Si è chiusa ieri la seconda esperienza del Campo Scuola degli Alpini in Valsassina. Il Prà Baster di Introbio – e per fortuna, lo abbiamo già scritto (ma, come noto, repetita iuvant sed secant) che è ancora lì a fare la sua parte e speriamo che a nessuno venga in mente di rovinarlo – è stato il teatro accogliente per 130 ragazze e ragazzi che hanno scelto, liberamente, di intraprendere un’esperienza diversa, un’esperienza di disciplina, di condivisione, di rispetto e di Valori.

Ecco, il segnale di speranza che arriva da questa settimana che i partecipanti e i loro istruttori hanno trascorso girando per i nostri luoghi più cari, battendo sentieri e trascorrendo notti a contatto con il cielo sgombro di luci riflesse, è proprio questo: nonostante tutto, nonostante i clown asserviti da talk-show ed i continui beceri tentativi di smontare storie e tradizioni che ci appartengono per sostituirle con altre culture che di “inclusivo” (parola magica) hanno poco o nulla, queste ragazze e ragazzi (sì, senza gli asterischi) ci hanno fatto capire che, in fondo, non tutto è perduto e che certi Valori continuano a sopravvivere ai becchini che li vorrebbero sotterrare in quanto ostacoli alla loro visione di società.

“E’ stata – scrivono oggi le Penne Nere – una settimana ricca di esperienze e di socialità in stile alpino; come sempre la nostra viva speranza di aver lasciato un segno, un’idea, un ricordo positivo che possa aiutare tutti i ragazzi e le ragazze nel loro percorso di crescita. Non resta che ringraziare gli allievi e le allieve e le rispettive famiglie, la comunità di Introbio e l’amministrazione. Poi i tantissimi, alpini, volontari e associazioni, cha hanno seguito i giovani nelle attività giornaliere e nelle escursioni, che si sono occupati dell’allestimento, cura e mantenimento del campo, della ristorazione. Infine le strutture che ci hanno accolto e ospitato nel nostro itinerare”.

Grazie a voi, Alpini, per questa ulteriore dimostrazione di cosa siete e, soprattutto, chi siete.
E, speriamo, arrivederci all’anno prossimo.

Riccardo Benedetti