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L`Assemblea provinciale del Partito Democratico lecchese discutera` questa sera di una petizione da inviare alla Segreteria nazionale affinche`, dopo le traumatiche dimissioni da Segretario di Nicola Zingaretti, si apra una "profonda discussione al proprio interno sulle prospettive future del Partito".

L`obiettivo quindi e` quello di non limitare il dibattito interno, in vista del prossimo Congresso, a schermaglie personali o tra correnti diverse, ma " data la natura peculiare della fase sociale, politica ed economica in cui ci troviamo e
i cambiamenti in essa intercorsi negli ultimi tempi" si apra un vero dibattito..Le criticità davanti a noi - emergenza sanitaria e crisi economica – richiedono un Partito Democratico unito e forte per concentrarsi fino in fondo sulla delicata attività di Governo".

Ridefinire l`identita` e ritrovare una unita` d`intenti , coinvolgendo "tutti gli iscritti e tutti i livelli
territoriali del partito in un percorso programmatico di ridefinizione dell’identità, del posizionamento
politico e delle prospettive future del Partito Democratico in relazione al contesto sociale, politico ed
economico attuale, senza che tutto ciò si trasformi nell’ennesima conta utile solo a pesare le aree politiche
interne al partito".

Queste le priorita` individuate dalla Segreteria lecchese composta da Marinella Maldini
Michele Bianco Vittorio Campione Michele Castelnovoe Mauro Colombo

Le dimissioni del Segretario del PD Nicola Zingaretti sono state uno shock improvviso per i cosiddetti "militanti di base", cioe`quelli impegnati a cuocere le salamelle ai Festival dell`Unita`, almeno quei pochi rimasti, e a tenere aperte qualche straccio di sezione, anche quelle sempre piu` rare.

Zingaretti se e e` uscito con frasi forti ("mi vergogno di questo partito") che neanche Bersani, D`Alema e i fuoriusciti di Articolo Uno nel 2017 avevano osato pronunciare.

L`unica cosa che si e` capito e` che il PD e` attraversato per l`ennesima volta da un forte malessere: nell`era della personalizzazione della politica, dei Partiti "ad personam", disegnati su singoli personaggi piuttosto che su eventuali e chiari progetti politici, nessuno ha mai capito (nemmeno chi, come il sottoscritto, ha sempre adorato i Bizantini) quali profonde sottigliezze ideologiche dividano i "Franceschiniani" dagli "Orlandiani", i "veri dem" dai "Renziani", nuova categoria della politica, e ci si domanda perche` questi ultimi non abbiano seguito il loro leader nel suo nuovo partito del 2% .

Una volta le posizioni erano molto piu` chiare: Trotzky voleva la "Rivoluzione Permanente" in tutta Europa, Stalin il "Socialismo in un solo paese", cioe` la Russia. Il Partito Comunista voleva la Rivoluzione modello Sovietico, il Partito Socialista le Riforme nell`ambito del sistema liberale e capitalistico. Chiaro, netto, e basta: anche un operaio con la Quinta elementare, come ce n`erano tanti all`epoca, poteva capire le differenze.

Oggi non se ne capisce piu` niente, se non che il Partito che dovrebbe essere l`erede delle lotte del Movimento Operaio per il miglioramento delle condizioni di lavoro, invece di occuparsi delle condizioni drammatiche dei giovani, della disoccupazione e dello sfruttamento, della emarginazione delle donne dal mondo produttivo (solo nell`ultimo anno 100.000 donne hanno perso il lavoro) e infine del Covid e dei disastri provocati dalla Pandemia, e` squassato da diatribe per i piu` incomprensibili e da lotte intestine che sempre piu` disgustano e allontanano la Politica dalle persone comuni.

E non si dica che a Destra si sta meglio: vent`anni e oltre di appiattimento su un Tycoon che alternava periodi (disastrosi) di Governo ad oscuri affari giudiziari, da cui e` uscito perlopiu` con le prescrizioni, e con una sola condanna, hanno ridotto la Destra a non avere piu` una propria caratteristica politica. "Prima la Lombardia e la "Secessiun" ? No, prima l`Italia, il nazionalismo e il populismo, contrordine amici, c`e` Draghi e siamo diventati europeisti".

Dove sono i Minghetti, i Ricasoli, persino i Giolitti (" Ministro della malavita", lo chiamava un po` troppo ingenerosamente Gaetano Salvemini) ?
Non solo non ci sono piu` le sezioni, da una parte e dall`altra, ma neanche uno straccio di idea , almeno a lungo termine. Si va avanti giorno per giorno, secondo la contingenza, e caricando sempre piu` debiti sulle spalle delle prossime generazioni, le vere vittime di una politica sciagurata, sapendo che nessuno potra` mai pagarli veramente !

"Dio e` morto, Marx e` morto, e neanche io mi sento tanto bene" diceva una trentina di anni fa il geniale Woody Allen.
A non sentirsi bene per niente e` pero`, purtroppo, tutto il "sistema Italia" (come dice la Confindustria).

Addio Zingarettti, non ci ricorderemo di te (ridevi troppo !)

Enrico Baroncelli

Giovedì, 04 Marzo 2021 06:48

IL LINGUAGGIO DI DRAGHI

Non capisco e non giustifico quelle “truppe lombarde” agli ordini del generale Fontana, come le ha chiamate, nell’editoriale del 31 gennaio scorso, Riccardo Benedetti, che si erano cimentate in allegre scorribande domenicali, con 24 ore di anticipo, sulla transizione cromatica disposta da palazzo Chigi e legata al misterioso indice Rt (ma non solo a questo) e collegata al giallo, colore meno vincolante e prescrittivo del rosso e dell’arancione. Era stato sufficiente che il “governatur” spiegasse su Facebook di non capire perché il governo non avesse anticipato a domenica l’avvio della zona gialla.

E si è scatenata una migrazione di massa dalla pianura verso le nevi alpine e prealpine.
Oggi, quando il colore della Lombardia, con prevedibilissimo effetto Doppler, si è spostato verso il rosso, fermandosi fortunatamente all’arancione, ci siamo ritrovati con gli stessi problemi di un mese fa. Nel cui ambito si agitano come sempre, i soliti “conflitti di interessi” (e di poteri) fra Stato ed Enti locali che segnalano in tutta la loro evidenza gli attriti generati dalla governance delle autonomie regionali e dalle rispettive competenze, nei confronti dell’autorità centrale. Insomma, chi tira da una parte, chi tira dall’altra, Ma la trama intessuta con perfida malignità dalla “variante inglese” assomiglia molto, non solo nella definizione della mutazione virale, a una partita a scacchi con troppi partecipanti ciascuno dei quali pretende di applicare al gioco regole personali. Nella migliore delle ipotesi solo in parte condivise.

Ma a ben vedere esiste un elemento più sottile e di non facile individuazione nel rapporto fra Stato (o apparato) e cittadini. Ed è un problema che si riferisce alla lingua, parlata o scritta che sia. Poiché, anche in tempi pandemici, la lingua, ogni lingua, è un’opinione. Proprio come la matematica. Persino la scienza dei numeri, come sostengono alcuni, può essere soggetta ad incertezze interpretative e, in alcuni casi, condurre a conclusioni indecidibili. L’italiano non sfugge a questa regola. Un esempio significativo si nasconde nel testo, pandemicamente fondamentale, emanato sotto forma di Decreto dal presidente del Consiglio dei ministri il 14 gennaio scorso, al quale tutti i successivi decreti, interventi, precisazioni, mutatis mutandis, fanno riferimento. Il neonato DPCM eruttato in tutta fretta da Supermario Draghi non costituisce un’eccezione e riprende alla lettera il testo di Giuseppe Conte in riferimento agli spostamenti fuori dal Comune di residenza o abitazione. Insomma: la regola dei 30 chilometri.

Nonostante il lodevole ed evidente intento del legislatore di realizzare un testo “leggibile” anche da parte di chi non frequenta assiduamente i documenti redatti in burocratese stretto, qualche passaggio oscuro è certamente presente nel precedente e nel presente Decreto. Produco di seguito un solo ma illuminante esempio.
Nell’articolo 35 (paragrafo 5) si trova scritto che “Sono comunque consentiti gli spostamenti dai comuni con popolazione non superiore a 5.000 abitanti e per una distanza non superiore a 30 chilometri dai relativi confini, con esclusione in ogni caso degli spostamenti verso i capoluoghi di provincia”. Come si dice, nero su bianco. Ma si tratta di colori non previsti dalla policromia pandemica giallo - arancio - rossa.

Chiaro no? Ci si può allontanare per non più di 30 km dal comune di residenza ma “non verso i capoluoghi di provincia”. Dunque chi, in vigenza di zona arancione, ipoteticamente avesse deciso di recarsi da Introbio a Pasturo, secondo il dettato di cui stiamo parlando sarebbe fuorilegge non appena superati i confini del territorio comunale di partenza poiché il movimento sarebbe diretto indubbiamente verso Lecco che, lo scrivo per i più distratti, è senza tema di smentite, comune capoluogo di provincia. Dunque? A rigor di termini gli introbiesi avrebbero potuto dirigersi verso Primaluna o Cortenova, ma non verso Barzio o Ballabio. Ma forse nemmeno queste considerazioni risultano adeguate e prive di zone grigie o comunque cromaticamente indefinibili visto che, comunque sia orientato, nel nostro movimento è pur sempre individuabile una direzione che in qualche modo punta a un capoluogo di provincia. Infatti chi malauguratamente intendesse raggiungere la Culmine San Pietro, potrebbe essere sanzionato perché si sta certamente dirigendo verso Bergamo.

Insomma, riduttiva o estensiva, ogni valutazione del testo appare problematica. Così, appena ti muovi, sei in ogni modo fuori legge a causa della direzione di marcia la quale, a 360 gradi punta sempre e inevitabilmente verso qualche capoluogo di Provincia.
La verità è che nessun testo e nessuna lingua possono essere privi di ambiguità e incertezze. Tutto, ma proprio tutto, è soggetto a interpretazione. Certo, in molti casi basterebbe un po’ di buon senso. Ma si tratta di merce rarissima e comunque soggetta ad interpretazioni diverse. Ci risiamo. Ma sospetto, contraddicendomi con palese evidenza, che nel nostro caso sarebbe stato sufficiente, agli amanuensi presidenziali, sostituire a “degli spostamenti verso” la frase “degli ingressi nel territorio comunale di un capoluogo di provincia”. Magli oneri interpretativi, come gli esami di eduardiana memoria, non finiscono mai. Sarei davvero felice se qualcuno, ai piani alti, anche con decreto, mi spiegasse con precisione in quale direzione posso muovermi. Chiedo troppo?

Sabato, 13 Febbraio 2021 08:19

WHERE IS MARIO ?

Eccolo qua, ad appena una settimana dall`incarico ricevuto dal Presidente Mattarella, il "Governo dei Migliori": questa si che e` efficienza, mica vorrete paragonare Super Mario a quella tartaruga di Conte, che ci ha messo piu` di tre settimane per capire che doveva andarsene "foeura di ball", come diceva Bossi ?

Che fossero "I Migliori" in realta` molti di loro non lo sapevano nemmeno, visto che numerosi sono i riconfermati del Governo precedente, dall`onnipresente Franceschini, che e` Ministro della Cultura dai tempi di Enrico Letta : tra un po` saranno dieci anni, un record, cosa aspettano a immortalarlo in qualche quadro da attaccare agli Uffizi ? Lui e la Cultura ormai sono una cosa sola !

A Speranza e Lamorgese, Ministri della Salute e dell`Interno (il neo-europeista Salvini pero` ha gia` cominciato a mugugnare) alla Renziana Bonetti alla Famiglia (la troppo invadente Bellanova, con Scalfarotto, sono stati sacrificati dal nuovo Machiavelli di Firenze sull`altare di Draghi) a Luigi di Maio agli Esteri (e con questo fa il tris di Governo, i 5 Stelle si spaccheranno ma lui non lo batte nessuno !) a Patuanelli e Dadone.

L`ineffabile e introvabile Mario ("Where is Mario ?", cosi` era soprannominato a Bruxelles) ha deviato tutti sulle sue intenzioni - - non ha nemmeno un account su Twitter, ne` un portavoce come Casalino, per sapere il suo pensiero dovremo imparare a leggergli la mente - e tirato fuori il suo poker d`assi.

Per la Lega c`e` almeno una persona seria , Giorgetti , ma per Forza Italia tornano due incubi di noi dipendenti statali: Renato Brunetta (noto soprattutto per le sue terribili fiammate polemiche) che, in nome della lotta all`assentesimo degli Statali, che come e` noto sono tutti lazzaroni, solo dieci anni fa ci ha piu` che raddoppiato le ore a disposizione della visita fiscale, inventandosi una decurtazione dallo stipendio fino a dieci giorni !

L`altra e` Maria Stella Gelmini, che con la finalmente fuoriuscita Azzolina si contende il primato per la peggior Ministra all`Istruzione di tutti i tempi: dura battaglia, ma per fortuna l`hanno messa alle Autonomie, mentre Azzolina andra` a fare la Preside in qualche scuola sfortunata.

Mentre Brunetta se la prendeva con le nostre malattie e i nostri gia` scarsi stipendi, lei tagliava come con un machete centinaia di cattedre soprattutto alle Superiori, diminuendo le ore disciplinari e falciando gli insegnanti come grano maturo ! Inoltre ha stabilito, sempre nell`ultimo Governo Berlusconi del 2009-11, che gli alunni assenti piu` del 25% delle ore e giorni scolastici non potessero essere ammessi alla classe successiva (gli studenti, soprattutto quelli malati e con problemi, ringraziano !).

Il resto, soprattutto nei Ministeri-chiave, quelli economici, inviati tutti super tecnici bancari (come era stato previsto, si spera non con capitali propri alle isole Cayman !) che decideranno come dovranno indebitarsi ancora di piu` per i prossimi 25 anni i poveri italiani che guardano il tutto perfettamente ignari del proprio destino, visto che "where is Mario" sul tema non si e` sbilanciato minimamente, salvo qualche frase generica e salvo dare a parole ragione a tutti, da Grillo a Salvini !

E per concludere veniamo al gia` citato "Machiavelli de noantri", che cosi` si presenta furoreggiando sui giornali esteri che lo conoscono di meno.
Ora per chi come me da sempre ha un culto mistico di Machiavelli un paragone del genere appare come minimo sacrilego ( e` come se il sottoscritto si paragonasse a Socrate !) e insopportabile.

Per me l`unica cosa che hanno in comune e` che neanche Machiavelli sapeva l`Inglese, per il resto sono come il giorno e la notte.

Detto cio`, si poteva fare di meglio ? Io continuo a pensare, ma sia chiaro, lo dico a titolo personale e come giornalista, che sarebbe stato molto meglio o tentare un Conte Ter o andare alle elezioni, piuttosto che dare questo triste spettacolo.

A proposito: alle prossime elezioni, quando prima o poi si terranno (e secondo me anche molto prima del previsto, difficile tenere insieme forze opposte e centrifughe) la Meloni andra` sicuramente al 20% e forse anche oltre (soprattutto se il suo Partito si dotasse di personaggi meno caricaturali della Santanche`, penso a gente come Crosetto) seppellendo il PD e tutti quelli che si sono approntati a questa strana "ammucchiata"

 

 

Sabato, 06 Febbraio 2021 06:24

Nasce un nuovo movimento civico, xAgire

NASCE “xAGIRE” SODALIZIO DEL TERRITORIO LECCHESE.

Alleanza Civica, Appello per Lecco, Azione (Calenda) e +Europa (Bonino) dopo aver avviato un confronto partito dalle esigenze, dai bisogni e dalle aspettative delle comunità lecchesi, hanno deciso di proporre un approccio diverso al modo di fare politica dando vita a xAGIRE sodalizio che riunisce in sé le diverse anime delle forze civiche e politiche che lo hanno voluto.

xAGIRE nasce partendo dall’impegno civico e politico che contraddistingue tali forze e sui valori che le accomunano, quali l’inclusività e la cittadinanza attiva e con la consapevolezza che ogni azione posta in essere debba avere come unico filo conduttore il bene comune e la costruzione di una comunità lecchese sempre più coesa, forte, competitiva e solidale.
Lo scenario sociale ed economico attuale, frutto dalla grave emergenza sanitaria provocata dalla pandemia Covid-19, ha stravolto le vite di tutti. Questa crisi, però, rappresenta un'opportunità irripetibile di cambiamento e di innovazione sia sul piano sociale sia su quello politico.

L’obiettivo che xAGIRE si è posto è quello di modernizzare il sistema Paese, partendo dalle comunità della nostra Provincia, ad iniziare da quelle che nei prossimi mesi saranno impegnate nel rinnovo dei rispettivi consigli comunali.
In occasione delle prossime elezioni amministrative xAGIRE ha avviato un percorso di esplorazione con le realtà locali e con le forze civiche e politiche che vi operano, il cui fine è unicamente quello di contribuire in maniera responsabile allo sviluppo sociale ed economico e alla sicurezza dei nostri territori.

xAGIRE è un sodalizio il cui fine è il rafforzamento della presenza delle componenti civiche operanti nel panorama politico ed istituzionale lecchese. Si tratta di una modalità di collaborazione già sperimentata, che ha fatto il proprio esordio alle recenti elezioni amministrative nella città capoluogo, dove le varie forze che hanno aderito al programma hanno elaborato e condiviso una progetto civico che ha portato alla presentazione di un proposta elettorale coraggiosa, alternativa e rispettosa delle autonomie e delle peculiarità di ognuna delle proprie componenti, dando un segnale di unità, di partecipazione democratica e di impegno civico non riscontrato precedentemente sul nostro territorio.

Il sodalizio xAGIRE vuole stare al fianco dei cittadini, delle aziende e dei lavoratori e di tutti coloro che sentono la necessità di trovare un nuovo punto di riferimento politico e sociale.
Da oggi le realtà locali potranno contare sul senso di responsabilità civica di xAGIRE per dare vita ad un disegno politico ed amministrativo che possa coinvolgere una parte considerevole dei cittadini della nostra provincia, interessati a riscoprire l’importanza della buona amministrazione della “Res Publica”.
Partendo dalle esigenze locali e dalle necessità quotidiane, xAGIRE intende sviluppare una rete territoriale di collegamento con obiettivi condivisi, con il chiaro intento di promuovere la crescita delle comunità locali.

Gaia Bolognini: “Partiamo dal logo: xAGIRE vuol dire non rimanere immobili, darsi obiettivi e accettare le sfide, anche quelle più difficili, agire insieme fuori dagli schemi, dalle ideologie, per innovare fortemente. I colori diversi blu, giallo, viola, simboleggiano le nostre differenze: ognuno forte del proprio percorso e del proprio vissuto decide di unirsi ad altre realtà per fare massa critica.
Abbiamo deciso di unire le competenze acquisite in questi anni perché siamo consapevoli del fatto che a causa della pandemia da Covid19 bisogna navigare in mare aperto e con meno protezioni. Lavorare in modo unitario per condividere i temi territoriali tra Comuni limitrofi e fare in modo di avere aggregazioni di maggiori dimensioni, consentirà di remare tutti nella stessa direzione, condividendo servizi e migliorando le opportunità per i Cittadini”

Giovanni Sabadini :“I temi forti che ci accomunano e ci permettono di avere obiettivi condivisi sono quelli di bene comune, inclusione, visione europea, volontà di pensare e costruire il futuro, sono quelli che valutiamo come imprescindibili per favorire la crescita dei territori e che ci permetteranno di ampliare la base elettorale.
Civismo e politica sono le due facce di una stessa medaglia: quella della buona gestione del territorio. Il dialogo tra il mondo del civismo e della politica è alla base di un’azione amministrativa che sappia coinvolgere tutti i livelli del nostro sistema istituzionale. La netta cesura tra civismo e politica rischia spesso di portare ad un civismo orfano, privo di riferimenti oltre i propri confini, oppure ad un civismo sottomesso, usato dai partiti come maschera, spesso neanche troppo velata. Azione crede in un dialogo responsabile e leale tra civismo e politica, nella cultura della gestione e della responsabilità, contro la politica degli slogan: xAGIRE nasce proprio per concretizzare questo nostro modo di relazionarci col nostro territorio, per avere un approccio concreto nella sua gestione.”

 

Nicola Pontiggia: “I processi che segnano la città contemporanea non sono più catturabili con le categorie culturali della modernità. L’approccio glocale risponde alla necessità operativa di misurarsi con una realtà dei fenomeni che appare “ontologicamente nuova” e che combina le dimensioni dei luoghi e quella dei flussi in forme spesso inedite. Proponiamo quindi una chiave nuova nel governo delle relazioni tra territorio e funzioni e il superamento di una concezione classica della democrazia, dalle forme di rappresentanza territoriale e funzionale all’importanza di una pianificazione in grado di coinvolgere gli attori nella fase implementativa, fino alle nuove frontiere di un europeismo centrato sulla dimensione regionale e funzionale.

Con l’esperienza territoriale è andata crescendo la consapevolezza che solo attraverso un processo differenziato di Autonomia, in primo luogo decisionale, prima ancora che economico-finanziaria, sia possibile dare soluzioni a vecchi problemi e nuove sfide. Siamo consapevoli dei mutuati rapporti tra globalismo e localismo che rendono sempre più inefficace e spesso superflua la mediazione dello stato centrale, quindi nel breve periodo, vorremmo rivendicare maggiore autonomia decisionale e di risorse per i Comuni per garantire non solo l’erogazione dei servizi richiesti dai Cittadini, ma anche per affrontare a livello locale le sfide derivanti dai cambiamenti economici e climatici. Riteniamo questo percorso l’unico possibile per governare più prontamente ed efficacemente le tante diversità economiche e produttive, sociali e culturali del Paese.”

Luca Perego: “Occorre costruire un nuovo modo di occuparsi della cosa pubblica, che per essere tale, non può più identificarsi solo nello stare assieme, ma deve imparare a governare i processi tra territorio e funzioni. Il rischio infatti è quello di rimanere schiacciati sui confini comunali, mentre i territori si caratterizzano sempre di più per le reti in cui sono inseriti piuttosto che dai confini geografici.
Vogliamo contribuire a governare i processi di autonomia per rispondere alle esigenze di sviluppo dei territori senza improbabili ricette per renderli omogenei, ma valorizzandone le differenze. Il tutto nel quadro di un solido e imprescindibile ancoraggio all’Unione Europea.”

 

Giovedì, 04 Febbraio 2021 09:07

LA FINE DEI PARTITI

Diceva il grande Luigi Pirandello che l`unico Partito che era permesso ai suoi tempi, e a cui per qualche anno aveva pure aderito, il Partito Nazionale Fascista, era come "un grande tubo vuoto", dove ognuno poteva mettere tutto e il contrario di tutto.

Perfetta definizione, che gli costo` parecchio malumore dalle alte gerarchie littorie.
In effetti Mussolini nel 1919 (prima Adunata di Piazza San Sepolcro a Milano) voleva nazionalizzare le Banche e privatizzare tutti i beni della Chiesa Cattolica. Il Fascismo, al contrario di quello che credono gli epigoni odierni, spesso male informati, non aveva una ideologia precisa, ma si basava su un continuo "trasformismo" (e Mussolini se ne vantava pure !).

Stessa cosa si potrebbe dire oggi: la "grande ammucchiata" che si prepara a costruire Mario Draghi certifichera` la fine di ogni "revanscismo" ideologico: non a caso il Partito che piu` e` in crisi e` il Movimento 5 Stelle, l`ultimo Partito che ha tentato di darsi una base ideologica.

I 5 Stelle sono stretti nella tenaglia tra rimanere fedeli ai propri principi o adeguarsi, per salvaguardare una sproporzionata consistenza nemerica in Parlamento, alla nuova situazione.
Quelli che volevano aprire il Parlamento come una "scatoletta di tonno" stanno per diventare, come del resto gli altri gia` da tempo, il tonno nella scatoletta.

Ma allora il grande liquidatore delle Banche fallite sara` anche il liquidatore dei Partiti falliti ?

Vedremo il PD (che invero gia` dal 2007 e` un contenitore di tutto e di piu`) votare Quota 100 e la Flat Tax ? I 5 Stelle votare per il Ponte di Messina, che attirera` tangenti e infiltrazioni mafiose come le api al miele ?
Vedremo la Lega che votera` il Reddito di Cittadinanza (ops, pardon, l`aveva gia` votato nel 2018) ?

I Partiti, che non saranno piu` i rappresentanti di diverse istanze e classi sociali, con le loro bandiere e i loro colori saranno come gli stendardi che ipotizzava Dante nell`Antiferno, simboli inutili dietro cui correvano vanamente gli Ignavi ? Rosso, Giallo , Verde, tutto uguale ? Oppure correranno dietro quelle bandiere solo quelli che ne aspettano qualche beneficio (piu` probabile) ?

Qui siamo oltre il Trasformismo: siamo allo smarmellamento piu` totale di ogni partito, delle motivazioni ideali ( che parolona !) per cui delle persone dovrebbero unirsi sotto una bandiera comune.

Archiviamo definitivamente nei libri di Storia non solo Marx e Montesquieu, ma tutti i concetti derivanti dal Socialismo, Comunismo, Liberalismo ?
Bene, facciamolo: alle prossime elezioni i candidati si vanteranno di essere piu` belli e piu` bravi degli altri, ma tutti non avranno uno straccio di idea, se non qualche specchietto per le allodole.

Avanti popolo alla riscossa ? Ehia Ehia Alala` !

Viva Draghi e il nuovo Governo Ursula ! De Profundis per Salvini, Di Maio e Zingaretti !

Il Fascismo, nel senso del pirandelliano Tubo Vuoto, finalmente ha vinto per davvero (archiviamo anche il 25 Aprile) !

Un Partito unico, quello delle Banche e dei Lavoratori, a questo punto basta e avanza ( e sai che risparmio per le casse statali !)

 

Mercoledì, 03 Febbraio 2021 14:02

DRAGHI FOR PRESIDENT ?

L’intervento di Enrico Baroncelli a proposito dell’eventuale incarico a Mario Draghi per la formazione di un governo tecnico, contiene numerosi punti interessanti sui quali vale la pena soffermarsi anche, perché no, criticamente. Sulla evidente inadeguatezza dell’attuale classe politica a definire una rotta che porti il Paese fuori dalle secche di una gestione paralizzante della cosa pubblica, siamo d’accordo: così è impossibile continuare. Esiste il rischio, gravissimo, che la bagnarola parlamentare - partitico - governativa finisca per schiantarsi sugli scogli sommersi degli interessi di parte, anch’essi affioranti a pelo d’acqua.

Certo, affidare all’ex presidente della Commissione europea il compito di costruire un governo di “salute pubblica” è rischioso. Soprattutto, come spiega bene Baroncelli, per Draghi e per le prospettive future di un suo, possibile se non probabile, insediamento al Colle. Ma il ricorso anticipato alle urne potrebbe essere forse ancora più rischioso proprio per i motivi ben addotti nel commento. Dobbiamo necessariamente fare i conti con una classe politica in gran parte ideologicamente spappolata, agitata permanentemente da moti browniani legati ai meschini borderò di una azione politica di piccolissimo cabotaggio, priva di lungimiranza e di credibilità. Eventuali elezioni non avrebbero certo il potere di produrre una palingenesi epocale su elettori (ed eletti), soprattutto con un sistema a liste bloccate come il nostro. Liste che verrebbero comunque stilate dai soliti noti in camicia verde, gialla, rossa, grigia o nera. L’Italia, lo si voglia o no, è una Repubblica politicamente ed elettoralmente fondata su un tessuto sociale dotato di estrema policromia. Per questo è difficile (lo sarà sempre) produrre una riforma elettorale equilibrata, Rosatellum compreso.

Inoltre non è certo necessario ricorrere a tecniche necromantiche per intravedere gli effetti immediati della composizione numerica del prossimo Parlamento, ridotto di oltre un terzo dal referendum del 20 e 21 settembre 2020. Le pressioni e i condizionamenti degli apparati di partito sui singoli candidabili aumenteranno in proporzione diretta alla riduzione dei posti in aula in omaggio all’onnipresente legge di mercato: a una riduzione dell’offerta corrisponderà un deciso aumento del “prezzo” (in termini di ossequio alla disciplina di partito) che ciascun candidato dovrà pagare per accedere all’Assemblea. E gli apparati saranno così in grado di condizionare con maggior efficacia l’operato degli eletti nelle proprie file.

Meglio comunque votare subito? Lo chiedono a gran voce da mesi anche Meloni e Salvini. Vogliamo marciare, sia pur turandoci montanellianamente il naso, affiancati a quei due e sospinti da una indigesta e paradossale eterogenesi dei fini? E quali effetti, certamente non trascurabili, produrrà sulle geometrie politiche delle forze in campo, quindi sul responso delle urne, una campagna elettorale già ormai iniziata e prevedibilmente condotta all’arma bianca? La spaccatura interna ai 5 stelle è molto più profonda di quello che si può intuire osservando la superficie appena increspata dal dibattito politico e mediatico.

Certo, come ci si augura, sarebbe necessario dar vita ad “una competizione leale e due progetti contrapposti e onesti…”. Ben detto. Anche noi aspiriamo ad un’Italia politicamente e onestamente bipolare. Lo afferma su Facebook, con inarrivabile faccia tosta, persino Matteo (quello del cerchio magico, non di Pontida) rivolgendo un evangelico appello alle “persone di buona volontà”. Ma stiamo davvero parlando della stessa classe politica sul cui “fallimento definitivo” sembra non ci siano dubbi? La stessa classe che dovrebbe improvvisamente e inopinatamente provare amor patrio, passione, onestà e competenza per condurre l’italica res publica fuori da una crisi non solo pandemica ma soprattutto “morale”? Sì, proprio così.

Mi permetto di tirar fuori dalla naftalina, un’ormai dimenticata “questione morale” che l’onda anomala di Mani pulite sembrava avesse riportato definitivamente all’attenzione del mondo. E della politica, per la cui corretta e onesta gestione sarebbe certo opportuno seguire le indicazioni fornite, due secoli or sono, da un acuto osservatore della società, calandoci “nei panni degli altri più con l’animo del poeta che da ragionatore.” Firmato: Giacomo Leopardi. Però lui si occupava di poesia, non di politica.

Dopo la condanna della Sindaca di Torino, il Presidente della Provincia di Lecco Claudio Usuelli, il Sindaco di Lecco Mauro Gattinoni e i Sindaci della provincia di Lecco sottoscrivono l’appello di ANCI per sollecitare la revisione del Testo Unico degli Enti Locali.

La condanna di Chiara Appendino pone ancora una volta il Paese di fronte a un problema enorme: in questo contesto di norme e regolamenti diventerà sempre più difficile fare il mestiere di sindaco.
Un problema che Anci ormai da anni ha posto all’attenzione del governo e del parlamento.
Possono i sindaci rispondere personalmente, e penalmente, per valutazioni non ascrivibili alle loro competenze? Possono i sindaci continuare a essere i capri espiatori, le uniche istituzioni sulle quali si scarica il peso di scelte dalle enormi responsabilità? Possono essere condannati perché fanno il loro lavoro?

Qualche anno fa, in un’assemblea congressuale dell’ANCI, un gruppo di piccoli Comuni scelse una frase di Ibsen per compendiare i contenuti di un documento /denuncia.
“Una comunità è come una nave; chiunque dovrebbe essere preparato a prendere il timone”.
Questa condizione che rappresenta l’essenza stessa della nostra democrazia, in quanto diritto di tutti a guidare la propria comunità rischia di trasformarsi in un grande paradosso perché soprattutto nelle piccole comunità è diventato persino difficile trovare persone disposte a svolgere il ruolo di Sindaco, perché prevale sempre più spesso il timore di rimanere travolti da norme di difficile applicazione, a volte incomprensibili perché magari pensate o scritte da chi non si è mai confrontato con il duro lavoro di sindaco.

Noi dobbiamo vivere quotidianamente, soprattutto in questo particolare momento, nella trincea delle azioni orientate alla crescita sociale ed economica delle comunità e non possiamo rimanere immobilizzati dalla paura di apporre una firma o autorizzare una procedura. Non ci spaventa lavorare né rispettare le regole, purché queste siano eque e rispettose delle differenze tra il livello gestionale e quello dell’indirizzo politico anche sul piano delle responsabilità penali.
Chiara Appendino, alla quale va tutta la vicinanza e la solidarietà nostra, è stata condannata per una vicenda che chiama in causa tutti noi nell’esercizio quotidiano del nostro lavoro.

Oltre al dolore che un sindaco prova per queste tragedie che segnano non solo le famiglie delle vittime ma l’intera comunità cittadina deve anche rispondere penalmente per valutazioni che certamente non possono essere ascritte alla sua responsabilità.
Non dubitiamo del lavoro della magistratura, sia inquirente che giudicante, non lo abbiamo mai fatto e non lo faremo neanche in questa circostanza, così come rispettiamo profondamente il dolore e la voglia di giustizia dei parenti delle vittime ma sentiamo la necessità di richiamare con forza l’attenzione del legislatore sulla necessità di un intervento normativo decisivo e risoluto di modifica del Testo Unico degli Enti Locali altrimenti in questo contesto, come abbiamo più volte denunciato, perché già accade per i piccoli Comuni, non avremo più cittadini disposti ad assumere la carica di sindaco.

Non lo stiamo chiedendo per noi. Lo chiediamo per l’Italia, perché se liberiamo i sindaci dal peso di responsabilità non proprie, si liberano le energie delle loro comunità.

Claudio Usuelli
Presidente della Provincia di Lecco
Sindaco di Nibionno
Mauro Gattinoni
Sindaco di Lecco
Roberto Sergio Azzoni
Sindaco di Abbadia Lariana
Alessandro Paolo Milani
Sindaco di Airuno
Patrizio Sidoti
Sindaco di Annone di Brianza
Giovanni Bruno Bussola
Sindaco di Ballabio
Mirko Ceroli
Sindaco di Barzago
Giancarlo Aldeghi
Sindaco di Barzanò
Giovanni Arrigoni Battaia
Sindaco di Barzio
Antonio Rusconi
Sindaco di Bellano
Andrea Colombo
Sindaco di Bosisio Parini
Federico Airoldi
Sindaco di Brivio
Luca Cattaneo
Sindaco di Bulciago
Stefano Motta
Sindaco di Calco
Marco Ghezzi
Sindaco di Calolziocorte
Luca Pigazzini
Sindaco di Carenno
Antonio Leonardo Pasquini
Sindaco di Casargo
Filippo Galbiati
Sindaco di Casatenovo
Roberta Marabese
Sindaco di Cassago Brianza
Roberto Combi
Sindaco di Cassina Valsassina
Aldo Riva
Sindaco di Castello di Brianza
Giovanna De Capitani
Sindaco di Cernusco Lombardone
Eugenio Alfonso Galli
Sindaco di Cesana Brianza
Angelo Isella
Sindaco di Civate
Monica Gilardi
Sindaco di Colico
Tiziana Galbusera
Sindaco di Colle Brianza
Sergio Galperti
Sindaco di Cortenova
Sabina Panzeri
Sindaco di Costa Masnaga
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Sindaco di Crandola Valsassina
Ave Pirovano
Sindaco di Cremella
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Mercoledì, 03 Febbraio 2021 08:43

DRAGHI, L`ASSO DI PICCHE DI MATTARELLA

Dopo lo stallo delle consultazioni del Presidente della Camera Roberto Fico, che hanno dimostrato come le diverse forze politiche , soprattutto i Renziani e i 5 Stelle, si siano incartate sulle differenti posizioni, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha lanciato la sua prevedibile "arma nucleare" chiamando a rapporto, per un prevedibile incarico, l`ex Presidente della Banca Europea Mario Draghi.

"E` la fine della politica,la fine della seconda Repubblica" hanno commentato ieri sera diversi opinionisti politici, nei programmi televisivi di Giovanni Floris e di Bianca Berlinguer.
Il fallimento definitivo di una classe politica poco adeguata alla grave situazione che da un anno stiamo vivendo a causa della pandemia.

Sono d`accordo solo in parte: sul fallimento di un ceto politico, e sul cinismo evidente di chi si mette a fare giochetti politici per avere una maggiore visibilita`, sulla pelle del popolo italiano, naturalmente pero` sempre in nome " dell`interesse e del bene comune dell`Italia", direi che c'e' poco da discutere.

La soluzione pero`, prevista da molti e temuta da altri, della "chiamata alle armi" di Draghi, "l`italiano piu` influente del mondo", devo dire che non mi convince per niente.

Fossi Draghi, che sicuramente e` un uomo intelligente e che ha ambizioni politiche nel suo futuro (si parla di lui come Presidente della Repubblica dopo Mattarella) rifiuterei addirittura l`incarico, con il quale rischia di bruciarsi non solo le dita ma la mano e il braccio intero. Entrare in questo pantano ? "Meglio di no, grazie !" direi se fossi in lui.

Siamo poi sicuri che l`ennesimo Governo tecnico verrebbe votato ? Non ne sarei tanto sicuro.
Il Governo tecnico di Draghi dovrebbe impostare i progetti per il "Recovery Plan", cioe` proprio il motivo per cui, agli inizi di Dicembre, Renzi si e` scollato dal Governo Conte, quando si parlava della famosa "piramide" di 300 tecnici al cui vertice dovevano esserci Conte e il Ministro dell`Economia Gualtieri.
Ora quello che a Conte non e` stato permesso, cioe` agire sostanzialmente da solo, al di fuori del Parlamento e all`insaputa dei Partiti, dovrebbe essere permesso a Draghi ? Poco realistico.

La soluzione a mio modesto parere invece e` un`altra: si vada alle elezioni, al piu` presto, chiedendo una proroga all`Europa per la formalizzazione del Recovery Plan.

Si dia la voce agli Italiani, che sono poi quelli che pagheranno l`ulteriore debito nei prossimi 25 anni (il Recovery va restituito entro il 2056) sulla base di una competizione leale e due progetti contrapposti e onesti, senza ipotesi fantasiose o irrealistiche.

Stabiliamo delle elezioni che siano in realta` un Referendum: il Centrodestra, Salvini, Meloni, Berlusconi, proporra` allora di utilizzare il Recovery Fund per abbassare le tasse, soprattutto ai redditi piu` alti, con la Flat Tax al 16%, la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina, incentivi alle imprese e alle grande industrie.

Il Centrosinistra, PD LEU e i 5 Stelle , con candidato ancora Conte, proporra` invece di utilizzare i fondi per dare piu` sostegno alle famiglie, alle Scuole e al Lavoro, ampliare il reddito di cittadinanza e sussistenza, insomma quel Welfare che da un po` di anni latita e che diventera` sempre piu` importante anche a causa della crisi del Terzo Settore, cioe` del Volontariato.

Una contrapposizione onesta, chiara e semplice, senza falsita` o salti nel buio: siano gli Italiani a scegliere con chiarezza, perche' tutta questa paura di dare il voto al popolo ?

Ne hanno tutto il diritto, visto che saranno proprio loro a pagare il conto ! E` soprattutto una questione di Democrazia, basta con giochi e giochetti fatti sulle nostre teste !

Enrico Baroncelli

 

 

 

 

 

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