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Incidente mortale sul lavoro a Busto Arsizio, un altro grave appena un giorno prima in una azienda tessile. Morti bianche e infortuni sembrano non fermarsi neanche in una realtà che in teoria dovrebbe essere il rallentamento della produzione. Gli interventi di Vittorio Sarti, segretario generale UILM Lombardia, ed Eloisa Dacquino, segretaria UIL Milano e LombardiLOMBARDIA, LA STRAGE

Un morto sul lavoro a Busto Arsizio, un altro infortunio grave solo un giorno prima in una azienda tessile della Bergamasca. Come ovvio bisognerà aspettare gli accertamenti del caso per capire le dinamiche dei fatti ma un dato rimane chiaro: nonostante l’economia abbia rallentato il passo per la crisi Covid il ritmo delle morti bianche e degli incidenti sul lavoro non conosce sosta.

“Spesso i lavoratori sono portati a ritmi intensivi per recuperare le produzioni perse, avverte Vittorio Sarti, segretario generale UILM Lombardia. Cui fa eco Eloisa Dacquino, segretaria UIL Milano e Lombardia: “Serve una chiamata di responsabilità collettiva per cambiare le cose”
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Nel giorno della Festa di lavoratrici e lavoratori CGIL CISL e UIL ribadiscono con forza che la ripartenza in sicurezza per il nostro Paese è possibile. Ripartire nel segno dell’unità, della responsabilità e della coesione sociale, riaffermando il valore della centralità del lavoro, per ricostruire su basi nuove il nostro Paese e affrontare con equità e solidarietà le gravi conseguenze economiche e sociali della pandemia.
Il 2021 continua a essere colpito dall’emergenza sanitaria, che già lo scorso anno ha messo tutti a dura prova. Nondimeno la campagna vaccinale in corso, pur con tutte le difficoltà dell’iter in essere, si erge a simbolo della speranza che ci permetterà di uscire dalla calamità pandemica.

Vogliamo ripartire in totale sicurezza, consapevoli che il lavoro e il diritto alla salute sono il fondamento autentico atto a prefigurare un orizzonte di futuro migliore.
L’Italia si cura con il lavoro.
Il nostro pensiero è volto oggi anche a quanti sono stati colpiti sul lavoro o vi hanno addirittura perso la vita, come testimoniano purtroppo le oltre 3.200 denunce e le dieci vittime di infortunio dello scorso anno.

CGIL CISL e UIL rivolgono un ringraziamento a tutte le lavoratrici e i lavoratori, in particolare a quanti da tempo impegnati allo spasimo in tutti i luoghi di cura, per tutelare la salute e la sicurezza della cittadinanza.
Celebrare il Primo maggio, oltre le forme esteriori insolite di oggi dettate dall’emergenza sanitaria, per CGIL CISL e UIL è l’assunzione di impegni e obiettivi precisi:

• aprire un tavolo di confronto strutturato e permanente con il Governo sui contenuti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza;
• aumentare nelle aziende le risorse destinate alla formazione sulla sicurezza;
• ammortizzatori sociali più estesi per i tanti invisibili che ancora non hanno tutele;
• battersi perché il lavoro non sia più per le donne un’alternativa ad altre priorità ma la priorità che realizza pienamente.
Quelli indicati sono solo alcuni tra i temi avanzati all’esecutivo, che esigono risposte concrete per dare dignità al Paese.

Dalla crisi si esce assieme, occorre dare risposte collettive, politiche, per costruire una società più inclusiva e senza barriere, libera dal malaffare e dalle mafie, capace di accogliere gli ultimi.
Per questo ancora una volta, ha senso per noi celebrare, uniti, la festa del Primo maggio. È la festa che celebra uno dei sacri diritti dell’uomo in tutto il mondo: il diritto al lavoro, sancito a caratteri indelebili dallo stesso articolo 1 della nostra Costituzione: “L’Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro”.

Per CGIL CISL e UIL, il Primo maggio fa tutt’uno con il 25 aprile, la Festa della Liberazione dal nazifascismo, e con il 2 giugno, la festa della Repubblica democratica. Lavoro, libertà, democrazia.
È questo il nostro ponte, un ponte che collega le generazioni del lavoro, della libertà e della democrazia. Impediremo a chiunque di alzare muri per separare queste tre giornate, il loro significato, i valori che rappresentato.

Impediremo a chiunque di chiudere i porti davanti alle nostre speranze, e le nostre speranze stanno nella “nostra Europa”, un’Europa migliore e più sociale, che ponga al centro delle proprie politiche il lavoro, i diritti, il welfare.
CGIL CISL e UIL augurano a tutte e a tutti un buon Primo Maggio!

 

il Segretario Generale della Cgil Lecco
Diego Riva
il Segretario Generale della Cisl Monza Brianza Lecco
Mirco Scaccabarozzi
il Segretario Generale della Uil del Lario
Salvatore Monteduro

Venerdì, 16 Aprile 2021 07:21

MAURO PIAZZA A PREMANA

Nel 1974 127 artigiani e imprenditori danno vita al Consorzio Premax , acronimo di Premana Export, con l’intento di mettersi assieme per sviluppare i mercati commerciali all’estero. Oggi Premax riceve il riconoscimento di Attività Storica da parte di Regione Lombardia, un riconoscimento a questa importante realtà che tiene legate tra loro molte aziende che sono soci e contemporaneamente fornitori. Abbiamo parlato con i dipendenti e visitato le realtà produttive con Giovanni Gianola, direttore, e con Ferdinando Berera, presidente. È valsa la pena di ricordare la lungimiranza di chi si è messo insieme nel segno del valore di una comunità per fare meglio unendo le forze, di chi ha guardato in anticipo verso i mercati esteri come opportunità per continuare a difendere la qualità del prodotto e l’occupazione. Premana unica. #MauroPiazza #RegioneLombardia #ProvinciadiLecco #Premana

Sopralluogo di ieri con il sindaco di Premana Elide Codega ai lavori di regimentazione del torrente Varrone. Il territorio di Premana e dell’Alta Valle è stato fortemente colpito da eventi alluvionali gravi. Verranno realizzati molte opere di consolidamento idrogeologico, tra cui la messa in sicurezza del torrente finanziata da Regione Lombardia con 450.000 euro. I soldi del recovery, caro Draghi, spendiamoli sui territori. Sono i soldi spesi meglio.

Il 22 marzo la prima manifestazione indetta dalle tre principali sigle sindacali per tutti i lavoratori italiani del colosso americano, 5mila solo in Lombardia. Il racconto delle difficili condizioni di lavoro di dipendenti ed esterni di un’azienda che chiede sempre di più, mentre i profitti volano nell’anno del Covid

Il 22 marzo è stato sciopero indetto dalle tre principali sigle sindacali per tutti i lavoratori italiani di Amazon: dai dipendenti dei magazzini e hub con contratto nazionale di logistica, alle aziende fornitrici dei servizi di logistica, movimentazione e distribuzione della merce, 5 mila nella sola Lombardia

La piattaforma dello sciopero lancia temi molto chiari, come il no alla richiesta di lavoro a chiamata, a ritmi di lavoro insostenibili, sul tavolo la proposta di un giusto inquadramento professionale, indennità Covid e tutela dei lavoratori in caso di acquisizione.

Un universo di gente sfruttata, denunciano i sindacati contro Amazon, che continuerebbe a non volere un confronto con le rappresentanze dei lavoratori in spregio alle regole previste dal contratto nazionale del lavoro. Proprio nell’anno della pandemia che per il colosso di Seattle ha significato un boom economico con 437mila nuove assunzioni e un aumento dei ricavi solo nel terzo trimestre del 197% portando così il patrimonio personale di Jeff Bezos, il fondatore di Amazon, da 113 addirittura a 192 miliardi di dollari.
I conti sono presto fatti. Amazon nell’anno del Covid ha visto nel solo terzo trimestre ricavi aumentati del 197%, Jeff Bezos ha visto aumentare il suo patrimonio personale nel giro di un anno da 113 a 192 miliardi di dollari.

Tutto grazie ai lavoratori che nei momenti più critici non si sono mai fermati mentre la loro vita viene regolata e scandita in modo infernale da un algoritmo. Cosa che riguarda anche i 40mila addetti italiani, di cui 10mila precari totali che ora non si sentono dire “grazie” ma devono subire richieste ancora più pressanti.

Taglio dei giorni di malattia riconosciuti, abbattimento delle garanzie minime in caso di cambio appalto, lavoro a chiamata, altri festivi a carico, l’ulteriore aumento di precari totali. E un’azienda, Amazon, che neanche si siede a un tavolo per confrontarsi e capire che un algoritmo non può comandare la dignità delle persone.
Po

Allarme CNA: gli indennizzi a fondo perduto potrebbero arrivare soltanto a poche imprese e con importi medi sotto i mille euro

La CNA sollecita il Governo a una netta discontinuità sui criteri, le risorse e la tempistica per l’erogazione dei contributi a fondo perduto alle imprese, previsti nel prossimo decreto Sostegni.

La Confederazione sottolinea che senza una profonda revisione del meccanismo meno di un quarto delle imprese, che hanno subito riduzioni del fatturato nel 2020, potrà accedere ai benefici con un importo medio inferiore ai mille euro. Un risultato inaccettabile per milioni di artigiani e piccole imprese schiacciate da una crisi economica senza precedenti e che ripongono grandi aspettative rispetto alle assicurazioni annunciate da esponenti dell’esecutivo e della maggioranza sul sostegno alle attività economiche. Lo scostamento di bilancio è stato approvato dal Parlamento tre mesi fa e ancora non c’è il provvedimento sui ristori.

Oltre al superamento, finalmente, dei codici Ateco, la CNA ritiene fondamentale due criteri per assicurare contributi in modo equo e coerente ai pesanti effetti della pandemia: eliminare la rigidità della soglia della flessione del fatturato superiore al 33% e ampliare il periodo di riferimento ben oltre le media di un singolo mese.

Simulazioni effettuate dal Centro Studi della Confederazione sulle contabilità di 12mila imprese con fatturato fino a 5 milioni di euro evidenziano che nel 2020 l’81,2% delle imprese ha registrato diminuzioni del giro d’affari ma solo una impresa su quattro ha accusato una perdita superiore al 33% rispetto all’anno precedente. Oltre il 75% delle imprese, pur avendo registrato una significativa flessione del fatturato spesso non lontana dal un terzo, sarebbe quindi escluso dai nuovi indennizzi. La CNA invita il Governo a cancellare il 33% sostituendolo con un meccanismo di decalage, che riduca progressivamente il beneficio.

E’ necessario, quindi, ampliare il periodo sul quale commisurare gli indennizzi e concentrare il ristoro soprattutto sulle imprese più piccole maggiormente colpite dalla pandemia.

Confartigianato giudica incomprensibile la chiusura delle attività di barbieri, parrucchieri e centri estetici in zona rossa.

“Si tratta – sottolinea Confartigianato Acconciatori – di un provvedimento ingiustificato nei confronti delle imprese di acconciatura ed estetica che in questi mesi hanno applicato con la massima diligenza le linee guida dettate dalle autorità sanitarie e dal Governo, intensificando le già rigide misure previste dal settore sul piano igienico-sanitario, e si sono riorganizzate per garantire la massima tutela della salute degli imprenditori, dei loro collaboratori e dei clienti. La sospensione delle nostre attività svolte in sicurezza finirà per innescare l’impennata dell’offerta di prestazioni da parte di operatori abusivi che rappresentano il vero pericolo per la salute dei cittadini, oltre che danneggiare ulteriormente sul piano economico le aziende in regola. Senza considerare che, a fronte di ulteriori misure restrittive, gli imprenditori non possono ancora contare su alcuna certezza per quanto riguarda gli interventi di ristoro”.

A questo proposito, Confartigianato fa rilevare che, nei mesi di marzo, aprile e maggio 2020, per l’effetto combinato di mancati ricavi a causa della chiusura e della concorrenza dell’abusivismo, le imprese di acconciatura e di estetica hanno registrato una perdita economica di 1.078 milioni di euro, pari al 18,1% del fatturato annuo.

Confartigianato Acconciatori chiede al Governo di riconsiderare le misure restrittive riguardanti le attività di acconciatura ed estetica, consentendone lo svolgimento anche in zona rossa, a tutela della salute dei cittadini e dell’economia del settore.

Una storia tutta valsassinese che vede come protagonista uno dei principali player dell'informatica in Valle, la piccola (grande) TLM Service, impegnata da vent'anni a migliorare il sistema di comunicazioni sul territorio, quella che ha portato la fibra in casa a due primarie eccellenze nostrane, le Officine Santafede di Cortabbio e, nei prossimi giorni, la P.F.A. di Cortenova.

Una storia che ci racconta direttamente, nel comunicato che riportiamo integralmente qui sotto, Fabio Benedetti, titolare della TLM, instancabile "gira-aziende" con la sua struttura leggera e di altissima professionalità. Prima della storia, però, pubblichiamo la lettera con cui TIM annuncia il "completamento dorsale Fibra Introbio-Lecco", un documento a suo modo "storico" per tutti noi. 

Fabio Benedetti racconta tutto lui, per cui noi possiamo solo aggiungere che dopo il bell'esempio dimostrato con la perfetta organizzazione "made in Valsassina" delle vaccinazioni al Presst di Introbio, oggi possiamo in qualche modo celebrare un altro successo del "realizzato da noi, qui e funziona" (senza dimenticare - e nel comunicato è ben specificato - l'apporto di prefessionalità anche esterne).

E il fatto che si tratti di due livelli diversi (uno sociale e uno imprenditoriale) non deve trarre in inganno. Il futuro della medicina sarà molto più "a distanza" rispetto al presente a cui siamo abituati, e questa "distanza" dovrà essere colmata e agevolata da infrastrutture, come appunto la fibra ottica, che permettano ai medici di dialogare con i pazienti, il loro corpo e il loro stato di salute.

Per questo la strada tracciata da TLM e Santafede in prima istanza, e da P.F.A che ha anch'essa creduto subito al progetto, è importante, anzi fondamentale, per tutti noi. 

tim

tlm

 Gli effetti della pandemia, come è noto, si sono riverberati in modo particolarmente pesante sulle donne, allargando ulteriormente i gap di genere e mettendo ancor più in le fragilità esistenti

A livello regionale, la riduzione di fatturato 2020 registrata dalle imprese femminili rispetto a quelle maschili risulta più pesante e pari al -29% (> rispetto al calo del 24,3% registrato in media da MPI gestite da uomini). Le motivazioni alla base di questa differenza sono diverse, dalla maggior presenza di donne nei servizi, settore più colpito dalla crisi Covid-19, all’innalzamento del livello di difficoltà nella gestione di attività di cura e di attività lavorative, spesso sovrapposte. Le donne con difficoltà nella gestione dei tempi di cura sono anche quelle che hanno registrato diminuzioni di fatturato più pesanti nel 2020 pari al -31,2% (> rispetto al calo del -25,4% rilevato per le imprenditrici senza alcuna difficoltà rilevante nella conciliazione di tempi di vita e lavoro).

I dati Istat sull’occupazione femminile – gli ultimi disponibili fanno riferimento al III trimestre 2020 – indicano che le donne lombarde con un lavoro sono 41 mila in meno, nel dettaglio nel periodo luglio-settembre 2020 rispetto allo stesso periodo 2019 si contano 8 mila lavoratrici indipendenti in meno e 34 mila lavoratrici dipendenti in meno. Allargando l’analisi a livello settoriale si osserva un calo maggiore di occupate lombarde nel comparto dei Servizi (-23 mila) seguito dal Manifatturiero (-13 mila) e dalle Costruzioni (-7 mila). Con il numero di indipendenti che si contrae in misura maggiore nel Manifatturiero (-5 mila) e quello delle dipendenti nei Servizi (-18 mila).

Il calo delle occupate in Lombardia, come nelle altre regioni, conseguenza diretta della crisi Covid -19, nonostante le misure di supporto, è determinato anche della diminuzione di nuovi ingressi di donne nel mondo del lavoro: nel 2020 sono state 571 mila le donne entrate nel mercato del lavoro, 150 mila in meno rispetto al 2019. Sempre dati Istat, riferiti al 2019, danno evidenza di alcune disparità di genere che potranno influenzare in modo favorevole o sfavorevole la partecipazione delle donne lombarde nel percorso futuro di ripresa.

I gap a favore delle donne: quota di donne 25-64 anni con almeno un diploma (+6,6 p., 67,8% donne vs 61.2% uomini), quota di donne laureate (+13,6%, 39,8% donne vs 26,2% uomini) e quote di donne che partecipano alla formazione continua (+1 p., 9,6% donne vs 8,6% uomini). I gap a sfavore delle donne: quota di donne con competenze digitali (-6,3 p., 23,4% donne vs 29,7% uomini), quota lavoratrici dipendenti con bassa paga (+3,1 p., 7,4% donne vs 4,3% uomini), quota occupate sovraistruite (+1,9 p., 22,8% donne vs 20,9% uomini), quota occupate a part time involontario (+12 p., 17% donne vs 5% uomini) e ammontare retribuzione media annua delle lavoratrici dipendenti (-31,4%, 21.169 euro donne vs 30.879 uomini).

In Lombardia le imprese registrate gestite da donne sono in totale 179.630 di cui 38.869, il 21,6%, artigiane. Di queste ultime il 14,3% pari a 5.551 sono gestite da giovani under 35 e il 17,9% pari a 6.947 sono gestite da imprenditrici straniere.

IL FOCUS SU LECCO

In provincia di Lecco le imprese femminili registrate nel 2020 sono 5.107 di cui 1.286 artigiane, pari al 25.2%. 205 le attività artigiane gestite da giovani under 35 e 115 da straniere. I settori in cui operano le donne imprenditrici sono: costruzioni 3,7; manifatturiero 22,8; servizi alle imprese 21,4; servizi alle persone 51,8; altro 4,4.

Nel 2020 si contano 14.732 avviamenti di donne dipendenti contro le 16.684 del 2019 con un calo del 11,7% pari a 1.952 ingressi in meno nel mondo del lavoro. Dato positivo in controtendenza da segnalare, è il saldo positivo delle imprese artigiane femminili 2020 su 2019 con 31 unità in più. In Lombardia il saldo chiude in negativo con 72 imprese in meno.

La retribuzione media annua dei lavoratori dipendenti nella nostra provincia segna invece un gap ancora negativo: se mediamente un uomo guadagna 29.837 euro l’anno, le donne sono ferme a 18.562 euro.

IL SONDAGGIO VERSO L’8 MARZO 2021. E MOLTO OLTRE

I risultati del Sondaggio d’ascolto promosso dal Movimento donne impresa di Confartigianato Lombardia ‘Verso l’8 di marzo 2021. E molto oltre’, effettuato dal 25 febbraio al 3 marzo 2021, a cui hanno partecipato 340 imprenditrici lombarde di MPI e imprese artigiane permettono di raccontare una parte dell’effetto Covid-19 sul mondo delle donne-lavoratrici-imprenditrici. Innanzitutto le donne imprenditrici a capo di MPI e imprese artigiane “al tempo del coronavirus” si definiscono in prevalenza flessibili, multitasking e problem-solver.

Il 38,4% delle imprenditrici ritiene che lo shock pandemico ha reso molto difficile essere donna imprenditrice. Tale percentuale si alza al 41,3% per quelle imprenditrici che regolarmente si prendono cura di persone non autosufficienti e per quelle con figli, al 48,4% per quelle con bambini sotto i 5 anni e al 59,3% per quelle che attualmente hanno difficoltà elevate nel gestire tempi di vita e lavoro.

Partendo dall’idea che le imprenditrici potessero essere più sensibili ai temi della conciliazione, abbiamo indagato quali fossero le soluzioni adottate per agevolare dipendenti e collaboratori, donne e uomini, nella gestione dei tempi di cura: nel 43% dei casi concedono flessibilità dell’orario di lavoro, nell’11,6% dei casi concedono ai dipendenti uomini flessibilità maggiore per dargli modo di condividere con mogli/ compagne la gestione di tempo di cura e nel 6,6% dei casi concedono uno o più giorni di lavoro in smart working. Va tenuto conto che questa ultima soluzione spesso non è applicabile nelle piccole realtà o per tipo di attività svolta (es. acconciatore) o per necessaria presenza in azienda (es. attività in area produttiva). Il Covid-19, come noto, ha spinto la transizione digitale, ad esempio avvicinando un numero maggiore di individui all’utilizzo di strumenti digitali per effettuare molte attività quotidiane quali la spesa di prodotti alimentari, il pagamento di bollette, la prenotazione di visite mediche o altri appuntamenti, etc.

Dalla survey si rileva che gli strumenti digitali sono stati di massima importanza e di elevato supporto per lo svolgimento sia di attività di cura che lavorative, spesso sovrapposte, per il 67% delle imprenditrici. Quota che si alza al 70% per le imprenditrici che a causa della diffusione del virus hanno visto incrementare le difficoltà di gestione di attività di cura.

In particolare rispetto al periodo pre emergenza le imprenditrici hanno fatto maggior ricorso a strumenti digitali per: attività di impresa (46,3%), tempo individuale/personale (41,3%), svolgimento di attività di cura (35,5%) e attività domestiche (22,3%).

A fronte dell’evidenza che lo tsunami pandemico ha contribuito a dare visibilità maggiore alle disparità di genere, alla domanda “Come ridurre le differenze di genere?” le imprenditrici individuano come prioritario promuovere un’educazione socio-culturale per sradicare gli stereotipi di genere (52,9%), incrementare la presenza di donne in luoghi decisionali (governo, task force) (39,7%), introdurre un welfare aziendale volto ad armonizzare vita familiare e lavorativa (35,5%), ridurre il gap retributivo (32,2%) e ripensare i modelli di business e organizzativi delle imprese (31,8%).

Interpellate sulle prossime conquiste che vorrebbero raggiungere, le intervistate hanno indicato prevalentemente: autonomia, rispetto, maternità retribuita per indipendenti, cambiamento culturale, fiducia, considerazione, condivisione del tempo di cura, libertà di scelta, non dover scegliere tra lavoro e famiglia, tutele, opportunità, sicurezza, parità di competenze, più tempo, nessuna rinuncia e tranquillità.

La Presidente del Movimento Donne Impresa di Confartigianato Lombardia e Lecco, Elena Ghezzi, commenta così i risultati emersi dalla survey: “Le donne imprenditrici lombarde vogliono che il loro ruolo venga maggiormente riconosciuto, chiedono una reale integrazione, di essere valutate sulla base del merito, delle capacità e delle competenze. Nella maggior parte dei casi non chiedono un tipo di parità “da quote rosa”: tanto che alla domanda ‘Cosa ne pensa della frase del Presidente Draghi “Una vera parità di genere non significa un farisaico rispetto di quote rosa richieste dalla legge: richiede che siano garantite parità di condizioni competitive tra generi” il 56,2% si dichiara completamente d’accordo. Crediamo sia necessario ripartire da una considerazione: per raggiungere la parità nel mondo del lavoro, dovremmo creare le condizioni perché ci sia reale condivisione anche nel lavoro di cura. È uno degli insegnamenti che ci lascia questa pandemia: la perdita più elevata di lavoratrici rispetto ai lavoratori in un momento di emergenza è un campanello d’allarme, che dovrebbe essere vissuto come un fallimento sul quale interrogarsi. È il segnale che qualcosa, nel mercato del lavoro, non sta funzionando. Vorremmo che questa esperienza potesse essere il punto di partenza per una riflessione più ampia verso un cambiamento, sociale e culturale, che vada nella direzione indicata dal nostro Presidente del Consiglio, la ricerca di una reale parità di condizioni competitive”.

NASCE UNA NUOVA IMPORTANTE COLLABORAZIONE
TECNICA PER LA STAGIONE 2021

Due aziende leader nei rispettivi settori s’incontrano per dare vita ad un’importante
partnership che toccherà gli “aspetti produttivi” e le “attività racing”
del marchio valsassinese

Nuova stagione e grandi novità per VENT, pronta a lanciare una gamma moto
completamente rinnovata sia dal punto di vista tecnico che estetico, oltre che nel rispetto delle normative
EURO5. Nove i modelli nei segmenti motard, enduro, cross e minicross, che sapranno conquistare un
pubblico davvero molto più ampio in stagione, a partire dai più piccoli di 5/6 anni e fino ai 18enni.

Tra le primissime iniziative della stagione, un grande passo che porta VENT ad una nuova importante
collaborazione tecnica con un marchio leader nel settore della lubrificazione di alta qualità e ad alto
rendimento quale è NILS. Un’azienda estremamente dinamica che in oltre 50 anni di attività, con il suo
laboratorio interno, ha maturato un know-how globale che le consente di mettere a disposizione della
propria clientela dalle più semplici alle più complesse applicazioni di fluid-management con il massimo
riguardo verso gli aspetti ecologici. Competenza e passione per le due ruote, così che nel loro sito
www.nilsyourbike.com è possibile trovare un’ampia gamma di prodotti per moto sviluppati per un uso
professionale ed ora disponibili anche sul mercato per i clienti finali.

VENT e NILS, una partnership tutta italiana che ha identificato una serie di prodotti dedicati che saranno
usati nel processo produttivo delle moto. VENT usufruirà così di prodotti di assoluto livello, per migliorare ancor
più le prestazioni dei propri veicoli.
Entrambe le aziende lavoreranno in stretta collaborazione per lo sviluppo di tutte le attività utili alla
valorizzazione di una partnership che ambisce a proseguire e crescere nei prossimi anni, anche in funzione
dei nuovi prodotti in arrivo sul mercato.
Grazie alla capillarità distributiva di NILS in Europa e nel mondo, VENT garantirà un ulteriore supporto al
partner raccomandando ai propri Distributori e Rivenditori la gamma prodotti del Brand, anche per le
attività di manutenzione e aftermarket.

Oltre all’Italia, VENT è oggi ben distribuita sul territorio europeo, con un focus particolare ai mercati Francia,
Austria, Germania, Olanda, Belgio, Spagna e Portogallo.
La collaborazione tra VENT e NILS si dedicherà anche alla parte sportiva, grazie allo storico e vincente DNA
racing dell’azienda di Introbio, con la partecipazione al Campionato Italiano Enduro – dove il Team Enduro
VENT vedrà in pista 10 giovani piloti in sella alle BAJA RR 50 e RR 125 Racing, tra cui un ufficiale VENT -, al
Campionato Nazionale Velocità Motard 100 e al Campionato Nazionale Terra - MX 50.
VENT è attiva sul sito www.ventmoto.it e sui canali Facebook (@officialventmoto), Instagram
(@official_ventmoto) e Youtube (Vent Moto). Hashtag ufficiali: #libericonVent #mechanicsofemotions
NILS è attiva con il proprio sito www.nilsyourbike.com e sui canali Facebook (@nilsSpa), Instagram
(@nils.lubricants) e Youtube (NILS - EXPERTS IN LUBRICANTS). Hashtag ufficiali: #nilsyourbike #nils
#expertsinlubricants.

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