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VIABILITA’: DAL 26 GIUGNO TORNA L’ISOLA PEDONALE IN CENTRO PAESE Il PROVVEDIMENTO SARA’ ATTIVO FINO A DOMENICA 5 SETTEMBRE

Anche quest’anno, in vista della stagione estiva e dell’arrivo in paese di numerosi villeggianti, l’Amministrazione comunale di Barzio ha deciso di ripristinare l’area pedonale, così come sperimentato già lo scorso anno.
Il provvedimento, così come emanato da Decreto Legge, è finalizzato a garantire agli esercenti di recuperare all’esterno lo spazio perso all’interno del locale a causa delle imposizioni anti-pandemia; ma garantirà anche la creazione di una zona sicura, nella quale residenti e turisti potranno camminare e sostare in assoluta tranquillità, a partire da sabato 26 giugno fino a domenica 5 settembre.
Le disposizioni relative alle chiusure delle vie del centro e alla circolazione sono invariate rispetto all’anno scorso, con l’unica eccezione dovuta al fatto che scendendo da via Rena è possibile sia svoltare a destra e attraversare piazza Garibaldi, che svoltare a sinistra verso via Francesca Manzoni.

"Dopo l'esperienza dell'anno scorso e dopo esserci confrontati con gli esercenti del paese, abbiamo deciso di riproporre l'isola pedonale - afferma il sindaco Giovanni Arrigoni Battaia - Accogliendo le osservazioni dei commercianti, abbiamo istituito la viabilità estiva, introducendo la novità della svolta anche verso piazza Garibaldi per chi scende da via Rena. Per favorire le attività commerciali abbiamo esteso quanto più possibile le aree esterne a loro disposizione e buona parte degli esercenti hanno accolto e sfruttato la possibilità di fare richiesta per l'occupazione suolo pubblico. Ci auguriamo che sia per tutti una buona estate, che dia importanti segnali di ripresa dopo questi mesi difficili".
Di seguito, nel dettaglio, tutte le disposizioni viabilistiche:
• L’area pedonale occupa via Martiri Patrioti Barziesi, dalla rotonda fino alla pasticceria Passoni, via Roma, il tratto che porta a Piazza Garibaldi e la stessa piazza.
• Via Martiri Patrioti Barziesi ha una sola corsia aperta al traffico, a senso unico in direzione Cremeno, quello dove si trova l’edicola; il lato opposto, quello dove si trovano i bar, diventa una corsia pedonale dove gli esercenti possono usufruire dello spazio concesso per aumentare i propri spazi.

• Sempre restando lungo via Martiri Patrioti Barziesi la fermata del pullman lato edicola, direzione Cremeno-Lecco, resta attiva mentre quella sul lato opposto è spostata in via Milano, davanti all’oratorio. Per quanto riguarda la fermata di Barzio davanti all’ex cinema e quella di Cremeno (davanti alla Stube) in direzione Barzio, sono disattivate e sostituite da una a Cremeno in via Provinciale.
• Per chi giunge da Cremeno vige l’obbligo di svoltare in direzione piazza del mercato, dove si può attraversare il piazzale e andare verso via Provinciale oppure girare intorno all’ ex municipio per riprendere la strada in direzione di Cremeno. Il venerdì, durante le ore del mercato il piazzale non può essere attraversato ed è obbligatorio girare intorno all’ ex municipio e ritornare verso Cremeno.
• Il tratto di via Roma che sale verso la piazza diventa pedonale nei seguenti orari: dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 16.30 alle 19.00, sabato, domenica e festivi di luglio e tutti i giorni di agosto. Al di fuori di questi orari è consentito il transito.
• Giungendo in piazza Garibaldi da via Roma è consentito procedere sia verso via Ippolito Manzoni sia via Francesca Manzoni che via Rena. Giungendo da via Alessandro Manzoni non è consentito attraversare la piazza ma vige l’obbligo di svolta verso via Ippolito Manzoni. Giungendo da via Rena è possibile sia attraversare la piazza che svoltare verso via Francesca Manzoni.
• L’ingresso in via Robiasca è consigliato solo ai residenti e a chi deve andare al cimitero, perché al termine della via, dove si incontra con via martiri patrioti e via Tranquillo Baruffaldi c’è un divieto al transito in direzione di piazza Garibaldi. Per far fronte a questo divieto via Robiasca è percorribile in entrambe le direzioni. Per chi arriva da via s. Eustacchio (proveniente dalla funivia) e da via Robiasca è obbligatorio proseguire lungo via Todeschini, ad accezione di chi deve andare al cimitero o ai residenti.

• I parcheggi di via Martiri Patrioti Barziesi che si trovano nella corsia adibita a isola pedonale sono soppressi mentre quelli dal lato opposto restano attivi.
• I parcheggi di via Martiri Patrioti Barziesi, di via Roma (tratto che porta alla piazza) e di piazza Garibaldi restano a pagamento ma con una sosta massima di 30 minuti.
• Gli attuali parcheggi disabili in piazza restano di fronte alla rosticceria.
• Di fianco dalla pensilina di via Martiri Patrioti Barziesi viene creato un parcheggio riservato ai disabili.
• I parcheggi di via Luigi Corsi non possono essere utilizzanti per facilitare il passaggio lungo la via.
Per sopperire alla perdita di posti auto, l’Amministrazione comunale ha raggiunto un accordo per l’utilizzo gratuito del parcheggio che si trova davanti all’ ex cinema (via Roma, vicino al confine con Cremeno).

"INTROBBIO VALSASINA 24 LUGLIO 1853

"A Sua Eccellenza Illustrissima Feldmaresciallo Josef Radetzky
Governatore Regno Lombardo Veneto
Per conto di Sua maesta` Imperiale Francesco Giuseppe

Illustrissimo Governatore

Chiedo scusa per la mia richiesta che fara` forse perdere il suo Tempo prezioso da un humile cittadino da sempre fedele servitore dell`Impero. Ma vorrei sottoporVi questa Supplica per un fatto increscioso accadutomi giusto un anno fa, e che da allora non mi fa piu` prendere sonno.
Si tratta di un mio cavallo, a cui ero particolarmente affezzionato, un bellissimo Bajo di colore marrone scuro, che mi e` stato a mio parere ingiustamente sequestrato da due ufficiali della Guardia Imperiale Austriaca, senza darmi la possibilita` di redimerlo e riscattarlo, per via di alcuni piccoli debitucci che havevo da pagare.

La prego quindi Vossignoria e Supplico con il cuore in mano, di poterlo redimere e riportare a casa il mio cavallo".

Questa era una delle ormai innumerevoli lettere che Angelo Rossi, gia` possidente benestante con residenza a Introbio, ma con case e terreni di proprieta` anche a Primaluna, Cortenova e Val Biandino, oltre che la Miniera di Barite a Cortabbio, aveva inviato per tentare almeno di farsi restituire il suo magnifico cavallo a cui era affezionatissimo.

Oh quante volte erano andati insieme su e giu` per la Valsassina, in splendide galoppate sul Pioverna o sulla Grigna, a Bajedo, a Barzio, sul sentiero per Bobbio o su quello per Madonna di Biandino, anche quando andavano a pregare per ringraziare la Madonna dall`averli recentemente preservati dal Colera !

C`era un rapporto particolare tra lui e Bajo: quante volte gli aveva accarezzato la criniera, si era preso cura di lui e non voleva che nessun altro dei suoi stallieri lo facesse, pulendogli la schiena, la coda, lisciandogli tutto il pelo !

Si capivano al primo sguardo, era un cavallo intelligentissimo, non c`era bisogno di spronarlo piu` di tanto quando il padrone aveva fretta e doveva arrivare ad un appuntamento, oppure poteva permettersi di trotterellare tranquillamente e di godersi il panorama.

Ma un giorno tremendo tutto questo era cambiato.

"Fedele servitore di Sua Maesta` Imperiale ?" - il Vice Capo della Polizia Austriaca Karl Woldstein, nel suo ufficio di Milano, aveva riso sotto i lunghi baffoni neri e ricurvi che gli incorniciavano la faccia-. " Nein - grido` al luogotenente, ma chi vuole prendere in giro questo banditen ? ".
"Lo sanno tutti che il signor Angelo Rossi e` un simpatizzante della Carboneria italiana, che e` cugino di quello strano ingegnere di Introbbio, Giuseppe Arrigoni, che invece di occuparsi di ponti e di case e` andato in strada a Milano a sparare ai nostri soldati nel Marzo 1848, e ora si nasconde in Svizzera !"

"Nein - grido` ancora piu` forte il Capo della Gendarmeria di Lecco, Kurt Menstein : e` pure amico di quel cospiratore mazziniano, Felice de Vecchi, che sta costruendosi una villa a Cortenova per tramare segretamente e sobillare il popolo contro il nostro Augusto Sovrano. Fa parte di quella cerchia di nemici dell`Austria, che vorrebbero vedere crollare il nostro Impero millenario voluto da Dio ! ".

Per farla breve, non gli risposero neppure. La verita` e` che anche Angelo Rossi era entrato nel mirino della inflessibile Polizia Asburgica.
Una volta ritornati in Lombardia, dopo la definitiva sconfitta del Re di Savoia Carlo Alberto a Novara nel 1849, gli Austriaci avevano deciso di farla ben pagare ai gia` rivoltosi "milanesi".

Percio` si erano messi non solo a controllare ogni movimento sospetto (a chi sgarrava carcere e corda, quella della forca) ma anche vecchie carte e certificati di proprieta`.

Era ritornato in auge il Catasto detto Teresiano, stabilito su misure effettuate alla meta` del Settecento, piu` di un secolo prima. "Avete pagato le Tasse dovute in relazione alle vostre proprieta` catastali ? Ah furbetti, pensavate di fare i furbi e di non pagarle piu` ? Noi le rivogliamo a partire dal 1840, tutte quante ! E la Tassa sull`Imbotato ? Era stata abolita dall`Imperatore Giuseppe II settanta anni fa ? Fa niente, noi la rimettiamo ! E la tassa sui passaggi di proprieta` ? E quella sulla Successione ? E la Decima dovuta alla Chiesa ? Questi terreni noi ve li sequestriamo, cosi` imparate a fare tanto i "rivoltosi". Kaputt e basta !"

"I terreni prendetemeli pure, ma il cavallo no !" . Cosi` aveva gridato Angelo Rossi quando due gendarmi in uniforme bianca si erano presentati alla sua porta, le sciabole alla cintura e il fucile a tracolla bene in vista.

"Bajo no, Bajo no, vi prego !"

Inflessibili e teutonici, gli ripeterono per l`ennesima volta che loro avevano l`ordine di sequestragli il cavallo !
"Il cavallo no, vi prego ! Sentite ! " disse guardando indietro verso la moglie Evelina.

"Vi do` cinque scudi d`oro a testa (una bella somma per quel tempo), ma lasciatemi il cavallo".
Evelina intanto era corsa in camera a prendere gli scudi d`oro.

I due ufficiali, di origine croata, si guardarono scambiandosi uno sguardo di disgusto. Proprio patetici questi Italiani: cercavano pure di corrompere due soldati di Sua Maesta` !

"Herr Rossi - gli risposero - facciamo finta di non aver sentito, altrimenti dovremmo arrestare pure lei ! Ci dia il cavallo e basta, altrimenti dovremo ricorrere alla forza !".

Per un attimo l`idea passo` nella testa di Angelo Rossi. Morire per un cavallo ? No, non si poteva. Chi avrebbe guardato a sua moglie Evelina e soprattutto ai suoi figli ? I soldati erano armati: era impossibile opporre resistenza.

"Lasciatemelo salutare un`ultima volta" disse mentre i soldati gia` prendevano le briglie.
Piangeva, lacrimava calde lacrime sul suo bellissimo dorso marrone scuro, sulla sella che gli aveva fatto costruire su misura da un bravo artigiano di Taceno, sul suo collo maestoso che tante volte lo aveva accompagnato.
Bajo lo guardava, e capiva che qualcosa di veramente brutto lo stava coinvolgendo.

Se ne ando` piano e mestamente, tirato per la corda dai due soldati, all`ingresso della strada verso Primaluna.
Non lo vide mai piu`.

"Eccellenza Vossignoria Illustrissima ..." le lettere si ripetevano in continuazione, senza alcuna riposta ma cos`altro poteva fare ?

Aveva venduto altri due terreni: "I soldi per quel debito sono hora disponibili, Vi supplico posso riavere il mio cavallo ?"

Chissa` dov`era finito, sequestrato dall`Esercito di Sua Maesta` Imperiale.
Forse in Galizia, forse nel Tirolo, forse nel Baden-Wurttemberg.

Non lo seppe mai, e il suo cuore si era spezzato quel giorno.
Spezzato letteralmente: ebbe un attacco da infarto pochi anni dopo. Angelo Rossi passo` gli ultimi anni della sua vita seduto su una poltrona, da cui non si sarebbe piu` rialzato, fumando una lunga pipa, l`unico vizio che poteva ora concedersi, che sua moglie Evelina aveva fatto costruire , una pipa che terminava quasi a terra, come i calumet indiani.

Il suo cuore si era fermato quel giorno.

"Eccellentissimo, Vossignoria ..." non ebbe mai una risposta.

 

ndr: la storia e` in parte romanzata ma basata su un episodio vero raccontato molti anni fa da Guarisca Magni di Introbio e documentato da lettere.

 

 

 

 

 

 

Volge al termine l’anno scolastico 2020/2021 e il CFPA è già focalizzato sulla stagione estiva: la struttura è già full di prenotazioni da parte di società sportive e campus musicali.

Grazie ai suoi ampi spazi, il CFPA Casargo potrà garantire lo svolgimento delle attività mantenendo anche quest’anno un efficace distanziamento sociale. Saranno infatti circa 140 i posti letto disponibili, con le due ampie sale ristorante per i pasti mentre all’esterno si potranno praticare gli sport nei campi da pallavolo, calcio e basket, oppure nell’ampia palestra interna in caso di maltempo.

Per 5 settimane il CFPA ospiterà Anbima (Associazione Nazionale delle Bande Italiane Musicali Autonome), rispettivamente 3 settimane Anbima Lombardia e 2 settimane Anbima Milano. Successivamente sarà la volta del Basket Erba e del Basket Lecco. La Polisportiva Mandello e “Progetto Arcobaleno” saranno ancora insieme a Casargo per promuovere l’attività motoria e sportiva come momento e opportunità di relazione e interazione sociale. In seguito verranno ospitati anche due cori e un’associazione di karate.

 “Come tutte le estati, siamo felici di aprire le porte del CFPA e di sfruttare al massimo tutte le sue potenzialità anche nella stagione estiva. Ringraziamo tutte le associazioni e società che ci hanno scelto, confermando che il CFPA è una struttura versatile e adattabile ad ogni esigenza” commenta Marco Cimino, Direttore del CFPA Casargo.

“Poter portare le persone a Casargo significa far conoscere il nostro meraviglioso territorio, un contesto naturalistico e turistico unico. Da sempre il nostro intento è di sfruttare al massimo le potenzialità della struttura scolastico, e anche quest’anno possiamo dirci soddisfatti del risultato” aggiunge Marco Galbiati, Presidente del CFPA Casargo.

 

Molto interessante e ricco di spunti di riflessione l`incontro tenutosi sabato mattina presso Villa Migliavacca a Introbio con due consiglieri regionali del PD, Raffaele Straniero e Jacopo Scandella.

L`oggetto dell`incontro era una ricerca, commissionata dallo stesso Scandella all`Istituto di Statistics IN.Twig, sulle realta` montane della Lombardia, le Comunita` Montane, compresa la Valsassina.

In un interessantissimo rapporto piuttosto ampio ed esaustivo (allegato a questo articolo) che si basa su un confronto tra gli anni 2012 e 2019, basato su dati raccolti dai Comuni e dalle Camere di Commercio, si sono esaminati diversi indici demografici ed economici di sviluppo o di recessione della Valle.

La prima parte infatti riguarda la popolazione che, a differenza di altre realta` montane e` rimasta sostanzialmente invariata (anche per la presenza di molti extracomunitari che prendono la residenza in Valsassina).

In particolare e` calato pero` il numero dei giovani, che a causa dei problemi nel trovare lavoro spesso emigrano nelle citta`, mentre aumenta il numero dei pensionati sopra i 65 anni.

Per quanto riguarda le imprese in generale nelle comunita` montane lombarde sono diminuite di quasi l`11% (un dato decisamente negativo) mentre pero` la Valsassina, soprattutto in certi settori, si difende.

Scandella ha diviso tra imprese di Agricoltura e attinenti (diminuite da 299 a 285) , imprese manifatturiere (da 338 a 303, il 10,4% in meno) , fornitura di energia elettrica ( da 6 a 5) , di acqua e reti fognarie ( da 2 a 5) e delle imprese di costruzioni (da 583 a 517, l`11,3% in meno).

L`Agricoltura in generale ha perso poco: Scandella ha ricordato e sottolineato l`interesse delle giovani generazioni verso il ritorno alla natura e le attivita` relative, ivi compreso lo sviluppo degli agriturismi.

Le imprese di costruzione invece hanno ricevuto grosse boccate d`ossigeno dagli incentivi fiscali (compreso il Bonus del 11%) che ne hanno limitato le perdite.

Le imprese di commercio, soprattutto i negozi, e riparazione auto hanno subito una drastica riduzione: da 604 nel 2012 a 526 nel 2019 , quasi il 13% in meno. Quelle di trasporto da 95 passano a 90.

Sono pero` sensibilmente aumentate le imprese di alloggio e ristorazione (alberghi, bar e ristoranti) da 339 a 357 (+ 5,3%), e anche quelle dei servizi di informazione e comunicazione, da 30 a 33.

Un balzo in avanti le attivita` finanziarie e assicurative, da 40 a 55 (+ 37,5%) , diminuite le attivita` immobiliari (da 155 a 135, -13%) , qualche numero in piu` le attivita` scientifiche e tecniche ( da 66 a 70).

Aumentate le agenzie di viaggio e servizi alle imprese ( da 75 a 93) , sostanzialmente stabili i servizi di istruzione ( da 13 a 14) , in aumento la sanita` e assitenza sociale ( da 19 a 23) , aumentate le attivita` sportive e di intrattenimento ( da 17 a 23).

Tra i servizi alle imprese citati quelli in smart working (lavoro a distanza) che negli ultimi anni hanno avuto un certo sviluppo.

Insomma un quadro statistico molto dettagliato Comune per Comune (si rimanda alla tabella per i dati) che, anche se siamo ancora ben lontani dalle conclusioni sugli effetti catastrofici in economia di questa pandemia dovuta al Covid 19, puo` senz`altro dare degli elementi utili di riflessione sulle realta` montane e sulle loro caratteristiche variabili.

La ricerca , che e` in continuo aggiornamento, verra` presentata al pubblico anche quest`estate, nel corso delle iniziative estive organizzate dalla Biblioteca e dal Comune di Introbio, tra fine Luglio e inizio Agosto.

Il gruppo Acque minerali italiane (del quale fanno parte gruppi come Norda, Sangemini e Gaudianello) sta vivendo una delicata fase di crisi finanziaria. Per farvi fronte, nel 2020 è stata chiesta l’ammissione a concordato preventivo. Ammissione poi accordata nel gennaio 2021. «Ora – spiega Silvano Scaccabarozzi, Fai Cisl Mbl -, il gruppo sta affrontando un momento complicato. Deve dimostrare che è in grado di mantenere le proprie quote di mercato e, allo stesso tempo, deve ridurre i costi. Un compito complesso in una situazione come quella attuale in cui il sistema economico nazionale e locale risentono della pandemia di coronavirus che ha colpito soprattutto i comparti della ristorazione e dei locali che sono fondamentali per il gruppo».

Attualmente, la sfida occupazionale per i 75 dipendenti della Norda di Primaluna (Lc) è gestita attraverso la cassa integrazione covid e a rotazione. «La speranza – continua Scaccabarozzi – è che con la stagione calda, che per il settore acque è “alta stagione”, il mercato riprenda e l’azienda riesca a dimostrare che è in grado di poter proseguire la sua attività reggendosi sulle proprie gambe».

Intanto a settembre l’assemblea dei creditori dovrà approvare il piano del concordato che poi dovrà essere omologato dal Tribunale.

«Al momento – conclude Scaccabarozzi -, la famiglia Pessina, la proprietaria del gruppo, dovrebbe farcela con capitali propri. In futuro potrebbero entrare nella società nuovi soci. Ci sono già interessamenti da parte di fondi di investimento. Ciò però avverrà solo dopo l’omologa».

 

È stata approvata la convenzione tra Regione Lombardia e Comunità Montana Valsassina Valvarrone Val d'Esino e Riviera.
I fondi saranno utilizzati per sviluppare 4 importanti itinerari: Legnoncino, da Colico a Valvarrone; Legnone, da Delebio a Pagnona; Stavello, da Premana a Gerola Alta e Trona, da Introbio a Gerola Alta.

Oltre a questo versante, con i fondi destinati alle Aree Interne e la compartecipazione dei vari comuni interessati, verranno prossimamente realizzati dei percorsi cicloturistici e pedonali su sentieri già esistenti che andranno a valorizzare i tracciati del "giir di oluc", creando percorsi ad anello di varia lunghezza e attrattività.
L'obiettivo è quello di sviluppare le infrastrutture in modo responsabile per valorizzare il nostro territorio e la sua identità.
Venerdì, 02 Aprile 2021 15:38

UN ANNO DI "CUORE VALSASSINESE"

in Cultura
Primo compleanno per uno dei gruppi Facebook più seguiti e frequentati della Valsassina.
Stiamo parlando di Cuore Valsassinese, promosso da Dani Rubini, che oggi conta oltre 2.700 "iscritti" ed è diventato nel giro di dodici mesi un punto di riferimento per la nostra Valle.
"Questo gruppo nasce per far conoscere le nostre realtà e le nostre attività. Per condividere foto, idee, suggerimenti o importanti comunicazioni il TUTTO INERENTE ALLA VALSASSINA" si legge sulle informazioni (lettere maiuscole comrpese) e, dopo un anno, vien da dire che lo spirito con cui è nato è ancora profondamente presente e in espansione.
E' un gruppo che non vuole polemiche e non si occupa di politica, l'unico fine è promuovere le attività del territorio e lanciare iniziative tipo quella "ColoriAMO la ValSASSIna" che tanto seguito ha avuto e sta avendo, vista la quantità di sassi dipinti che ci stanno pacificamente invadendo con il loro messaggio di positività e di pace.
Auguri, quindi, al "Cuore Valsassinese" e a tutti i suoi iscritti e complimenti perchè quando una "piccola" idea riesce a diventare grande significa che ha dei valori che vanno salvaguardati ed ai quali noi continueremo a prestare la dovuta attenzione.

La Valsassina, l'ombelico del Mondo e i profili Amici delle nostre montagne...
Provate almeno un po' a mettervi nei miei panni: Pensione, più Limitazioni da pandemia... Uguale, più "tempo libero".
Al dunque avete capito perché ho ripreso la penna in mano e con più assiduità vi parlo ma pure vi scrivo di Valsassina, di Montagna e di come mi farebbe piacere veder Crescere e prosperare anche Turisticamente questo Territorio, così vicino a Milano e alla fiorente Brianza.

Per i frettolosi e occasionali gitanti del fine settimana Primaluna in Valsassina forse é solo uno dei tanti luoghi ameni della nostra Lombardia, dove passare qualche piacevole ora di relax sul Pioverna in compagnia della famiglia ma per chi vede la Valle con gli occhi delle Origini, è tutta un'altra Storia.
La Valsassina non è l'ombelico del Mondo, che altri ci tengono al primato, ma per chi ci è nato o vi affonda le radici della Famiglia, questo benedetto angolo di verde e di Natura ancora quasi intatta, anche se un po' da lontano resta una parte importante del suo Mondo e della sua piacevole quotidianità.

Norme, leggi, decreti ministeriali, ordinanze regionali, disposizioni più o meno transitorie, circolari prefettizie e chi più ne ha più ne metta. In tempi pandemici anche il cittadino più distratto si è ormai impadronito di un lessico ostico e fino a ieri oscuro, con il quale da più di un anno siamo costretti a convivere non solo in Valsassina ma in tutta la penisola.

Si tratta di atti pubblici necessari al contenimento della più vasta e grave epidemia dopo la “spagnola” del 1918 – 1919. La pletora incessante di provvedimenti giuridici alla quale siamo sottoposti testimonia efficacemente la qualifica dell’Italia come “patria del diritto”. E anche, spesso, del rovescio. Non si parla, qui, di tennis né di cucito. Vero è che senza un apparato legislativo a precisare diritti e doveri, aspettative e comportamenti, nessuna società potrebbe sopravvivere come gruppo sociale e politico omogeneo. In altri termini, la res publica trova i suoi fondamenti istitutivi e vitali nel diritto penale, civile, societario, internazionale, del lavoro e così via.

È comunque forse utile ricordare come la Valsassina si sia data molti secoli fa, un corpus normativo autonomo inteso a regolarne gran parte dell’attività in termini di vita amministrativa, civile e giuridica. Infatti sotto la signoria milanese dei Visconti, sullo scorcio del Trecento, vennero redatti gli “Statuti civili e criminali della Valsasssina” (“Statuta Civilia & Criminalia Communitatis Vallisaxinae”). Si tratta di uno strumento di grande importanza per la storia locale poiché testimonia bene la precocità con la quale le popolazioni valligiane guardavano alla loro autonomia dai Visconti, in questo ben fiancheggiati dai detentori del potere feudale locale, i Della Torre, la cui storia fu strettamente legata per molti secoli a quella della valle.

Ne parliamo di seguito supportati ancora una volta da quella inesauribile miniera di notizie prodotta da Giuseppe Arrigoni (al quale è dedicata la civica biblioteca di Introbio) e composta a metà del XIX secolo, che va sotto il titolo di “Notizie storiche della Valsassina e delle terre limitrofe dalla più remota fino alla presente età”.
Spiega dunque l’Arrigoni che gli Statuti, composti da “…duecento ottantaquattro capitoli, vennero approvati da Gio. Galeazzo Visconti protettore, governatore e conservatore della valle e delle pertinenze il 21 novembre del 1388, letti e pubblicati nel general consiglio della comunità radunato nel palazzo pretorio in Introbbio per ordine del nobile Albertino De Cavalli, vicario della Valsassina e delle pertinenze, il giorno 25 del menzionato mese.”

Rimasti in vigore fino alla fine del XVIII secolo, gli Statuti estendevano la loro giurisdizione su un territorio molto vasto comprendente oltre alla Valsassina orograficamente definita, anche i territori di Dervio, bellano, Varenna, Perledo e Esino ed erano orientati a instaurare vincoli e prescrizioni normative soprattutto in due settori: il civile e il penale, allora definito “criminale”. Ma, come spiega l’Arrigoni, le competenze del corpus statutario valsassinese non si limitavano ai territori sopra citati, visto che anche la Val Taleggio e l’Averara erano “…soggette alla Valsassina…” come risulta evidente “…al cap. V, in cui “…vien data facoltà al vicario di Valsassina di porre in sua vece un vicario o due in Taleggio, in Averara e nei predetti monti…”. Per i più interessati al testo originale citiamo un breve estratto dal primo manoscritto e riportato in nota dall’Arrigoni: “Item statuerunt et ordinaverunt quod Vicarius, seu Rectore dicta Vallis et Montium possit, et teneatur, quando sibi videbitur, ponere unum Vicarium vel duos de hominibus Talegii in Talegium et similitur unum vel duos de hominibus Averariae in Averariam…”. Un latinorum che farebbe inorridire qualunque liceale. Ma, all’epoca degli Statuti, Cicerone era morto da molti secoli e il cosiddetto “volgare” stava ormai scalzando la lingua dei dotti. Prova ne sia che delle due copie esistenti degli Statuti, una è stata tradotta in italiano ad opera del notaio Leone Arrigoni.

Scorrendo il testo della parte “criminale” si scopre che la vita, al tempo degli Statuti, non doveva essere giuridicamente molto tranquilla anche a causa della pesantezza delle sanzioni previste, alcune delle quali prevedevano la mutilazione e, in extremis, la pena di morte. La descrizione di reati e relative pene è molto minuziosa e discriminante. C’erano ammende per chi “bestemmiava Dio e la Madonna”. Costui poteva essere condannato a pagare “cinquanta soldi terzoli, e chi bestemmiava i Santi solamente in soldi quaranta.” Come si vede le gerarchie celesti erano pienamente rispettate anche per quanto riguardava l’ammontare delle pene pecuniarie.

Spiega poi l’Arrigoni, che la scienza giuridica tesa ad equilibrare reato e pena entrava in funzione anche per i ladri “poiché chi rubava dieci soldi era multato in soldi cento” mentre chi si rifiutava di pagare “entro dieci giorni era punito nella persona a giudizio del vicario, dei sindaci e del consiglio generale”. Le norme prevedevano, come abbiamo detto, anche la mutilazione: chi si impadroniva illegalmente “da cento soldi alle dieci lire” se non pagava l’ammenda entro quindici giorni “doveva perdere un occhio”. E se l’ammontare del furto era ancora maggiore il ladro moroso rischiava di “perdere la mano destra” o peggio visto che “chi era recidivo la terza volta veniva appeso alle forche”.

Insomma in materia di reati e punizioni gli Statuti non badavano a spese. Come se non bastasse, quando il reo non pagava, si poteva ricorrere a considerazioni genealogiche poiché, riferisce Giovanni Arrigoni, “I parenti fino al quarto grado eran tenuti a soddisfar l’importo del furto.” Grande attenzione era posta inoltre alle differenze di genere visto che in val Taleggio e Averara, gli Statuti “oltre alla perdita dell’occhio e della mano, prescrivevano anche quella di un piede e per le donne invece delle citate era il taglio del naso”. Niente viene precisato, nel testo di cui disponiamo, a proposito degli “operatori” addetti alla somministrazione delle pene corporali. Numerosi sono pure i riferimenti penali al gioco d’azzardo, allora molto diffuso nelle osterie e taverne. Ma in questi casi le pene erano solo pecuniarie: nei casi più gravi il reo doveva pagare un’ammenda di venti lire. Ma solo se il reato veniva perpetrato “nelle chiese o nei cimiteri”. Tempi duri, quelli, anche per i piromani dato che chi “appiccava il fuoco ad una casa con rumore e moltitudine era punito col taglio della testa”. Il testo dell’Arrigoni nulla dice a proposito delle pene comminate agli incendiari solitari e silenziosi. En passant: anche l’omicidio prevedeva la decapitazione.

Non mancano i riferimenti agli spacciatori di monete taroccate. Infatti, a testimonianza della pericolosa potenza del denaro, “il falsario di monete e chi prestava ajuto veniva abbruciato vivo”. Andava un po’ meglio agli spergiuri e bugiardi i quali, qualora non avessero pagato l’ammenda dovuta, rischiavano di essere marchiati con “un bollo di ferro rovente sul viso” oppure sottoposti al “taglio della lingua”. L’alternativa prevedeva il rogo “a norma dei casi”.

Non mancavano negli Statuti, riferimenti “femministi”. Durissime, infatti, le pene in caso di stupro: “Chi forzava una donna, consumando l’atto, era condannato nel taglio della testa e nella perdita di metà dei suoi beni”. Ma, sottigliezze della legge, se “la donna violentata era disonesta, dovevasi pagare solamente lire dieci”. All’epoca la violenza carnale era ancora un delitto contro la morale, non contro la persona: ope legis, la donna “immorale” valeva molto meno di quella onesta. Gli Statuti normavano con pignolesca meticolosità anche i rapporti famigliari ed extrafamigliari visto che era permesso “al padre il percuotere il figlio, al marito la moglie disonesta, al maestro gli scolari, al fratello maggiore il minore, al padrone il bifolco”. Beninteso, precisa il testo riportato dall’Arrigoni, “sempre senza crudeltà”. Ferma restando la circostanza che chi conduceva un ménage famigliare more uxorio, il concubinario insomma, poteva lecitamente ancorché “aspramente” picchiare la sua convivente “purché non le facesse sangue, né le rompesse le ossa”.

In altri termini la concubina poteva essere sottoposta a corporale, purché incruenta, punizione. Come si vede nel Trecento pochi erano in grado di rilevare la differenza fra peccato e reato. Cesare Beccaria nascerà solo quattro secoli dopo. Ma anche gli uomini di legge erano passibili delle sanzioni previste dagli Statuti. A costoro erano riservati alcuni articoli in base ai quali “Il notajo che avesse fatte scritture false, o chi le produceva, era punito col taglio della mano destra.” Per buona misura il titolare della funzione notarile “che avesse arbitrariamente inscritto nel libro dei bandi o cancellatovi alcuno” doveva essere “marcato di perpetua infamia”. Inoltre, riferisce l’Arrigoni, il vicario era “entro un mese obbligato a far dipingere il ritratto col nome e cognome del notajo” sui muri esterni del municipio di Introbio esponendo in tal modo il reo, tramite i suoi connotati, al ludibrio dei cittadini.

A questo punto seguiamo anche noi i passi dell’Arrigoni il quale spiega che avrebbe voluto dilungarsi “alquanto sul codice delle leggi municipali” ma “per amor di brevità e per non tediare troppo chi non cerca che i fatti, ne lascio la cura alla perspicacia dei lettori”. E noi anche alla loro pazienza.
I due manoscritti degli Statuti” sono attualmente conservati al Centro di documentazione e informazione dell’Ecomuseo delle Grigne, nel Comune di Esino Lario.
Riferimenti:
https://ecomuseodellegrigne.it/
https://it.wikipedia.org/wiki/Statuti%20della%20Valsassina%20del%201393

Veramente lodevole il lavoro di reportage fatto dal giornale lecchese Lecconotizie.com, diretto dal ballabiese Lorenzo Colombo, prima collaboratore del Giornale di Lecco e poi fondatore del quotidiano online ormai quasi una decina di anni fa.

Si tratta di una inchiesta dedicata all`ipotesi di una fusione tra i Comuni della Valsassina, divisi in tre sezioni: Altopiano, Centro Valle e Premanese: i redattori hanno sentito tutti i Sindaci valsassinesi, la maggior parte dei quali si e` espressa a favore di questa ipotesi.

La finalita` sarebbe in una ottica di riorganizzazione dei contributi che arriverebbero ai Comuni (piu` il Comune e` grande maggiori sono i contributi statali) in una logica di "spending review" (come diceva Cottarelli) che permetterebbe una migliore gestione delle sempre piu` scarne finanze comunali.
Naturalmente senza invece duplicarne le spese, come ricorda il Sindaco di Introbio Airoldi, a proposito dell`esperienza a suo parere negativa dell`Unione dei Comuni, che aveva portato a un raddoppio della burocrazia e del lavoro segretariale.

Al contrario, la burocrazia dovrebbe essere velocizzata, il lavoro degli amministratori comunali facilitato, e gli investimenti, avendo anche maggiore disponibilita` di risorse, dovrebbero essere concepiti in una ottica valsassinese piu` ampia e generale, non solo riguardante il singolo abitato.
Temi questi ancora piu` importanti soprattutto da quando, dopo la a dir poco sfortunata Riforma di Graziano Delrio (2015) le Province sono state sostanzialmente scardinate e il loro ruolo ridotto al minimo, proprio in previsione di una crescita dei concentramente comunali e amministrativi, previsione rivelatasi poi errata.

Non sfuggono neanche ai Sindaci i vantaggi che una simile riforma in Valsassina (purtroppo al momento poco probabile) porterebbe, considerato anche il ruolo limitato della Comunita` Montana, anch`essa debilitata dalla Riforma suddetta.

Maggiori risorse e finanziamenti dallo Stato, una migliore gestione delle risorse, ma anche una migliore selezione degli amministratori proponentisi (naturalmente ogni super-Comune dovrebbe garantire una rappresentativita` agli abitati che si siano raccolti) vista anche la fatica che si fa a raccogliere disponibilita` per presentarsi nelle liste elettorali.

Da non sottovalutare poi il maggior ruolo del Sindaco (sopra i 5.000 abitanti compensi e impegno sono diversi) il cui lavoro praticamente gia` adesso dovrebbe essere svolto a tempo pieno: la vicenda della Sindaca di Torino Chiara Appendino , condannata a un anno e mezzo di carcere per i morti di Piazza San Carlo nel 2017, ha dimostrato quali responsabilita` si prenda oggi un Sindaco, che non possono essere sottovalutate, come ha giustamente ricordato anche l`Anci (l`Associazione dei Comuni Italiani).

Oltre, come detto, ad avere una visione piu` generale e complessiva dei problemi e delle soluzioni, a cominciare dalla gestione del Turismo, delle imprese artigiane e del Commercio, della Viabilita`, della Scuola (Elementari e Medie), della Salute e del Welfare.

I vantaggi sarebbero tantissimi, di svantaggi non ne vedo nemmeno uno (se non il ridimensionamento di qualche inutile campanilismo).

Occorrerebbe rifletterci seriamente: per il momento possiamo solo ringraziare il nostro amico Lorenzo, ha fatto veramente un buon lavoro: speriamo che i valsassinesi lo tengano presente !

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