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Sabato, 18 Settembre 2021 06:41

«Smart working? Deve continuare»

«Ritengo che lo smart working debba continuare, anche dopo la crisi pandemica, a rappresentare una possibilità di lavoro delle pubbliche amministrazioni da concepire non più come uno strumento di gestione della sicurezza ma come una leva organizzativa per realizzare – al tempo stesso – una maggiore flessibilità delle prestazioni lavorative, al fine di migliorare i servizi per cittadini ed imprese, e una più efficace conciliazione fra tempi di vita e tempi di lavoro» Così, Angelo Murabito, della Cisl Fp Monza Brianza Lecco, commenta la decisione di Renato Brunetta, ministro della Pubblica Amministrazione, che prevede il ritorno in presenza anche dei dipendenti della Pubblica amministrazione, sostenendo che il rientro generalizzato negli uffici possa permettere il recupero degli arretrati accumulati e favorire la ripresa.

In realtà, secondo il sindacalista Cisl, «lo smart working adottato durante l’emergenza nella pubblica amministrazione non dovrebbe essere demonizzato, ma valorizzato. In molti casi l’esperienza – se pur diversificata tra le varie amministrazioni – del lavoro agile è stata un’esperienza positiva che ha migliorato la produttività di alcuni enti anche del 20% e migliorato le competenze e responsabilità dei lavoratori pubblici procurando un importante salto evolutivo. Si pensi, ad esempio, al un miglioramento dell’utilizzo della firma digitale, la condivisione delle banche dati, le Pec, digitalizzazione dei processi amministrativi, accesso telematico ai servizi della Pa. Risultati importanti, necessari alla ripresa del Paese, che non è possibile perdere. Senza dimenticare i vantaggi indiretti ecologici e sociali in termini di riduzione degli spostamenti dell’emissione di Co2 , spese di manutenzione stradale, incidenti e relativi costi sociali».

La percentuale massima del 15% di posti riservati al lavoro agile si scontra quindi con le esperienza dell’ultimo anno, durante il quale sono stati circa il 46% i posti del pubblico impiego nel 2020 “gestiti” con lo smart working, di cui circa il 70% nelle funzioni centrali e poco meno del 30% funzioni locali, mentre solo una minima parte ha interessato la sanità.

Importante è stato il Patto del lavoro pubblico del 10 marzo sottoscritto dal Governo e da Cgil, Cisl e Uil che traccia una visione del lavoro pubblico con un’organizzazione più flessibile e più in linea con le esigenze della società. «Anche il miglioramento dei tempi vita lavoro, infatti, genera possibilità di emancipazione professionale. Per questo – conclude Murabito -, il tema delicato del lavoro agile deve transitare necessariamente da un confronto e una regolamentazione pattizia tra enti e parti sociali e non può essere lasciata alla discrezionalità del solo datore di lavoro».

Martedì, 07 Settembre 2021 06:41

Il settore del mobile nell'area lariana

Il settore del mobile nell'area lariana, in Lombardia e in Italia nel periodo 2016 - 1° semestre 2021

In occasione del Salone del Mobile 2021, che torna a Milano dal 5 al 10 Settembre 2021  dopo uno stop di 18 mesi dovuto alle restrizioni legate alla pandemia,l'u.o. Studi e statistica della Camera di Commercio di Como-Lecco ha predisposto la Nota Informativa "Il settore del mobile nell’area lariana, in Lombardia e in Italia nel periodo 2016 - 1° semestre 2021" con gli ultimi dati disponibili.

IN ALLEGATO LA RELAZIONE DOCUMENTATA

Venerdì, 03 Settembre 2021 06:50

IMPRESE: DIFFICOLTA` A TROVARE NUOVI ORGANICI

Lavoro Indagine CNA: “Oltre la metà delle micro imprese vuole assumere nei prossimi sei mesi.
Il problema è trovare le figure professionali necessarie.

Oltre la metà delle micro imprese italiane è intenzionata ad assumere personale nei prossimi sei mesi. Ma la crescita dell’occupazione è fortemente frenata dalle difficoltà, in molti casi dalla impossibilità, incontrate per reperire le figure professionali necessarie all’attività aziendale. A rilevarlo una indagine condotta dalla CNA su un campione di oltre 2mila tra artigiani, micro e piccole imprese, rappresentativo della realtà imprenditoriale nazionale, composto per più del 90% da imprese con meno di dieci addetti.

Nel dettaglio il 55,1% delle imprese che hanno partecipato all’indagine vorrebbe realizzare assunzioni entro gennaio 2022. Di queste il 52,7% ipotizza nel periodo in esame un’assunzione, ma il 33,8% propende per due e l’8,2% per tre. Assunzioni, si badi bene, che non sono destinate a fare fronte a un aumento meramente transitorio della domanda. Quasi due nuovi lavoratori su tre, infatti, sarebbero reclutati mediante contratti stabili: il 29,4% con il tempo indeterminato, il 20,2% con l’apprendistato, il 14,8% con il tirocinio formativo. Il 27,7% delle imprese punta sul tempo determinato, che è comunque contratto di qualità e rappresenta la formula giuridica ideale a soddisfare la flessibilità richiesta alle imprese più piccole. Marginale risulta invece il ricorso alle collaborazioni professionali (4,1%) e al lavoro occasionale (3,8%).
La volontà delle imprese – e in particolare delle imprese artigiane, micro e piccole - di ampliare gli organici anche in funzione delle nuove necessità richieste dal mercato nel dopo pandemia rischia però di essere frustrata dalle difficoltà, spesso insormontabili, nel trovare le figure professionali di cui hanno bisogno.

Solo il 12,9% delle imprese che stanno assumendo, o vorrebbero farlo, assicura di non avere avuto (ed è convinto che non avrà) problemi a selezionare candidati, dotati delle competenze richieste, disposti ad accettare l’offerta. La stragrande maggioranza del campione, all’opposto, denuncia difficoltà. Il 79,9% delle imprese, infatti, non riesce a trovare candidati idonei alle mansioni richieste. E il rimanente 7,2% si imbatte in candidati insoddisfatti delle offerte economiche avanzate dalle imprese.

Sotto questo aspetto, dalla indagine della CNA emerge un quadro inquietante anche se non nuovo: il nostro Paese non ha un sistema in grado di coniugare domanda e offerta di lavoro. Tant’è che il 41,1% delle imprese ammette di cercare il personale prevalentemente tramite il cosiddetto passaparola. Una quota quasi doppia rispetto a quella delle imprese che si rivolgono alle agenzie interinali e di ricerca/selezione del personale, che si ferma al 21,5%. Il 16,6% del campione si indirizza a scuole e/o a istituti di formazione. L’11% si affida ai mezzi di comunicazione specializzati. E appena il 3,8% ricorre ai centri per l’impiego. A riprova del fatto che il canale pubblico riesce solo per una esigua parte a favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro.
L’annunciata riforma delle politiche attive del lavoro non potrà esimersi dall’affrontare la questione della riorganizzazione delle strutture dedicate al collocamento né dall’adattare i percorsi formativi alle esigenze del mondo produttivo. Un obiettivo indispensabile per consentire all’Italia di agganciare i nuovi driver dello sviluppo che richiedono competenze adeguate. 

Trezzi: “Considerare cibo come risorsa strategica”
Nei primi cinque mesi del 2021 il valore delle esportazioni nazionali nel comparto ha toccato la cifra
record di 17 miliardi. “Si aprono nuovi spazi anche per il ritorno dei giovani all’agricoltura”

COMO-LECCO – Record storico nelle esportazioni per il comparto alimentare Made in Italy. Nei primi cinque mesi del 2021, infatti, il valore dell’export è stato di quasi 17 miliardi di euro, cifra mai raggiunta in passato. È quanto emerge dall’analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi al commercio estero con un ulteriore balzo dell’alimentare dell’8,9% da gennaio a maggio. Il settore, peraltro, è stato l’unico in crescita anche nell’anno passato in piena pandemia.

“Anche le due province lariane hanno contribuito a questo risultato – commenta il presidente della Coldiretti interprovinciale Fortunato Trezzi – ma per difendere la sovranità alimentare e ridurre la dipendenza dall’estero bisogna considerare il settore agroalimentare come vera e propria risorsa strategica. L’emergenza sanitaria Covid ha provocato una svolta salutista nei consumatori a livello globale che hanno privilegiato la scelta nel carrello di prodotti alleati del benessere come quelli della dieta mediterranea.

A trainare la crescita ci sono, infatti, prodotti base come il vino che guida la classifica dei prodotti Made in Italy più esportati, seguito dall’ortofrutta fresca. Con la pandemia si è aperto uno scenario di riduzione degli scambi commerciali, accaparramenti, speculazioni e incertezza che spinge la corsa dei singoli Stati ai beni essenziali per garantire l’alimentazione delle popolazione. Ora, però, bisogna lavorare al taglio della burocrazia che frena le imprese ed investire su progetti di ampio respiro per sostenere il trend di crescita dell’enogastronomia Made in Italy, agendo anche sui ritardi strutturali dell’Italia e sbloccando tutte le infrastrutture che migliorerebbero i collegamenti”.

Per sostenere la vera ripartenza, con il Recovery Plan, sono strategici i progetti sull’agroalimentare Made in Italy presentati da Coldiretti in grado di creare un milione di posti di lavoro green entro i prossimi 10 anni: dalla digitalizzazione delle campagne all’innovazione tecnologica, dalla creazione di foreste urbane per mitigare l’inquinamento e smog in città agli invasi nelle aree interne per risparmiare l’acqua. Anche i fondi europei – conclude Trezzi – “vanno utilizzati per finanziare progetti strategici superando i limiti alla capacità di investimento nel comparto agricolo ed alimentare per portare benefici all’intero Sistema Paese con un impegno di lungo periodo. Per far crescere il Made in Italy, infatti, sono fondamentali i contratti di filiera in grado di garantire un’equa distribuzione di valore fra tutti i componenti”.

Nel 2020 organizzati 380 corsi con 412 aziende coinvolte e 3.294 lavoratori partecipanti.
Novità 2021: il sito della formazione per le aziende

Negli ultimi tempi tutti parlano dell’importanza fondamentale della formazione per i dipendenti. Per Api Lecco Sondrio questo auspicio di tanti è già realtà da anni essendo tra le prime associazioni in Italia, che fa formazione con il Fapi (Fondo Formazione pmi), per volume di corsi organizzati e lavoratori coinvolti.

Dal 2004 Api Lecco Sondrio con il Fapi ha formato migliaia di dipendenti di aziende associate e non associate. Basti pensare che nel 2004 sono stati organizzati 29 corsi coinvolgendo 86 aziende per un totale di 344 lavoratori partecipanti. Nel 2020, 16 anni dopo, sono stati organizzati 380 corsi, di cui 130 in teleformazione per un totale di 412 aziende coinvolte e 3.294 lavoratori partecipanti.
Una crescita esponenziale dovuta alla qualità e quantità dei corsi proposti da Api Lecco Sondrio che coprono tutto il ventaglio delle richieste aziendali: area qualità, ambiente e sicurezza, area gestionale, area linguistica-internazionalizzazione, area processi produttivi, area soft skill (comunicazione, problem solving, motivazionale).

Come funziona il Fapi?
Per un’azienda fare formazione con Api Lecco Sondrio significa aderire al Fapi. Le attività formative dei lavoratori aderenti alle aziende iscritte vengono finanziate attraverso la raccolta dello 0,30% dei contributi che mensilmente le imprese versano all’Inps e a sua volta li fa confluire nel fondo.
Nel corso degli ultimi tre anni le risorse stanziate dal Fapi messe a disposizione per la crescita delle competenze delle piccole e medie imprese in tutta Italia sono stati 60 milioni di euro.
Tra le altre peculiarità della formazione con Api c’è la possibilità per ogni azienda di costruire percorsi mirati e “confezionati su misura” per ogni azienda o per gruppi di aziende in base alle loro esigenze.

“Il fiore all’occhiello della nostra associazione – commenta Luigi Sabadini presidente di Api Lecco Sondrio – è la formazione. Centinaia di aziende, e migliaia di loro dipendenti, vengono da noi per crescere e creare quel valore aggiunto essenziale per poter far fare il salto di qualità, è un aspetto essenziale per ogni azienda che voglia guardare al futuro”.
L’area formazione di Api Lecco Sondrio è diretta da Stefania Beretta e conta sull’apporto di altre tre persone (Nadia Crotta, Monica Castagna e Tiziana Montana). “Per noi è motivo di orgoglio vedere le aziende soddisfatte di fare formazione con noi, sia i titolari sia i dipendenti – spiega Stefania Beretta. Lo scorso anno, a marzo 2020, quando siamo stati colpiti dal Covid-19 e dal primo lockdown avevamo in calendario decine di corsi e non volevamo deludere le nostre aziende iscritte, così abbiamo trovato una piattaforma sicura dove poter portare online tutti i nostri corsi senza doverci fermare. Sono corsi certificati, non è stato facile organizzali, ma ce l’abbiamo fatta e abbiamo continuato poi anche in autunno quando è arrivata la seconda ondata”.
Il sito della formazione di Api Lecco Sondrio

Tra le novità 2021 per il nostro servizio di formazione c’è il sito dedicato esclusivamente a questa attività, dove, tramite area riservata, le aziende potranno iscriversi direttamente ai corsi e gestire tutte le partecipazioni digitalmente.
E’ un salto di qualità notevole sia per le nostre aziende sia per la nostra struttura che così potrà gestire più velocemente tutte le pratiche, mentre le imprese potranno avere il polso costante della formazione del proprio personale.

Il sito della formazione di Api Lecco Sondrio è raggiungibile a questo indirizzo: www.apiformazione.org

Rinnovo contratto Ccnl Unionmeccanica: più certezze per imprese e lavoratori

Dell’Oca, presidente Unionmeccanica Lecco: “Ci sono sensibili miglioramenti per i dipendenti soprattutto in materia di welfare aziendale"

Il 26 maggio 2021 Unionmeccanica - Confapi e i sindacati Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil hanno sottoscritto l’ipotesi di accordo per il rinnovo del Ccnl per le lavoratici e i lavoratori della piccola e media industria metalmeccanica, orafa ed installazione di impianti.

Unionmeccanica Lecco ha avuto un ruolo attivo nella trattativa di rinnovo attraverso la partecipazione Piero Dell’Oca, quale componente della Giunta nazionale di Unionmeccanica e del Responsabile Relazioni Sindacali Mario Gagliardi, quale componente della Commissione tecnica sindacale di Unionmeccanica nazionale e vice direttore di Api Lecco Sondrio.

Il nuovo contratto, che coinvolge a livello nazionale oltre 40.000 imprese e più di 400.000 lavoratori, decorre dal 1° giugno 2021 e scadrà il 31 dicembre 2024 introducendo novità importanti. La prima è l’aumento del minimo tabellare alla 5^ categoria di € 104,00 che verrà distribuito in 4 tranche: € 23,00 a giugno 2021 e a giugno 2022, € 25,00 a giugno 2023 e € 33,00 a giugno 2024.

La seconda è che la quota di contribuzione datoriale alla sanità integrativa (EBM Salute) sarà pari a € 96,00 annui per ciascun lavoratore (€ 8,00 mensili). La terza è che con la medesima decorrenza la quota di welfare contrattuale per gli anni 2022, 2023 e 2024 sarà pari a € 200,00 annui.

Per la parte normativa, oltre alla conferma della disciplina del diritto soggettivo alla formazione continua, segnaliamo alcune novità in materia di inquadramento professionale, con la progressiva eliminazione della 1^ categoria per alcune figure professionali e, in tema di sicurezza sul lavoro, con la definizione delle linee guida per l’organizzazione e la gestione dei c.d. “break formativi”.
In questo nuovo contratto, inoltre, sono stati condivisi alcuni principi cardine riguardanti l’istituto del lavoro agile e sono state introdotte nuove misure per le donne vittime di violenza di genere.

Piero Dell’Oca presidente di Unionmeccanica Lecco e vice presidente di Api Lecco Sondrio commenta così il rinnovo del contratto che nel nostro territorio coinvolge 400 aziende e circa 10 mila lavoratori: “Siamo soddisfatti, dopo un breve periodo di trattativa si è giunti a firmare un contratto che contribuisce a dare certezze alle imprese e ai lavoratori in un contesto di ripresa dalla crisi pandemica. Nel redigerlo abbiamo tenuto in considerazione le esigenze di competitività delle nostre imprese, senza per questo pregiudicare il reddito dei lavoratori. Con le sfide che deve affrontare il nostro intero sistema produttivo, l’aumento dei minimi retributivi è stato un buon compromesso tra il contenimento del costo del lavoro e l’aumento del potere d’acquisto. Per i lavoratori si prevede un sensibile rafforzamento delle misure di welfare di cui potranno beneficiare nei prossimi anni unitamente ai propri familiari. Inoltre, abbiamo avuto molta attenzione nei riguardi della formazione continua, della sicurezza negli ambienti di lavoro, nonché della tutela delle lavoratrici vittime di violenza”.

Le imprese e gli #artigiani sono il nostro patrimonio, da valorizzare e tutelare. Un universo di eccellenze connesse tra loro, cuore e anima del nostro territorio. E’ a loro che dedichiamo il nostro lavoro, offrendo servizi a 360°, dalla contabilità alla formazione, dalla consulenza sul lavoro alla conquista dei mercati esteri. Fare rete sul territorio è la nostra missione, per dare valore al #lavoro e costruire insieme, ogni giorno, il nostro #domani.
Guarda il video e contattaci!
Visita il sito https://artigiani.lecco.it/
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Proposta dell’Unione Europea è irricevibile

COMO-LECCO - Anche per Coldiretti Como Lecco è inaccettabile la proposta arrivata da Buxelles che prevede di autorizzare nell’ambito delle pratiche enologiche l’eliminazione totale o parziale dell’alcol con la possibilità di aggiungere acqua anche nei vini a denominazione di origine.

“Non scherziamo, il vino si è sempre fatto e si continuerà a produrre solo con l’uva e non con l’acqua – sottolinea il presidente della Coldiretti interprovinciale, Fortunato Trezzi - aggiungere acqua significherebbe denaturare un prodotto da quelle che sono le sue caratteristiche fondamentali. Senza considerare il fatto che la proposta nata in seno all’Unione Europea per permettere ai produttori di diminuire il grado alcolico dei vini diluendoli con acqua, è una pratica al momento non prevista da alcun regolamento in alcun Paese produttore e quindi illegale”.

La proposta di aggiungere acqua nel vino è solo l’ultimo degli inganni autorizzati dall’Unione Europea che già consente l’aggiunta dello zucchero nei paesi del Nord Europa per aumentare la gradazione del vino mentre lo zuccheraggio è sempre stato vietato nei Paesi del Mediterraneo e in Italia, che ha combattuto una battaglia per impedire un "trucco di cantina" e per affermare definitivamente la definizione di vino quale prodotto interamente ottenuto dall’uva.

"Più che pensare se annacquare o meno il vino, sarebbe utile mettere in campo nuovi strumenti di sostegno alla liquidità e forme di fiscalità di vantaggio per la filiera di produzione, distributiva e di somministrazione dei vini – continua Trezzi – al fine di agevolare e preparare la ripartenza del settore e delle tantissime imprese del comparto vitivinicolo, soprattutto dopo questo difficile momento legato alla pandemia”.

I vini del territorio hanno peraltro caratteristiche uniche e che vanno preservate e difese nella loro identità: anche il particolare clima del lago di Como, determina importanti escursioni termiche fra la notte e il giorno che favoriscono, in condizioni ottimali, concentrazione di sostanze aromatiche nella buccia delle uve. Ne derivano vini di forte eleganza, soprattutto tra i bianchi, mentre Merlot e Pinot Nero, che ben si adattano al mesoclima alpino di queste terre, rivelano una struttura di grande equilibrio. Sul territorio, tante produzioni di nicchia che hanno conseguito, negli anni, importanti premi.

Nelle Comasco e Lecchese operano circa 40 produttori che danno lavoro a circa 350 persone: “In particolare, l’Igt Terre Lariane - spiega Trezzi - è la punta di diamante del nostro territorio: nato nel 2008, è un patrimonio storico e condiviso dell’enologia del comprensorio interprovinciale”.

La viticoltura lariana si collega anche alla scoperta del territorio, grazie alla pratica – sempre più gettonata – dell’enoturismo: le opportunità per passeggiate e trekking tra le vigne sono decine anche nelle nostre due province: dalle vigne di Domaso, con un panorama mozzafiato sul lago e sulle catene montuose, a Montevecchia, dove si domina la pianura e si scorge lo skyline della metropoli milanese, che serra lo sguardo; o ancora, le campagne attorno a Missaglia o Montano Lucino; oppure, tornando in provincia di Lecco, Colico, Abbadia Lariana, Calolziocorte, Colle Brianza, e molto altro.

Incidente mortale sul lavoro a Busto Arsizio, un altro grave appena un giorno prima in una azienda tessile. Morti bianche e infortuni sembrano non fermarsi neanche in una realtà che in teoria dovrebbe essere il rallentamento della produzione. Gli interventi di Vittorio Sarti, segretario generale UILM Lombardia, ed Eloisa Dacquino, segretaria UIL Milano e LombardiLOMBARDIA, LA STRAGE

Un morto sul lavoro a Busto Arsizio, un altro infortunio grave solo un giorno prima in una azienda tessile della Bergamasca. Come ovvio bisognerà aspettare gli accertamenti del caso per capire le dinamiche dei fatti ma un dato rimane chiaro: nonostante l’economia abbia rallentato il passo per la crisi Covid il ritmo delle morti bianche e degli incidenti sul lavoro non conosce sosta.

“Spesso i lavoratori sono portati a ritmi intensivi per recuperare le produzioni perse, avverte Vittorio Sarti, segretario generale UILM Lombardia. Cui fa eco Eloisa Dacquino, segretaria UIL Milano e Lombardia: “Serve una chiamata di responsabilità collettiva per cambiare le cose”
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Nel giorno della Festa di lavoratrici e lavoratori CGIL CISL e UIL ribadiscono con forza che la ripartenza in sicurezza per il nostro Paese è possibile. Ripartire nel segno dell’unità, della responsabilità e della coesione sociale, riaffermando il valore della centralità del lavoro, per ricostruire su basi nuove il nostro Paese e affrontare con equità e solidarietà le gravi conseguenze economiche e sociali della pandemia.
Il 2021 continua a essere colpito dall’emergenza sanitaria, che già lo scorso anno ha messo tutti a dura prova. Nondimeno la campagna vaccinale in corso, pur con tutte le difficoltà dell’iter in essere, si erge a simbolo della speranza che ci permetterà di uscire dalla calamità pandemica.

Vogliamo ripartire in totale sicurezza, consapevoli che il lavoro e il diritto alla salute sono il fondamento autentico atto a prefigurare un orizzonte di futuro migliore.
L’Italia si cura con il lavoro.
Il nostro pensiero è volto oggi anche a quanti sono stati colpiti sul lavoro o vi hanno addirittura perso la vita, come testimoniano purtroppo le oltre 3.200 denunce e le dieci vittime di infortunio dello scorso anno.

CGIL CISL e UIL rivolgono un ringraziamento a tutte le lavoratrici e i lavoratori, in particolare a quanti da tempo impegnati allo spasimo in tutti i luoghi di cura, per tutelare la salute e la sicurezza della cittadinanza.
Celebrare il Primo maggio, oltre le forme esteriori insolite di oggi dettate dall’emergenza sanitaria, per CGIL CISL e UIL è l’assunzione di impegni e obiettivi precisi:

• aprire un tavolo di confronto strutturato e permanente con il Governo sui contenuti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza;
• aumentare nelle aziende le risorse destinate alla formazione sulla sicurezza;
• ammortizzatori sociali più estesi per i tanti invisibili che ancora non hanno tutele;
• battersi perché il lavoro non sia più per le donne un’alternativa ad altre priorità ma la priorità che realizza pienamente.
Quelli indicati sono solo alcuni tra i temi avanzati all’esecutivo, che esigono risposte concrete per dare dignità al Paese.

Dalla crisi si esce assieme, occorre dare risposte collettive, politiche, per costruire una società più inclusiva e senza barriere, libera dal malaffare e dalle mafie, capace di accogliere gli ultimi.
Per questo ancora una volta, ha senso per noi celebrare, uniti, la festa del Primo maggio. È la festa che celebra uno dei sacri diritti dell’uomo in tutto il mondo: il diritto al lavoro, sancito a caratteri indelebili dallo stesso articolo 1 della nostra Costituzione: “L’Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro”.

Per CGIL CISL e UIL, il Primo maggio fa tutt’uno con il 25 aprile, la Festa della Liberazione dal nazifascismo, e con il 2 giugno, la festa della Repubblica democratica. Lavoro, libertà, democrazia.
È questo il nostro ponte, un ponte che collega le generazioni del lavoro, della libertà e della democrazia. Impediremo a chiunque di alzare muri per separare queste tre giornate, il loro significato, i valori che rappresentato.

Impediremo a chiunque di chiudere i porti davanti alle nostre speranze, e le nostre speranze stanno nella “nostra Europa”, un’Europa migliore e più sociale, che ponga al centro delle proprie politiche il lavoro, i diritti, il welfare.
CGIL CISL e UIL augurano a tutte e a tutti un buon Primo Maggio!

 

il Segretario Generale della Cgil Lecco
Diego Riva
il Segretario Generale della Cisl Monza Brianza Lecco
Mirco Scaccabarozzi
il Segretario Generale della Uil del Lario
Salvatore Monteduro

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