Olimpiche polemiche, parte seconda: e Polvara?

16/01/2026
Gianfranco Polvara

Facciamo un quiz.

Come si chiama l’unico atleta lecchese che ha preso parte (come atleta) a 5 (in lettere: cinque) Olimpiadi invernali, a 6 (in lettere: sei) campionati del mondo di sci nordico e vinto 23 (in lettere: ventitré) medaglie ai campionati italiani di fondo, tra cui un titolo assoluto?

Indovinato? Facile, no, visto che ho messo anche la foto? Gianfranco Polvara da Barzio, un esempio per quel mondo ancora sano che rifugge dai riflettori e che si dedica allo Sport con Passione e Sacrificio, il tutto rigorosamente con le iniziali in maiuscolo.

Già, perché il Franco (di cui mi onoro di essere coscritto oltre che estimatore) era a Lake Placid nel 1980, a Sarajevo nel 1984, a Calgary nel 1988, ad Albertville nel 1992 e a Lillehammer nel 1994, solo per contare le partecipazioni alle gare e non aggiungere quelle da skiman della nazionale.

Ma perché questa domanda, vi chiederete?

Ebbene, ieri, come forse saprete, sono usciti i nomi dei “tedofori” che avranno l’onore di portare la fiaccola olimpica in quel di Lecco. Qualcuno lo conosco, altri no, ma non è questo il problema.

Il vero “problema” è che il sopracitato Gianfranco è stato bellamente dimenticato.

Ora, i casi sono due. O chi ha organizzato la messinscena se l’è scordato oppure è stata una scelta. In fondo, siamo a Lecco, che diamine, mica in Valsassina.

O no?

Interpellato in proposito, dall’alto della sua estrema saggezza e intelligenza, dopo aver confermato che nessuno lo ha contattato, ha voluto rimarcare che prima di lui dovevano esserci i medagliati degli sport invernali, quelli per cui negli ultimi giorni si sono versati fiumi di inchiostro sollevando persino l’interesse di qualche ministro che si chiede, a frittata ormai fatta, chi ha deciso e in base a quali criteri (aldilà delle “candidature spontanee” per cui poteva candidarsi anche chi la neve l’ha vista solo, e forse, in cartolina).

Giudizio sulle scelte? Qui è stato meno diplomatico: “Vergognose”, e vi assicuro che, conoscendolo, deve aver fatto una fatica immane a pronunciare una parola del genere.

Io ci sarei andato giù più pesante, ma lui è stato e continua ad essere un Campione, io no e non credo serva aggiungere altro.

Anzi, sì: grazie Franco, da chi scrive e (ne sono certo) da tutta la Valsassina per la tua carriera che vale e continuerà a valere ben più di un mezzo giro (di Lecco) con una fiaccola in mano.

Riccardo Benedetti

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