezzi mancanti e/o peso), sono stati imputati.
Per quanto riguarda la rilevazione territoriale, per alcuni prodotti e servizi, la mancata disponibilità di quotazione è stata in parte arginata dall’organizzazione dei punti di rilevazione, appartenenti al piano di campionamento, che hanno previsto la consegna a domicilio.

Inflazione a Lecco:
segno meno della variazione annuale per il decimo mese consecutivo (-0,4%); segno opposto per la variazione mensile (+0,4%)

A cura dell’Ufficio Statistica del Comune di Lecco una breve sintesi delle principali variazioni registrate nel mese di dicembre 2020 sulle variazioni dei prezzi al consumo a livello locale.

La variazione mensile dell’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) al lordo dei tabacchi è in aumento e pari al +0,4 punti percentuali (-0,3% quella del mese di novembre) e porta l’indice dei prezzi al consumo a quota 102,3 (base è 2005=100); ad inizio anno 2020 l’indice dei prezzi si attestava a 102,6.
La variazione annuale è pari a -0,4% e conferma la tendenza alla contrazione registrata a partire dal mese di marzo. Nello stesso periodo del 2019 la variazione registrava un aumento di 5 decimi di punto e nel 2018 registrava addirittura un +1,7%.
La variazione media annua dei prezzi al consumo per l’anno 2020 è pari a -0,4%. Da quando sono presenti le elaborazioni dei prezzi al consumo per il territorio di Lecco (anno 2005) è la seconda volta che si assiste ad una variazione media annua di segno negativo (anno 2016 variazione annua pari a -0,2%).

A livello nazionale entrambe le variazioni sono più contenute: l’aumento rispetto a novembre 2020 è pari al +0,2% e la diminuzione annuale si attesta al -0,2%. La minore accelerazione dei prezzi registrata a livello nazionale ha determinato un leggero incremento del differenziale tra la realtà locale e nazionale che ora si attesta a 0,3 punti. (Indice nazionale pari a 102,6). (all. tav.1 e tav.1a).

Le variazioni della Componente di fondo, cioè l’indice generale al netto degli energetici e alimentari freschi registrano le seguenti variazioni: +0,4% a livello congiunturale e +0,1% rispetto al dicembre 2019. Le stesse variazioni il mese scorso si attestavano a -0,2% e +0,4%.
A livello nazionale le variazioni della componente di fondo si attesta a +0,3% a livello mensile e +0,6% a livello annuale.

Analisi delle variazioni per divisione di spesa.

La divisione con la maggiore variazione mensile in aumento è Ricreazione spettacolo e cultura (+2,4%) variazione da imputare all’aumento di svariati prodotti tecnologici (apparecchi audiovisivi, fotografici e informatici +1,1%) segue la variazione dei Trasporti (+1,7%) dove le variazioni in aumento sono generalizzate; aumentano i servizi di trasporto (+6,5%) ma anche i carburanti (gasolio mezzi trasporto +2,8%; benzina +2,1% e gas gpl +1,5%).

Le divisioni in diminuzione registrano variazioni più contenute: Bevande alcoliche e tabacchi è quella con la variazione maggiore pari al -0,7% determinata principalmente dalla contrazione dei vini e degli alcolici. Seguono la divisione degli Alimentari e delle Comunicazioni che registrano entrambe una variazione di -0,5%. Anche a livello nazionale si registrano gli stessi segni anche se con valori leggermente diversi.

L’unica divisione che rimane stabile rispetto al mese di novembre è quella dei Servizi ricettivi e di ristorazione.

A livello annuale le Divisioni in aumento superano quelle in diminuzione, ma i valori delle variazioni sono decisamente più marcati per quest’ultime.
Altri beni e servizi è la divisione che aumenta maggiormente rispetto al mese dicembre 2019 (+1,8%) , con la variazione di un punto percentuale è la divisione dei Servizi Sanitari e spese per la salute che occupa il secondo posto.

Registrano segno meno: Comunicazioni (-6,8%), Istruzione (-4,6%), trasporti (-2,5%) e Abitazione (-2,1%).

Di seguito le variazioni degli indici dei prezzi al consumo degli aggregati di prodotto che hanno avuto le maggiori variazioni in aumento e le maggiori variazioni in diminuzione rispetto al mese di novembre 2020:

PRODOTTI DECADALI. ORTOFRUTTA IN STAGIONE E ITTICI

Rilevazione territoriale

Maggiori variazioni di segno più

 

Maggiori variazioni di segno meno

Carciofi

 

+37,8%

 

Zucchine

 

-22,7%

Agli

 

+15,7%

 

Clementine

 

-22,1%

Uva

 

+13,0%

 

Pomodori da insalata

 

-11,0 %

             

PRODOTTI/SERVIZI MENSILI

Rilevazione territoriale e/o centralizzata

Maggiori variazioni di segno più

 

Maggiori variazioni di segno meno

Voli europei

 

+37,3%

 

Vino spumante

 

-8,6%

Voli intercontinentali

 

+21,8%

 

Notebook

 

-4,6%

Supporti con registrazioni di suoni, immagini e video

 

+9,8%

 

Stampante

 

-4,1%

             

CARBURANTI PER AUTOTRAZIONE

Rilevazione centralizzata

Variazioni di segno più

 

Variazioni di segno meno

Gasolio per mezzi di trasporto

 

+2,8%

       

Benzina

 

+2,1%

       

Gas GPL

 

+1,5%

       




Martedì, 19 Gennaio 2021 06:29

MIGRANTI E IMPRENDITORI

La Camera di Commercio partecipa al progetto FUTURAE – Imprenditoria di migranti, un progetto finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali in collaborazione con Unioncamere. L’obiettivo condiviso è di sostenere la creazione, lo sviluppo e il consolidamento dell’imprenditoria migrante.

“Per gli impianti di risalita condividiamo le richieste di ristori che le associazioni di categoria hanno avanzato al Governo percorrendo il solco tracciato dalla Francia. Per quanto concerne le altre attività coinvolte dalle chiusure e i lavoratori, stiamo affinando una nostra proposta di documento dove chiediamo al Governo ristori, tempestivi immediati e proporzionati. Stiamo parlando di una richiesta che ammonta ad alcuni miliardi di indennizzi”.

Ad annunciarlo sono Massimo Sertori (assessore alla Montagna di Regione Lombardia), Antonio Rossi, (sottosegretario di Regione Lombardia), Daniel Alfreider, (vicepresidente Provincia Autonoma di Bolzano), Luigi Giovanni Bertschy (vicepresidente della Regione Autonoma Valle d’Aosta), Sergio Bini (assessore al Turismo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia), Federico Caner (assessore al Turismo della Regione Veneto), Roberto Failoni (assessore al Turismo della Provincia Autonoma di Trento), Fabrizio Ricca (assessore allo Sport della Regione Piemonte) e Daniele D’Amario (assessore al Turismo della Regione Abruzzo), che si sono riuniti per approfondire ulteriormente la questione ristori, in particolare legati turismo invernale.

Secondo gli esponenti delle Regioni si tratta di una condizione legata alla sopravvivenza. “Normalmente – sottolineano – la gente di montagna tende a lavorare e non a essere assistita, ma di fronte ad un periodo così difficile come quello che stiamo vivendo, non ci sono le condizioni per poter resistere alla crisi economica. Aggravata da un livello di indeterminatezza che rende impossibile programmare qualsiasi tipo di attività”.

“Il Governo – continuano – non sa o fa finta di non capire che, a pandemia terminata, molte di queste attività non avranno più la forza di ripartire. Bloccare il turismo invernale è paragonabile al chiudere gli stabilimenti balneari nei mesi estivi con conseguenze economiche drammatiche per imprese, lavoratori e famiglie. Il Governo chiarisca se vuole aiutare la montagna o assistere alla scomparsa della sua economia”.

Il comparto del turismo invernale coinvolge 75.000 lavoratori diretti, ai quali vanno sommati tutti quelli della filiera. “L’auspicio è che il Governo – rimarcano – si renda conto della criticità della situazione e possa porvi rimedio in modo tempestivo. Del resto, altre nazioni che svolgono le medesime attività legate al turismo montano, come Svizzera, Francia, Germania e Austria, hanno già provveduto a salvaguardare questo comparto fondamentale”.

“Ribadiamo a gran voce – concludono i rappresentanti delle Regioni alpine e delle Province autonome – che dall’Esecutivo serve assoluta chiarezza sulla data di ripartenza. Prendendo atto che, per come si è sviluppata negativamente la situazione, la stagione invernale è in gran parte compromessa. Le Regioni e le Province Autonome sono disponibili a un confronto immediato con il Governo per illustrare le proposte”.

Giovedì, 14 Gennaio 2021 10:28

RECOVERY PLAN: ULTIMA VERSIONE

In allegato, per chi fosse interessato, l`ultima versione del Recovery Plan ( o meglio Next Generation) preparato dal Ministro dell`Economia Roberto Gualtieri, anche per scongiurare la crisi politica voluta da Matteo Renzi.

Mercoledì, 13 Gennaio 2021 17:14

LA PROTESTA DI BAR E RISTORANTI

“Programmazione, chiarezza e ristori adeguati e immediati sono le urgenze per far sopravvivere un settore importante”.

“Ristoranti e bar chiedono di poter tornare a lavorare basandosi su quanto era stato deciso fin dall’inizio dal Ministero della Salute e dal Comitato Tecnico Scientifico. Avevano infatti previsto tutta una serie di requisiti e protocolli sanitari per l’intera categoria affinché potessero continuare a operare in piena sicurezza. A questo punto, c’è da capire se il Governo vuole smentire sé stesso oppure è semplicemente contro i ristoratori“.
Lo ha dichiarato l’assessore allo Sviluppo economico di Regione Lombardia, Guido Guidesi in merito alla protesta di alcuni ristoratori e commercianti. Gli imprenditori hanno annunciato per venerdì 15 gennaio l’apertura delle loro attività nonostante i divieti previsti dall’attuale Dpcm.

“Dall’Esecutivo – ha detto ancora l’assessore – serve assoluta chiarezza su aperture ed eventuali chiusure. Il Governo non può continuare a cambiare decisioni ogni settimana in quanto, così facendo, si creano ulteriori disagi a tutto il comparto già flagellato dagli effetti di questa crisi pandemica. Decidere chi può lavorare e chi no, dall’oggi al domani, con cambiamenti continui, crea ulteriori problemi economici. Il settore ha la necessità di programmare le sue attività senza dover rischiare di sprecare le forniture con un conseguente aggravio economico”.

 

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