Valsassina-Transorobica: North N Line risponde a Difendiamo la Montagna

23/09/2026

Gentili rappresentanti del Coordinamento “Difendiamo la Montagna”, abbiamo letto con attenzione il vostro comunicato relativo alla Transorobica Occidentale.

Proporzionalità degli interventi, tutela dei percorsi storici, trasparenza delle decisioni, gestione delle acque, manutenzione futura e utilizzo responsabile delle risorse pubbliche sono questioni sulle quali anche chi pratica mountain bike e lavora sui sentieri pretende risposte precise.

Non condividiamo, invece, il passaggio dalla critica a un progetto alla delegittimazione di un’intera comunità. È su questo punto che, a nostro avviso, il comunicato perde efficacia e rischia di allontanare interlocutori che condividono molte delle preoccupazioni espresse.

Descrivere la frequentazione ciclistica come culturalmente estranea alla montagna, superficiale e meno attenta al paesaggio significa attribuire comportamenti e intenzioni sulla base del mezzo utilizzato. La sensibilità ambientale si riconosce nelle azioni: nel rispetto dei luoghi, nella disponibilità a fermarsi, nella cura del sentiero e nella capacità di accettare limiti.

Camminare, pedalare, arrampicare o sciare non determina automaticamente il livello di conoscenza e rispetto di un territorio. Molti di coloro che pedalano sono le stesse persone che camminano, fanno alpinismo, mantengono sentieri e raccolgono rifiuti.

La cultura della montagna non può essere misurata dal mezzo con cui la si percorre.

Nel mondo MTB esiste una cultura concreta della restituzione al territorio. Persone che pedalano e poi tornano con pala e attrezzi, liberano gli scoli, recuperano percorsi abbandonati, organizzano giornate di manutenzione e insegnano ai più giovani a rispettare gli altri frequentatori.

Foto da social North N Line

La campagna europea Take Care of Your Trails documenta, per il 2023, quasi 7.500 ore di volontariato, circa 1.560 partecipanti e 75 iniziative in 19 Paesi. Specialized Soil Searching sostiene e valorizza le comunità che costruiscono e mantengono i sentieri. Sono esperienze che mostrano quanto sia incompleta la rappresentazione della MTB come semplice consumo della montagna.

Questo impegno non dà a nessuno il diritto di passare ovunque o di modificare liberamente un percorso. Dà però una ragione concreta per coinvolgere queste competenze quando si progettano interventi destinati al cicloescursionismo.

Anche l’assimilazione delle e-MTB a piccoli motoveicoli richiede maggiore precisione. Il regolamento europeo 168/2013 esclude dal proprio ambito le biciclette a pedalata assistita con potenza nominale continua massima di 250 W, assistenza interrotta quando si smette di pedalare e progressivamente ridotta fino al taglio prima dei 25 km/h. Questa distinzione non comporta libertà di accesso a qualsiasi sentiero, ma rende impropria un’equiparazione indiscriminata alle motociclette.

L’assistenza elettrica può ampliare la platea degli utenti e la pressione sui luoghi: occorre quindi governarne gli effetti attraverso pianificazione, educazione e regole.

La domanda utile diventa: su quali percorsi è opportuno consentire e incentivare la fruizione ciclistica, con quali limiti, caratteristiche progettuali e garanzie di manutenzione?

Per questo, sulla Transorobica bisogna partire da una domanda concreta: chi ha progettato il percorso e chi lo sta realizzando possiede competenze specifiche nella costruzione di sentieri per mountain bike?

Maurizio Rossi

L’articolo di LeccoNotizie del 16 settembre 2026 indica i responsabili della progettazione e della direzione dei lavori e descrive interventi per circa 1,9 milioni di euro complessivi nei tre lotti. Non chiarisce però quali specialisti di MTB e trail building siano stati coinvolti, né quale esperienza specifica sia stata richiesta alle imprese incaricate dei lavori.

Questo non dimostra che tali competenze fossero assenti. È però necessario sapere chi ha contribuito al progetto, chi segue concretamente la costruzione del sentiero e come viene verificata la qualità del risultato sul campo.

Perché le competenze servono in entrambe le fasi. Un buon progetto può essere compromesso da una realizzazione che non ne comprende le esigenze: una curva costruita male, uno scolo posizionato nel punto sbagliato o una modifica alla pendenza possono rendere il percorso meno sicuro, favorire l’erosione e aumentare la manutenzione.

La realizzazione deve quindi essere affidata a operatori con esperienza documentata nel trail building, con specialisti presenti e coinvolti nelle decisioni di cantiere. Le capacità generali di un’impresa edile, da sole, non garantiscono quelle necessarie per costruire un sentiero MTB. Se l’impresa non possiede queste competenze, deve integrarle nella squadra operativa, attribuendo agli specialisti un ruolo concreto nella realizzazione.

Un buon percorso MTB richiede molto più dello spazio necessario a far passare una bicicletta.

Bisogna capire come scorre l’acqua, come reagisce il terreno, dove si frena, come si affrontano le curve e dove ci si incontra con chi cammina. Queste conoscenze devono guidare sia il disegno del percorso sia il lavoro di chi lo costruisce.

Serve soprattutto la competenza per riconoscere dove bastano piccoli interventi, dove il sentiero va conservato così com’è e dove il passaggio delle biciclette non è opportuno. È questa attenzione, dal progetto al cantiere, che dobbiamo pretendere da un’opera finanziata con risorse pubbliche.

Non basta prevedere il transito delle biciclette per ottenere un buon percorso MTB. 

In Europa il progetto DIRTT, sviluppato da IMBA Europe e partner internazionali, ha promosso percorsi formativi specifici per pianificazione, costruzione e manutenzione dei trail, contribuendo all’avvio della formazione dedicata presso l’istituto norvegese Fagskolen i Viken. Queste competenze devono affiancare quelle ingegneristiche, geologiche, naturalistiche e paesaggistiche fin dall’inizio del processo.

Sul territorio lecchese, peraltro, le critiche del mondo MTB sono già pubbliche. Nelle nostre osservazioni sul tratto Passo del Lupo–Bonacina, pubblicate nel giugno 2026, erano state segnalate alterazioni del percorso, preoccupazioni sulla sostenibilità e insufficiente coinvolgimento nelle fasi operative. È un tratto distinto dal Passo del Toro, ma testimonia che la nostra posizione sulla qualità dei lavori precede questa polemica.

Il calcestruzzo in quota, gli allargamenti e le modifiche alle vie storiche richiedono motivazioni puntuali e un confronto documentato con alternative meno invasive. La parola “valorizzazione” non basta a giustificarli. Allo stesso modo, la parola “bicicletta” non basta a condannarli: vanno esaminati gli interventi reali, la loro necessità e i loro effetti.

Perché una determinata soluzione viene impiegata proprio in quel punto? Quali alternative sono state considerate? Sarebbero possibili pietra locale, protezioni del fondo, drenaggi diversi, modifiche limitate della linea oppure la conservazione di un passaggio da affrontare a piedi? Quali conseguenze avranno le diverse scelte sul paesaggio, sulla gestione dell’acqua e sulla manutenzione?

Una buona progettazione deve dimostrare la proporzionalità dell’intervento e valutarne gli effetti nel tempo.

Analoga attenzione serve quando si parla di sentieri storici. Mulattiere, selciati, muri a secco e vie pastorali sono il risultato di lavoro umano e manutenzione. Un sentiero trasformato in un canale di ruscellamento può perdere progressivamente sia funzionalità sia testimonianze della propria storia. Conservarne il carattere può richiedere interventi attivi, purché rispettosi e fondati su competenze adeguate.

Le esperienze internazionali mostrano inoltre che la frequentazione MTB può contribuire a organizzare e finanziare questa cura.

In British Columbia, Recreation Sites and Trails BC utilizza accordi con associazioni e altri soggetti per la gestione delle reti ricreative, con ispezioni, manutenzione e un sistema di autorizzazioni per gli interventi. Si tratta di una gestione che attribuisce responsabilità concrete ai soggetti coinvolti.

In Italia, Finale Outdoor Region documenta un’organizzazione con responsabili di area che monitorano i percorsi, propongono interventi, individuano i budget e coordinano i trail builder. Il progetto FOR YOU CARD collega inoltre l’attività economica degli operatori al sostegno della manutenzione.

Questi modelli non sono trasferibili automaticamente in ogni contesto, ma dimostrano che la mountain bike può alimentare una comunità capace di assumersi responsabilità e destinare risorse alla cura del territorio.

Sulla manutenzione condividiamo pienamente la vostra preoccupazione: realizzare un’infrastruttura senza garantirne la gestione futura significa lasciare irrisolta una parte essenziale del progetto.

Occorre sapere chi controllerà l’opera tra cinque, dieci e vent’anni; chi risponderà della manutenzione; con quale budget e quali frequenze di ispezione; come saranno raccolte le segnalazioni e affrontati gli eventi straordinari.

Il contributo volontario è prezioso, ma non può essere considerato una risorsa illimitata con cui compensare l’assenza di programmazione.

Un sentiero non finisce il giorno dell’inaugurazione. Quel giorno comincia la responsabilità di mantenerlo.

Anche i benefici territoriali devono essere verificati. Collegare valli, rifugi e comunità può rappresentare un’opportunità di diversificazione dell’offerta turistica, ma il progetto deve dimostrare compatibilità ambientale, utilità locale e sostenibilità economica. Questi risultati non discendono automaticamente dalla costruzione del percorso.

Chiediamo quindi che siano resi pubblici il contributo delle competenze specialistiche coinvolte, le alternative valutate, i criteri di gestione delle acque e il piano di manutenzione, con responsabilità e risorse chiaramente individuate.

È sulla distanza eventuale tra obiettivi dichiarati, competenze impiegate e qualità del risultato che dovrebbe concentrarsi la critica più severa. Sarebbe grave investire risorse pubbliche in un’infrastruttura destinata alla MTB senza averne integrato stabilmente le necessarie conoscenze specialistiche.

Possiamo condividere con voi una richiesta di tutela rigorosa. Vi chiediamo però di riconsiderare i passaggi del comunicato che attribuiscono alla frequentazione ciclistica una generale inferiorità culturale: rischiano di dividere persone che potrebbero lavorare insieme per ottenere risposte più solide.

La prospettiva che proponiamo è una gestione nella quale conservazione, fruizione, economia locale e manutenzione siano pianificate insieme. Occorre superare un sistema in cui le amministrazioni costruiscono, le associazioni protestano, gli utenti percorrono e i volontari si ritrovano infine a raccogliere i problemi con una pala in mano.

Non accettiamo che interventi discutibili realizzati in nome della MTB diventino la misura della nostra cultura. 

Proprio perché conosciamo e amiamo questa attività, pretendiamo progetti migliori.

Un cordiale saluto,

Maurizio Rossi

Qui un articolo sul firmatario della lettera.

Meet Maurizio: Winner of the Inaugural Trail Advancement Award — IMBA Europe

E qui un articolo che parla dell’attività di North N Line.

Soil Searching Italia: North N Line e il futuro del trail building 

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